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La cosmetica italiana va forte e sperimenta nuove strade

Uno dei settori del made in Italy in maggior fermento negli ultimi anni è quello della cosmetica. Siamo il paese del bello, e sembra quasi naturale che nella cura della persona l’Italia dica la sua. Il ‘Bel Paese’ ospita oltre 2.500 aziende attive nel ramo della cosmetica, per un giro d’affari che nel 2015 ha superato i 10 miliardi di euro. Da Pupa a Limoni, da Collistar a Bottega Verde, le aziende della cosmetica italiana sono protagoniste nelle esportazioni che, sempre nel 2015, sono cresciute di oltre il 15%.

Molti settori del made in Italy si fanno valere, per definizione, nell’export, ma la cosmetica italiana vanta numeri positivi anche per il consumo interno. Il settore è assai vivace, dentro troviamo operatori tradizionali come i produttori di dentifricio, aziende che promuovono l’italianità del prodotto salvaguardando la natura, imprese lungimiranti in fatto di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, start up nate da poco e concentrate nell’innovare i processi e i servizi.

Un trend di mercato che sembra intravedersi, da cavalcare nei prossimi anni, tende a introdurre nei prodotti e nella filosofia della cosmetica italiana il buono, il sano, e il naturale, volgendo l’attenzione verso produzioni che rispondono alle aspettative dei consumatori in termini di nutraceutica. Esattamente ciò che sta riuscendo a fare Bionap, azienda fondata nel 1997 e specializzatasi nella estrazione di olii essenziali da piante e frutti dell’area mediterranea. Seguendo il tradizionale settore della cosmetica, Bionap ricava estratti vegetali dalla capparis spinosa, dall’opuntia ficus indica e dall’olea europea adatti alla produzione di gel, creme e lozioni per la pelle sensibile.

A ciò si unisce il promettente aspetto della nutraceutica. Si può allora puntare sui flavonoidi naturalmente presenti nel bergamotto, frutto diffuso in Calabria, per contrastare la dislipidemia e il colesterolo. Ottenere composti attivi dal carciofo per promuovere effetti detossificanti. E, ancora, estratti dal succo dell’Arancia Rossa Moro di Sicilia da utilizzare in capsule che aiutano a gestire il peso. Come si vede, il bello va a braccetto con il sano in Bionap, e questo sembra essere un filone di grande interesse per tutta la cosmetica made in Italy.

La cosmetica italiana si prepara, inoltre, ad essere più incisiva nell’online marketing. Citando dati della ricerca Human Highway, che ha sondato vari indicatori della cosmetica italiana, si evince che nel 2015 le vendite online in questo settore hanno sfiorato il 20% di incremento. Sono più di sedici milioni gli italiani che negli ultimi mesi hanno acquistato almeno una volta un prodotto di cosmetica online, e l’e-commerce in questo settore beneficerà dei nuovi servizi disponibili sul mobile.

Lavoro in quota: intervista ad Area 81

Un breve e semplice articolo riguardante le leggi che regolano il lavoro in quota. Scopri anche i nostri corsi lavoro in quota su www.sicurezzaperlavoro.it.

Cosa si intende per lavoro in quota? E’ vero che è obbligatorio il corso per lavorare in quota?

La formazione per le attività svolte in altezza, o meglio in quota, è obbligatoria quando i lavoratori si trovano a piu’ di 2 metri rispetto ad un piano stabile. Rientrano quindi tutti i lavori che fanno utilizzo di: scale, trabattelli, ponteggi, piattaforme elevabili, funi e altri sistemi che portano l’operatore in quota.

L’art. 77 del D.Lgs 81/08 impone al datore di lavoro l’obbligo di organizzare ed erogare ai lavoratori informazione, formazione e addestramento al fine di eliminare o ridurre i rischi di caduta nel vuoto. Superare i due metri di altezza rispetto al piano del pavimento o del suolo è molto frequente, soprattutto in attività di cantiere o all’aperto.

In quali casi è necessario il corso lavori in quota?

Sono moltissime le attività che portano i lavoratori in alto, così come è frequente vederli in quota senza alcuna protezione… Alcuni esempi di categorie maggiormente esposte alle cadute dall’alto:

  • operai edili (cantieri, rifacimento facciate)
  • elettricisti (cantieri, impianti elettrici e illuminazioni)
  • fabbri e carpentieri (parapetti, balconi, grondaie)
  • giardinieri (potature alberi alto fusto)
  • imbianchini (cantieri, imbiancamento facciate)
  • antennisti (sui tetti o in parete)
  • spazzacamini

Ricordiamo che l’obbligo di valutazione di tutti i rischi si estende ad ogni attività lavorativa, quindi spetta al Datore di Lavoro riconoscere altre situazioni dove, manifestandosi il rischio di cadere dall’alto, scatta la necessità di attuare le misure di prevenzione e protezione necessarie (es. fasi di rabbocco o carico o scarico di autocisterne, pulizia o manutenzione di silos e altri ancora).

Secondo gli art. 15 e 111 del Decreto 81 il Datore di Lavoro deve dare priorità ai sistemi di protezione collettiva (linee vita, piattaforme elevabili, trabattelli e ponteggi, parapetti), rispetto a quelli di protezione individuale (imbragature, funi e corde, cordini di posizionamento). Su questo aspetto il Testo Unico Sicurezza è molto chiaro e in piu’ articoli si ribadisce l’obbligo di proteggersi contro le cadute dall’alto.

Ci rendiamo conto tuttavia di molte situazioni dove, per consuetudine o semplice mancanza di informazione, gli addetti operano in condizioni di assoluta insicurezza, senza alcuna protezione, affidandosi allo “stare attenti” o confidando nella loro esperienza, o ancora nel piu’ subdolo “ho sempre fatto così”.

I corsi di formazione hanno lo scopo di sensibilizzare i lavoratori sull’utilizzo di questi sistemi, prima ancora di un utilizzo corretto. Il lavoratore deve convincersi sui reali rischi a cui andrebbe incontro a lavorare in quota senza l’ausilio dei sistemi di protezione.

Quali sono i contenuti e la durata dei corsi lavori in quota?

La formazione per gli operatori che lavorano in quota in sintesi riguarda:

  • la normativa vigente in tema di protezione dei lavoratori
  • i principali rischi per chi lavora in altezza
  • la corretta scelta del sistema di prevenzione e protezione
  • le caratteristiche dei dispositivi di protezione individuale
  • utilizzo e manutenzione dei DPI
  • procedure e manovre di primo soccorso e recupero in caso di infortuni

Ci sono sanzioni in caso di mancata formazione per gli addetti ai lavori in quota?

Il Datore di lavoro che affida ai propri dipendenti un lavoro in quota senza formazione e addestramento adeguati va incontro ad ammenda da Euro 1.315,20 a 5.699,20 (o arresto da due a quattro mesi).