Author Archives: Gerardo Tartaglia

Disintossicarsi da Facebook riduce lo stress e giova alla salute

Prendersi una vacanza da Facebook, o addirittura dirgli addio, per disintossicarsi dallo stress da like. Perché no, visto che la lontananza dal social potrebbe avere anche un effetto benefico sulla salute. Smettere con i social riduce infatti i livelli di cortisolo, un ormone chiave collegato allo stress. Questo, almeno, è quanto emerge da uno studio dell’Australian Catholic University e dell’University of Queensland in Australia pubblicato sul Journal of Social Psychology. Ma siamo davvero in grado di abbandonare per sempre la nostra vita virtuale sul social network?

Lo studio ha coinvolto 138 persone, e lo stop da Facebook è durato 5 giorni

Le dimensioni dello studio, comunque, sono piuttosto ridotte: il team ha coinvolto 138 persone e lo stop è stato solo di 5 giorni. Quindi, generalizzare i risultati per gli oltre 1 miliardo di utenti del social è piuttosto azzardato. In ogni caso la misurazione del cortisolo nella saliva dei volontari ha mostrato l’effetto sull’ormone di chi ha continuato a usare il social e di chi invece ha smesso di connettersi. Il gruppo infatti è stato diviso in due, di cui una metà ha rinunciato a Facebook per il periodo stabilito, e una metà ha continuato a utilizzarlo.

Meglio uno stop temporaneo o definitivo?

Secondo la ricerca, però, rinunciare a Facebook sembra avere ridotto anche il senso di benessere delle “cavie umane” che si sono sottoposte “all’esperimento”. Tanto che, dopo il periodo di test dei 5 giorni, la maggioranza dei volontari è stata felice di riattivare il profilo, si legge appunto sul Journal of Social Psychology.

“Se i partecipanti hanno mostrato un miglioramento nello stress fisiologico con la pausa, hanno però anche riferito una riduzione dei sentimenti di benessere”, riferisce lo psicologo Eric Vanman dell’University of Queensland. Senza poter controllare e aggiornare il proprio profilo “le persone si sentivano più insoddisfatte della propria vita – continua Vanmam – tanto che volevano riprendere la loro attività su Facebook”.

Non possiamo vivere con Facebook, ma neanche senza

Alla luce di questi risultati, i ricercatori pensano perciò che per la salute generale gli stop temporanei siano più utili di complete interruzioni con il social network. Insomma, una breve vacanza da Facebook migliora lo stress degli utenti. Forse non possiamo vivere con Facebook, ma neanche senza. Allora come fare? Il suggerimento dei ricercatori è quello di prendersi qualche vacanza dal social network, dei mini-stop disintossicanti per tornare al social quando ne sentiamo di nuovo il bisogno.

I pagamenti digitali sono più veloci e sicuri. Anche per gli esercenti

I pagamenti effettuati con le transazioni digitali sono più sicuri, veloci e anche più economici. E non solo per i consumatori, ma anche per gli esercenti italiani, che non devono più preoccuparsi dei costi, poiché le commissioni sul pagamento elettronico sono state tagliate, così come già accade in altri Paesi europei. Ora per i pagamenti con bancomat e prepagata la commissione interbancaria per ogni operazione di pagamento non potrà superare lo 0,2% del valore dell’operazione stessa, mentre per quelli con carta di credito la commissione non deve superare lo 0,3%.

Commissioni di importo ridotto anche per cifre molto basse

Confermato anche il divieto di surcharge, ossia il divieto di applicare un sovrapprezzo per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento. Per quanto riguarda, invece, le commissioni interbancarie per le operazioni nazionali tramite carte di pagamento, i prestatori di servizi di pagamento saranno tenuti ad applicare per tutti i tipi di carte commissioni di importo ridotto per i pagamenti fino a 5 euro, rispetto a quelle applicate alle operazioni di importo pari o superiore, così da promuovere l’utilizzo delle carte anche per cifre molto basse, riporta Adnkronos. E tra le misure previste dal regolamento spicca anche la riduzione della franchigia massima a carico degli utenti in caso di pagamenti non autorizzati, che passa da 150 a 50 euro.

Agevolare i clienti stranieri e i clienti dei taxi

I pagamenti elettronici sono ben visti anche dagli esercenti che hanno un maggiore contatto con gli stranieri. “Sono molti gli stranieri che chiedono di pagare con la carta – racconta Carlo, tassista di professione  -. Anche per tratte brevi, non importa, le commissioni non esistono per i pagamenti sotto i 10 euro e il guadagno è comunque assicurato. Pagare il taxi con la carta, inoltre, è richiesto almeno dal 50% dei clienti italiani e per questo il settore si sta sempre di più attrezzando: ormai il pos a bordo è diventata una consuetudine”.

Non dover maneggiare denaro contante è una sicurezza in più

Stesso discorso per le edicole. “Giornali, biglietti per autobus o ticket parcheggi mi vengono sempre di più pagati con la carta qui all’edicola – assicura Marco, edicolante -. È anche una questione di sicurezza non armeggiare con la cassa o addirittura con il portafoglio, la connessione è molto più tranquilla e sicura, senza avere il pensiero di andare in giro a cambiare le famose carte da 20 o anche da 50 euro”.

Caffeblabla.it, il primo (vero) portale dedicato al caffè

Che il caffè sia un elemento omni-presente nella vita dell’italiano medio crediamo sia fuori discussione: di quanti altri alimenti, abitudini o attività possiamo dire lo stesso? Del latte? Delle patatine? Della sigaretta? No, il caffè è il caffè, e che sia un espresso al bar prima di entrare in ufficio, alla macchinetta in pausa o dalla classica moka comodamente seduti sul divano leggendo un giornale, poco cambia.

E allora perchè non dedicare un intero sito web al mondo del caffè? Direte voi, già ne esistono… ah sì? E quali? Non ne abbiamo trovati che offrissero contenuti freschi, originali, piacevoli, in un contesto grafico moderno ed accattivante, ma solo mini portali direttamente legati a qualche brand e pieni di banner pubblicitari… oppure con contenuti anche validi, ma oggettivamente bruttini.

Ecco allora il nostro consiglio di oggi: http://www.caffeblabla.it, il primo (vero) portale dedicato interamente al mondo del caffè in tutte le sue forme. Curiosità, storia, tendenze, ricette, benessere e chi più ne ha più ne metta… Un progetto nato dalla passione per il caffè, finalizzato a diffondere ogni aspetto legato a questo importante, imprescindibile componente della vita quotidiana di tutti noi. Notizie attuali, fresche, ben scritte… e a breve anche quiz, giochi ed altri elementi interattivi.

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Meccanica made in Italy, quella lombarda fa volare le esportazioni in Germania

La Lombardia si conferma la regina italiana della meccanica. Milano è prima in regione per interscambio (5,2 miliardi di euro), Brescia per export con 1,7 miliardi di euro in 9 mesi. Sono 34mila le imprese lombarde attive nella meccanica e 390mila gli addetti. In Brianza circa 3mila le imprese e oltre 26mila gli addetti. Di tutto rispetto il valore dell’export brianzolo verso la Germania, che ammonta a più di 459 milioni di euro, in crescita del 7,2% tra 2016 e 2017.

Lombardia-Germania, un interscambio da 15 miliardi in 9 mesi

L’interscambio lombardo con la Germania del comparto meccanica ammonta a quasi 15 miliardi di euro nei primi 9 mesi del 2017, e registra una crescita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2016. Prime in regione per interscambio commerciale sono Milano (5,2 miliardi di euro) e Brescia (2,3 miliardi). Seguono Bergamo e Pavia (oltre 1 miliardo di euro per entrambe), Lecco ( 976 milioni) e Monza Brianza (737 milioni). Prima per export è Brescia con oltre 1,7 miliardi di merci esportate in Germania dei settori legati alla meccanica. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati Istat a settembre 2017 e 2016.

“La Germania si conferma un importante e storico partner commerciale per le imprese lombarde, con un  interscambio che nei soli primi nove mesi del 2017 ha superato i 14 miliardi di Euro, con variazioni positive sia dell’import (+7,5%) che dell’export (+10,2%). Prevedere a Monza focus tematici specifici sull’esportazione in Germania nell’ambito della meccanica, e in Europa per quanto riguarda l’alimentare significa mettere in campo  opportunità concrete per sostenere i processi di internazionalizzazione delle imprese” ha dichiarato Carlo Edoardo Valli, Presidente Promos e Vice Presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

Quale vale l’export lombardo per settore

Le esportazioni lombarde verso la Germania del settore meccanica ammontano a oltre 6,3 miliardi di euro tra gennaio e settembre 2017, in crescita del +10,2% in un anno. Il business dell’automotive pesa circa il 17% del totale, si tratta di circa 400 milioni di euro di export di automobili a cui si aggiungono oltre 700 milioni di euro nel settore carrozzerie per autoveicoli, motori e accessori. Segue l’export di macchine di impiego generale (oltre 1 miliardo) e quello di altri prodotti in metallo (953 milioni di euro).

Meccanica in Lombardia

Si tratta complessivamente di circa 34mila imprese attive nel 2017, in tutta la regione che danno lavoro a poco meno di 390mila addetti. A Milano le imprese attive nei settori della meccanica sono 9.134 (117.464 addetti), Brescia al secondo posto conta 6.750 imprese (quasi 84mila addetti), Bergamo al terzo con 4.160 imprese (53.912 addetti). Seguono Varese e Monza e Brianza (entrambe contano circa 3mila imprese attive).

Germania chiama Brianza

Le esportazioni Made in Brianza della meccanica verso la Germania ammontano a 459 milioni di euro nei primi 9 mesi del 2017, in crescita del 7,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I volumi maggiori di esportazioni si registrano nel comparto altri prodotti in metallo (203 milioni di euro), nel comparto macchine di impiego generale (circa 70 milioni di euro), altre macchine per impieghi speciali (34milioni di euro) e nel settore dell’ automotive (autoveicoli, carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, parti e accessori per autoveicoli e motori) con circa 25 milioni di merci esportate nei primi 9 mesi del 2017. Le imprese attive in Brianza nel comparto della meccanica sono 2.883 (-1,9%) e danno lavoro a oltre 26mila addetti. Nel dettaglio, le imprese della fabbricazione di prodotti in metallo sono 1.987 ( 13.688 addetti), 716 imprese di fabbricazione di macchinari ed apparecchiature (8.973), 40 imprese di fabbricazione di autoveicoli rimorchi e semirimorchi (742 addetti) e 59 imprese di fabbricazione di altri mezzi di trasporto (1.042 addetti).

Il lavoro di domani? L’esperto di cybersicurezza

I punti deboli della rete e le possibilità, sempre più frequenti e concrete, di essere sottoposti ad attacchi criminosi saranno i fil rouge delle professioni prossime future. In generale, chi vorrà trovare un lavoro nei prossimi anni (o mesi) dovrà concentrarsi con forza e altissima specializzazione proprio sul mondo digitale. E poco importa se alcune mansioni saranno svolte da robot: il cervello umano sarà sempre fondamentale.

Jobs of the Future, la ricerca individua i professionisti del futuro

Le indicazioni sui mestieri che verranno sono il frutto dell’indagine ‘Jobs of The Future’, realizzata dal gruppo internazionale di ricerca di personale, Hays, su un campione di 300 professionisti italiani, chiamati ad esprimere la propria opinione sull’evoluzione dell’information technology entro il 2025. In generale, le risposte degli intervistati vanno tute in una direzione: serviranno figure professionali nuove e capaci di affrontare le sfide della digitalizzazione. Qualche esempio di professionista richiesto nei prossimi sette anni? I programmatori di ‘intelligenze artificiali’, capaci di analizzare e gestire grandi quantità di dati; i ‘Robotic engineer’, studiosi della robotica applicata in ambito industriale, e i ‘Guardiani della privacy online’, cioè gli esperti di cybersicurezza.

Figure ibride con competenze It

“Se diversi lavori verranno svolti dai robot o dalle intelligenze artificiali, nei prossimi anni l’innovazione tecnologica creerà comunque interessanti opportunità e nuovi posti di lavoro”, afferma l’indagine ripresa dall’agenzia Ansa. Sempre in base ai dati della ricerca, quasi due intervistati su tre sono convinti che i lavori tradizionali non spariranno completamente ma si assisterà alla nascita di figure professionali ‘ibride’ con forti competenze in ambito It. Per cui, ad esempio, un fabbro in futuro potrebbe diventare un informatico con approfondite competenze in tecnologia e domotica.

La top five dei profili più richiesti nel 2025

Nella classifica dei profili professionali più richiesti dai cacciatori di teste entro il 2025 compaiono delle nuove figure. Al primo posto sei piazzano i ‘Big data expert’, con il 54,62% delle preferenze, seguiti dagli ‘It security specialist (44,58%) e dagli ‘App developer’ (26,10%). Cambia del tutto anche la tipologia dei contratti. Ad esempio, il mito del poto fisso sembrerebbe sparire completamente: secondo il 69,3% del campione, entro il 2025 le aziende dei settori It si rivolgeranno maggiormente a professionisti freelance e disposti a fornire le loro prestazioni su singoli progetti. Sarà poi sempre più diffusa la cosiddetta gig economy, caratterizzata dal lavoro ‘on demand’, che si attiva solo quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenze.

Lombardia, una Regione che si tiene in forma: il fitness genera un giro d’affari di 4 miliardi l’anno

La Lombardia è una Regione decisamente in forma. Specie dopo il lungo periodo di feste, con l’inevitabile eccesso di pranzi, cene e aperitivi. Nel territorio lombardo, nel 2017, si sono infatti registrate oltre 11 mila imprese attive nel settore del benessere e fitness: si tratta di una crescita del 3,3% in un anno. Il giro di affari del comparto si attesta a ben 4 miliardi di euro all’anno. Quelle della Regione pesano quasi un sesto di tutte le imprese attive in Italia nel comparto (68 mila con un business di oltre 8 miliardi) grazie anche alla presenza tra le prime dieci province italiane di tre lombarde: Milano con 3.693 imprese, il 5,4% nazionale, al secondo posto per attività dopo Roma (7,8%) ma prima per giro d’affari, 2 miliardi di euro, Brescia sesta con 1.485 imprese e Bergamo settima con 1.304.

Lombardia, che business per le palestre e i centri benessere

La Lombardia pesa soprattutto nel settore delle palestre, concentrando il 21% delle attività italiane, nei centri benessere (30%) e nei servizi di manicure e pedicure (22,7%) e di bellezza (18%). Forte anche la presenza di imprese lombarde nel settore del commercio di prodotti macrobiotici e dietetici (183 sedi di impresa su 1.054 in Italia, il 17,4% del totale). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro imprese al 2017 e 2016.

La mappa delle lombarde più in “forma”

Nel settore del benessere e del fitness, Milano è prima in regione con 3.693 imprese, il 32,8% lombardo e una crescita del 4,4% in un anno. Poi, per numero di attività, vengono Brescia (1.485 imprese e +1,8% tra 2016 e 2017), Bergamo (1.304, +3,2%) e Varese (1.004, +2,9%). Monza è quinta (861 imprese, +2,5%). Le crescite maggiori in un anno si registrano a Mantova (+5%) e Sondrio (+4,6%).

Il benessere fa impresa in tutta Italia

Anche se la Lombardia a livello territoriale è un’area particolarmente attiva nel settore, anche nel resto d’Italia il comparto gode di ottima salute. Sono 67.917 le imprese del settore, +1,8% in un anno trainate dalla crescita dei servizi di pedi-manicure, +11,4%. Prima è Roma dove si concentra il 7,8% delle attività italiane legate al fitness e benessere (5.294), specializzata per lo più in istituti di bellezza (2.591). Al secondo posto Milano (3.693), prima per centri benessere (462) e palestre (292), al terzo Napoli (3.001) che tallona Roma nelle attività del commercio specializzato (cosmetica, profumerie ed erboristerie) con 1.241.

Lombardia, agroalimentare: un settore da 25 miliardi di euro. La metà del fatturato da Milano, Monza e Brianza e Lodi 

25 miliardi di euro di giro d’affari, quasi 52mila imprese attive e circa 126mila addetti in tutta la Lombardia: sono i numeri eccellenti del comparto agroalimentare lombardo. Il fatturato 2016 del settore in Lombardia rappresenta addirittura un quarto del business nazionale (oltre 104 miliardi di euro), considerando i quattro settori delle coltivazioni agricole, produzioni di prodotti animali, pesca e acquacoltura, industrie alimentari e delle bevande.  Nel dettaglio, in Lombardia, a settembre 2017, si contano 45.225 attività nelle coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi (in calo rispetto al 2016 del -1,4%), 5.912 industrie alimentari (+0,6%), 312 industrie delle bevande (+3,3%) e 169 attività di pesca e acquacoltura (-0,6%).

Un settore settore che dà lavoro a oltre 120mila addetti

Per quanto riguarda il mercato del lavoro nel comparto agroalimentare in Lombardia, oltre la metà degli addetti totali opera nelle industrie alimentari (circa 66mila), 54mila addetti nelle coltivazioni agricole, oltre 6.300 nell’industria delle bevande e 226 nella pesca. Emerge da una elaborazione del Servizio Studi, Statistica e Programmazione della Camera di Commercio di Milano MonzaBrianza Lodi su dati Registro Imprese.

Agroalimentare a Milano, MonzaBrianza e Lodi

Ancora una volta. Milano, Monza e Brianza e Lodi sono le aree campionesse di business. Oltre la metà del fatturato lombardo del settore, nel 2016, proviene proprio da queste zone, per un totale di oltre 13 miliardi di euro. Guardando ai singoli territori, le imprese agroalimentari milanesi sono 5.314, il 65% del totale è attivo nelle coltivazioni, che crescono in un anno del +0,4%. Gli addetti a Milano sono complessivamente 36.222, concentrati soprattutto nell’industria delle bevande. Anche a Monza e Brianza il comparto delle coltivazioni è il più rappresentativo dell’agroalimentare per numero di imprese nel comparto (899 su 1.278 totali), gli addetti sono invece più numerosi nelle industrie alimentari (2.753). A Lodi, le imprese agroalimentari sono 1.442 e 7 addetti su 10 di tutto il comparto lavorano nelle coltivazioni agricole, produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi.

Contributi a disposizione delle piccole e medie imprese

La Camera di Commercio di Milano MonzaBrianza Lodi promuove TT AgriLab, un progetto a sostegno dei percorsi di trasferimento tecnologico tra le micro, piccole e medie imprese lombarde e gli organismi di ricerca nei settori dell’agricoltura, dell’agroalimentare e della bioeconomia, realizzato con il coordinamento scientifico dell’Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBBA). Il progetto è rivolto alle micro, piccole e medie imprese e agli organismi di ricerca che vogliono mettere in campo progetti innovativi nei settori dell’agricoltura, dell’agroalimentare e della bioeconomia, con sede legale e/o operativa in Lombardia. Per partecipare all’iniziativa le imprese dovranno presentare la loro idea progettuale innovativa tramite la compilazione di una  manifestazione d’interesse. I progetti selezionati beneficeranno in una prima fase di servizi gratuiti di consulenza e assistenza da parte di un team specializzato di esperti sulle specifiche tematiche di interesse, per la redazione del progetto innovativo che potrà partecipare al successivo bando. Le imprese che avranno terminato il percorso di accompagnamento della prima fase potranno partecipare al bando per ottenere contributi a fondo perduto, pari all’80% delle somme spese e fino ad un massimo di 60.000 mila euro per azienda partecipante. Le imprese interessate potranno trovare tutte le informazioni e presentare la propria manifestazione di interesse nella sezione dedicata del sito della Camera di Commercio.

Legge di Bilancio, l’Iva salirà dal 2019, tornano le detrazioni per i mezzi pubblici

Il disegno di Legge di Bilancio di 120 articoli, a oggi ancora all’esame parlamentare del Senato – tra le voci più importanti per imprese e liberi professionisti “congela” l’Iva ancora per tutto il 2018 e prevede una serie di incentivi destinati a chi utilizza i mezzi pubblici.

Iva, stop all’aumento

Nel 2018 non ci sarà nessuna riformulazione al rialzo delle percentuali Iva. La buona notizia è solo parziale, perché l’aggravio viene rimandato e rimodulato a partire dal 2019. Di fatto le ”clausole di salvaguardia” rimangono per gli anni 2019 e eseguenti. L’aliquota Iva al 10% salirà di 1,5 punti dal gennaio 2019 e poi di ulteriori 1,5 punti dal 2020, riporta l’agenzia Ansa. L’aliquota Iva del 22% aumenta di 2,2 punti dal 2019 e poi di altri 0,7 punti dal 2020 e di un ulteriore 0,1 punti da 2021. Anche le accise ripartono dal 2019.

Detrazioni per chi viaggia

Sono previste anche quest’anno le detrazioni per gli abbonamenti di trasporto. Il testo della Legge di Bilancio prevede detrazioni fino a 250 euro per le spese d’abbonamento di trasporti pubblici locali, regionali e interregionali. Tra le novità anche l’agevolazione per gli accordi di rimborso di questi abbonamenti da parte dei datori di lavoro per i propri dipendenti e per i loro familiari – una sorta di ”bonus bus-treno” – che non entrano a far parte del reddito da lavoro tassato.

38 miliardi in più per il fondo investimenti

E’ prevista un’iniezione di 37,88 miliardi di euro aggiuntivi per il fondo investimenti creato lo scorso anno e già finanziato per 47 miliardi fino al 2032. Il fondo è dedicato in particolare alle infrastrutture.

Più misure per la lotta alla povertà

Per quanto riguarda le azioni del pacchetto “lotta alla povertà”, è previsto un assegno del 10% più alto destinato ai nuclei familiari numerosi (fino a 530-540 euro). Si allarga anche la tipologia di pubblico che può avere accesso al reddito di inclusione (Rei), pensato soprattutto per le famiglie nelle quali vive un disoccupato con oltre 55 anni di età.  Il Fondo per la lotta alla povertà si “arricchisce” di ulteriori 300 milioni nel 2018, 700 milioni nel 2019, 665 milioni nel 2020 e 637 milioni a decorrere dal 2021.

Dichiarazione Iva precompilata

Come riporta l’Ansa, ci sono novità per le partite Iva, ovvero negozianti, artigiani e professionisti che hanno una contabilità semplificata e scelgono, in via opzionale, di comunicare acquisti e compensi con le fatture elettroniche. L’Agenzia delle Entrate “metterà a disposizione” le informazioni per i prospetti periodici, una bozza di dichiarazione annuale Iva e dei redditi e le bozze dei modelli F24 per il pagamento delle imposte.

Detrazioni, fino al 50% anche per l’acquisto di mobili

C’è tempo sino alla fine del 2017 per avere la possibilità di ottenere detrazioni pari al 50% per gli acquisti di mobili e grandi elettrodomestici. Precisa l’Agenzia delle Entrate sul proprio sito e ci conferma Pedrazzini Arreda, punto vendita cucine a Milano: “Si può usufruire di una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni) destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione”.

Quando e come

Le persone interessate ad accedere alla possibilità di detrazione devono sapere che per ottenerla “è indispensabile realizzare una ristrutturazione edilizia – e usufruire della relativa detrazione (10mila euro massimo di spesa ammessa in detrazione) – sia su singole unità immobiliari residenziali sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali”. Tale detrazione è valida anche quando i beni acquistati servono per arredare un ambiente diverso dall’immobile oggetto di intervento edilizio. Però occorre sapere che “Per ottenere il bonus è necessario che la data dell’inizio dei lavori di ristrutturazione preceda quella in cui si acquistano i beni”. L’Agenzia dell’Entrate precisa che non è necessario che le spese di ristrutturazione siano precedenti a quelle dell’acquisto degli arredi: “La data di avvio dei lavori può essere dimostrata da eventuali abilitazioni amministrative, dalla comunicazione preventiva all’Asl, se è obbligatoria”.

Gli interventi necessari

Gli interventi necessari per usufruire della detrazione sono:

– manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia di singoli appartamenti (mentre i lavori di manutenzione ordinaria – tinteggiatura pareti e soffitti, sostituzione di pavimenti o infissi esterni e rifacimento di intonaci interni – non danno diritto al bonus);

– ricostruzione o ripristino di un immobile danneggiato da eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza;

– restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia di interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie che entro 18 mesi dal termine dei lavori vendono o assegnano l’immobile;

– manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia su parti comuni di edifici residenziali.

L’arredo nuovo si può detrarre

Questa possibilità vale per la maggior parte dei mobili nuovi. Una buna occasione per fare un restyling della propria casa, possibilmente scegliendo pezzi di qualità e di design come quelli esposti da Pedrazzini Arreda. La detrazione spetta per mobili nuovi come letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi e apparecchi di illuminazione. La stessa regola vale per gli elettrodomestici nuovi di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni) secondo quanto rilevabile dall’etichetta energetica. L’acquisto è comunque agevolato per gli elettrodomestici privi di etichetta a condizione che non ne sia stato ancora previsto l’obbligo. Tra le spese da portare in detrazione si possono includere quelle di trasporto e di montaggio.

Quanto si può detrarre

Indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione, la detrazione del 50% va calcolata su un importo massimo di 10mila euro riferito, complessivamente, alle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici.

E come

Per ottenere la detrazione occorre indicare le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o ‘Redditi persone fisiche’): per averla occorre effettuare i pagamenti con bonifico o carta di debito o credito. Non si può pagare con assegni, contanti o altri mezzi. L’acquirente dovrà conservarla ricevuta del bonifico; la ricevuta di avvenuta transazione (per i pagamenti con carta di credito o di debito); la documentazione di addebito sul conto corrente; le fatture di acquisto dei beni e servizi acquistati.

Bancomat e carte, arrivano le nuove regole europee

Pagamenti elettronici, debuttano in Italia le nuove regole europee. I cambiamenti – che fissano dei tetti alle commissioni interbancarie – riguardano sia il bancomat sia le carte di credito e hanno l’obiettivo dichiarato di ridurre l’utilizzo dei contanti a favore di una maggiore diffusione di sistemi di pagamento come le carte elettroniche.

Maggiore trasparenza a favore dei consumatori

Il regolamento di Bruxelles del 2015 – la norma che va recepita anche in Italia – ha l’obiettivo di mettere dei “paletti” su quello che riguarda i costi delle transazioni, ma anche di garantire una maggiore tutela e trasparenza ai consumatori. Nel nostro paese saranno la Banca d’Italia e per alcuni aspetti anche l’Antitrust a “controllare” che tutto sia in regola. In particolare, il regolamento di riferisce alle commissioni interbancarie, quelle cioè applicate da banca a banca. Obiettivo finale è arrivare a controllare, gradualmente, i costi legati alle operazioni bancarie.

Italiani fedeli al contante

Gli italiani si confermano dei fedelissimi dell’uso del contante. Nel nostro paese i pagamenti cash, seppure in diminuzione, sono ancora molto presenti e diffusi. Ecco perché l’abbassamento delle commissioni, il cui costo è spesso definito come uno degli ostacoli per la diffusione dei pagamenti elettronici anche per piccole somme, potrebbe servire a cambiare la situazione. Confcommercio, però, precisa che: “Il provvedimento va nella giusta direzione, ma i costi per le imprese rimangono elevati” mentre Confesercenti chiede invece che “l’intervento non venga utilizzato come scusa per introdurre sanzioni per chi non si dota di Pos”. Come infrastruttura il nostro Paese è nella media Ue: ci sono 41 milioni di carte di debito e quasi 14 di carte di credito in base ai dati Abi e le operazioni con i Pos sono salite nel primo semestre del 2017 mentre i prelievi agli Atm sono scesi.

Sportelli bancomat in diminuzione

Mentre si incentiva l’utilizzo di pagamenti elettronici, il numero degli sportelli bancomat scende a causa del taglio delle filiali bancarie. Ma diminuiscono anche i Pos che si attestano a 1,9 milioni e che sono diffusi soprattutto nel commercio.

Norme europee e tetti delle commissioni

Le norme europee recepite quindi prevedono che per i pagamenti tramite carta di debito e prepagata la commissione interbancaria per ogni operazione di pagamento non può essere superiore allo 0,2% del valore dell’operazione stessa; per le operazioni tramite carta di credito la commissione interbancaria per operazione non può essere superiore allo 0,3% del valore dell’operazione. Adesso restano da superare alcune resistenze, soprattutto culturali.