Un’App per lo shopping utile al targeting

Il nome è onomatopeico: Papèm è quell’espressione esclamativa di sorpresa e stupore che si compie quando s’incontra qualcosa di entusiasmante. E fin qui entusiasmante lo è davvero, la storia di quest’app che abbatte le tradizionali barriere tra shopping fisico e acquisti online. Nata dall’idea di tre giovani italiani, l’app Papèm è stata accolta con interesse presso la Silicon Valley, in occasione della Mind The Bridge School. Come ogni startup italiana, Papèm è sbarcata in California scontando l’assenza cronica di capitali (soprattutto rispetto alle capitalizzazioni da capogiro delle app statunitensi) ma con tutta la creatività, l’ingegno e il fascino che il made in Italy porta con sè.

In effetti questa sorta di social network dello shopping è stato pensato per una delle ‘quattro A’ in cui il made in Italy va forte: l’abbigliamento (le altre sono l’arredamento, l’alimentare e l’automazione). Facendo parte della community di questo social network, è possibile trovare e prenotare offerte nei negozi fisici di alcune importanti città come Milano (ma la rete è in costante implementazione). Gli utenti seguono tutti gli aggiornamenti dei negozi più amati, possono prenotare e andare a vedere un determinato articolo in negozio e naturalmente, in caso d’acquisto, hanno diritto a un forte sconto. Lacoste, Max Mara, Timberland e Vans sono solo alcuni dei grandi brand che hanno già aderito, ma ci si aspetta molto dal mondo per certi versi underground dei piccoli artisti, designer e artigiani locali.

Per l’utente, Papèm è una risorsa che consente di coniugare i vantaggi tipici della shopping expedition tradizionale (dialogo diretto con il titolare del punto vendita e prova concreta del prodotto ‘toccato con mano’) e dell’e-commerce (prezzi convenienti e acquisizione di alcune informazioni da remoto). Dal canto loro, i punti vendita tradizionali hanno l’occasione di entrare in relazione con un pubblico ben targhettizzato, quindi agevole da fidelizzare. Inoltre, con quest’app l’eventuale visita in negozio ha alte possibilità di essere convertita in acquisto.

Per l’Italia, invece, Papèm rappresenta un segnale positivo sulla vitalità e creatività delle sue startup: l’app ha trionfato al contest Welcome Startup Europe, che annualmente contribuisce allo sviluppo degli ecosistemi di startup intorno a città come Milano, Dublino, Berlino, Madrid e Salamanca. Papèm è disponibile nelle versioni per iOS e Android, ha contenuti geolocalizzati rilevanti e sfrutta la tecnologia iBeacon per il posizionamento indoor, consentendo sempre un facile accesso al social network e notifiche tempestive, in prossimità dei negozi fisici, con l’opportunità di risparmiare fino al 60% sul singolo acquisto. Ecco perché la communnity di questo social network dello shopping cresce ogni settimana del 30%.

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La cosmetica italiana va forte e sperimenta nuove strade

Uno dei settori del made in Italy in maggior fermento negli ultimi anni è quello della cosmetica. Siamo il paese del bello, e sembra quasi naturale che nella cura della persona l’Italia dica la sua. Il ‘Bel Paese’ ospita oltre 2.500 aziende attive nel ramo della cosmetica, per un giro d’affari che nel 2015 ha superato i 10 miliardi di euro. Da Pupa a Limoni, da Collistar a Bottega Verde, le aziende della cosmetica italiana sono protagoniste nelle esportazioni che, sempre nel 2015, sono cresciute di oltre il 15%.

Molti settori del made in Italy si fanno valere, per definizione, nell’export, ma la cosmetica italiana vanta numeri positivi anche per il consumo interno. Il settore è assai vivace, dentro troviamo operatori tradizionali come i produttori di dentifricio, aziende che promuovono l’italianità del prodotto salvaguardando la natura, imprese lungimiranti in fatto di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, start up nate da poco e concentrate nell’innovare i processi e i servizi.

Un trend di mercato che sembra intravedersi, da cavalcare nei prossimi anni, tende a introdurre nei prodotti e nella filosofia della cosmetica italiana il buono, il sano, e il naturale, volgendo l’attenzione verso produzioni che rispondono alle aspettative dei consumatori in termini di nutraceutica. Esattamente ciò che sta riuscendo a fare Bionap, azienda fondata nel 1997 e specializzatasi nella estrazione di olii essenziali da piante e frutti dell’area mediterranea. Seguendo il tradizionale settore della cosmetica, Bionap ricava estratti vegetali dalla capparis spinosa, dall’opuntia ficus indica e dall’olea europea adatti alla produzione di gel, creme e lozioni per la pelle sensibile.

A ciò si unisce il promettente aspetto della nutraceutica. Si può allora puntare sui flavonoidi naturalmente presenti nel bergamotto, frutto diffuso in Calabria, per contrastare la dislipidemia e il colesterolo. Ottenere composti attivi dal carciofo per promuovere effetti detossificanti. E, ancora, estratti dal succo dell’Arancia Rossa Moro di Sicilia da utilizzare in capsule che aiutano a gestire il peso. Come si vede, il bello va a braccetto con il sano in Bionap, e questo sembra essere un filone di grande interesse per tutta la cosmetica made in Italy.

La cosmetica italiana si prepara, inoltre, ad essere più incisiva nell’online marketing. Citando dati della ricerca Human Highway, che ha sondato vari indicatori della cosmetica italiana, si evince che nel 2015 le vendite online in questo settore hanno sfiorato il 20% di incremento. Sono più di sedici milioni gli italiani che negli ultimi mesi hanno acquistato almeno una volta un prodotto di cosmetica online, e l’e-commerce in questo settore beneficerà dei nuovi servizi disponibili sul mobile.

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Cialde Lavazza A Modo Mio? Acquistale online

L’Italia si sa, è il paese del caffè per eccellenza: ne consumiamo circa 6kg a testa ogni anno e per nulla al mondo potremmo rinunciare a questo piccolo piacere quotidiano. Non parliamo solamente di una bevanda particolarmente amata, ma del fatto che il caffè in Italia rappresenti spesso un vero e proprio momento di convivialità: è perfetto durante una pausa di lavoro tra colleghi o per una chiacchierata al bar con un amico, ed è al tempo stesso un piacevolissimo distacco momentaneo dal lavoro e dallo stress del vivere quotidiano, un vero e proprio rituale durante il quale non vogliamo essere disturbati. Per anni la moka ha rappresentato tutta la cultura e la tradizione del caffè per gli Italiani, ed è stata persino simbolo dell’Italianità assieme ai classici spaghetti in alcuni spot pubblicitari riguardanti il nostro paese. In realtà gli Italiani, pur apprezzando il caffè fatto in casa, genuino ma semplice, hanno sempre preferito concedersi un caffè al bar quando possibile. Il motivo è semplice: il caffè del bar ha un gusto, un aroma ed una intensità che la moka difficilmente può raggiungere.

Questo è il motivo per il quale esiste nell’accezione comune una netta distinzione quando si parla di caffè fatto in casa e caffè del bar, decisamente due prodotti differenti. Eppure da qualche anno a questa parte non è più necessario recarsi al bar per bere un espresso con quella cremina e quell’aroma inconfondibile: ad esempio acquistando sul sito Cialdamia le ottime cialde Lavazza a Modo Mio consentono ogni volta di provare in casa tua tutto il gusto e l’aroma del vero caffè del bar. Grazie alle tantissime cialde a disposizione, appositamente selezionate tra quelle con le migliori miscele, sarà possibile gustare quella piacevolissima sensazione di benessere che solo un caffè di ottima qualità può darti.

Proprio così, grazie alle cialde e capsule Lavazza a Modo Mio non servirà più recarsi al bar per concedersi questo piccolo piacere quotidiano, ma potrai avere il gusto unico ed inconfondibile del caffè del bar a casa tua, con un semplicissimo gesto in pochi secondi sarà pronto per regalarti una tazzina piena di gusto ed energia.

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Lavoro in quota: intervista ad Area 81

Un breve e semplice articolo riguardante le leggi che regolano il lavoro in quota. Scopri anche i nostri corsi lavoro in quota su www.sicurezzaperlavoro.it.

Cosa si intende per lavoro in quota? E’ vero che è obbligatorio il corso per lavorare in quota?

La formazione per le attività svolte in altezza, o meglio in quota, è obbligatoria quando i lavoratori si trovano a piu’ di 2 metri rispetto ad un piano stabile. Rientrano quindi tutti i lavori che fanno utilizzo di: scale, trabattelli, ponteggi, piattaforme elevabili, funi e altri sistemi che portano l’operatore in quota.

L’art. 77 del D.Lgs 81/08 impone al datore di lavoro l’obbligo di organizzare ed erogare ai lavoratori informazione, formazione e addestramento al fine di eliminare o ridurre i rischi di caduta nel vuoto. Superare i due metri di altezza rispetto al piano del pavimento o del suolo è molto frequente, soprattutto in attività di cantiere o all’aperto.

In quali casi è necessario il corso lavori in quota?

Sono moltissime le attività che portano i lavoratori in alto, così come è frequente vederli in quota senza alcuna protezione… Alcuni esempi di categorie maggiormente esposte alle cadute dall’alto:

  • operai edili (cantieri, rifacimento facciate)
  • elettricisti (cantieri, impianti elettrici e illuminazioni)
  • fabbri e carpentieri (parapetti, balconi, grondaie)
  • giardinieri (potature alberi alto fusto)
  • imbianchini (cantieri, imbiancamento facciate)
  • antennisti (sui tetti o in parete)
  • spazzacamini

Ricordiamo che l’obbligo di valutazione di tutti i rischi si estende ad ogni attività lavorativa, quindi spetta al Datore di Lavoro riconoscere altre situazioni dove, manifestandosi il rischio di cadere dall’alto, scatta la necessità di attuare le misure di prevenzione e protezione necessarie (es. fasi di rabbocco o carico o scarico di autocisterne, pulizia o manutenzione di silos e altri ancora).

Secondo gli art. 15 e 111 del Decreto 81 il Datore di Lavoro deve dare priorità ai sistemi di protezione collettiva (linee vita, piattaforme elevabili, trabattelli e ponteggi, parapetti), rispetto a quelli di protezione individuale (imbragature, funi e corde, cordini di posizionamento). Su questo aspetto il Testo Unico Sicurezza è molto chiaro e in piu’ articoli si ribadisce l’obbligo di proteggersi contro le cadute dall’alto.

Ci rendiamo conto tuttavia di molte situazioni dove, per consuetudine o semplice mancanza di informazione, gli addetti operano in condizioni di assoluta insicurezza, senza alcuna protezione, affidandosi allo “stare attenti” o confidando nella loro esperienza, o ancora nel piu’ subdolo “ho sempre fatto così”.

I corsi di formazione hanno lo scopo di sensibilizzare i lavoratori sull’utilizzo di questi sistemi, prima ancora di un utilizzo corretto. Il lavoratore deve convincersi sui reali rischi a cui andrebbe incontro a lavorare in quota senza l’ausilio dei sistemi di protezione.

Quali sono i contenuti e la durata dei corsi lavori in quota?

La formazione per gli operatori che lavorano in quota in sintesi riguarda:

  • la normativa vigente in tema di protezione dei lavoratori
  • i principali rischi per chi lavora in altezza
  • la corretta scelta del sistema di prevenzione e protezione
  • le caratteristiche dei dispositivi di protezione individuale
  • utilizzo e manutenzione dei DPI
  • procedure e manovre di primo soccorso e recupero in caso di infortuni

Ci sono sanzioni in caso di mancata formazione per gli addetti ai lavori in quota?

Il Datore di lavoro che affida ai propri dipendenti un lavoro in quota senza formazione e addestramento adeguati va incontro ad ammenda da Euro 1.315,20 a 5.699,20 (o arresto da due a quattro mesi).

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RC Auto, scendono i prezzi dell’assicurazione. Buone notizie per gli automobilisti

Finalmente qualche buona notizia per gli automobilisti italiani, tartassati dai costi per il possesso e la gestione di un’automobile. In particolare, una delle voci di spesa più importante per gli automobilisti è l’assicurazione. Un giro d’affari non da poco, se si considera che la RC Auto riguarda oltre 40 milioni di italiani. Nei ultimi mesi, però, sembra che qualche vantaggio ci sia anche per gli utenti: le tariffe sarebbero scese di qualche punto percentuale. A dirlo è l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni, che monitora periodicamente l’andamento dei prezzi medi RC auto utilizzando un campione di 8 milioni di contratti relativi alle autovetture, rappresentativi di tutte le tipologie di assicurati e di tutti i canali di distribuzione (agenti, broker, telefoniche, internet) con l’obiettivo di considerare i costi effettivamente sostenuti per l’acquisto di una polizza.

Tariffe scese del 6% in un anno

In base alle osservazioni più recenti, il prezzo medio della RC auto per l’intero anno 2016 è stato di 423 euro. Si tratta di una cifra ridotta di circa il 6% rispetto al 2015. Ancora, negli ultimi tre mesi dello stesso anno, il prezzo medio è stato pari a 420 euro con la metà degli italiani che ha pagato meno di 379 euro per assicurare il proprio veicolo. L’analisi sottolinea inoltre che la riduzione di prezzo medio più marcata si è registrata nelle province del sud Italia.

Giù i prezzi anche nei primi mesi del 2017

In linea con l’indagine è la rilevazione dell’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, condotta su un campione rappresentativo dell’85% del mercato RC auto e, anche in questo caso, considerando tutti i canali distributivi. Ne emerge che, da marzo 2016 a marzo 2017, il prezzo medio per assicurare un’autovettura ha registrato una diminuzione pari al 3,6%.

Ma un’auto su 165 non è assicurata

La Polizia di Stato ha recentemente condotto un’operazione a tappeto su tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di individuare eventuali trasgressioni degli automobilisti all’obbligo dell’assicurazione. La super operazione ha coinvolto 103 province italiane e 408.883 vetture per verificare l’effettiva copertura assicurativa delle stesse. Al termine dei controlli, le Forze dell’Ordine hanno scoperto che che 2.419 vetture tra quelle esaminate sono risultate prive dell’assicurazione. Tradotto in numeri, significa che in Italia ogni 156 automobili ce n’è una senza copertura assicurativa. Le regioni che hanno registrato il maggior numero di sequestri per assenza della RC auto sono state Valle d’Aosta, Lombardia, Abruzzo, Campania e Sicilia.

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