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Il lavoro di domani? L’esperto di cybersicurezza

I punti deboli della rete e le possibilità, sempre più frequenti e concrete, di essere sottoposti ad attacchi criminosi saranno i fil rouge delle professioni prossime future. In generale, chi vorrà trovare un lavoro nei prossimi anni (o mesi) dovrà concentrarsi con forza e altissima specializzazione proprio sul mondo digitale. E poco importa se alcune mansioni saranno svolte da robot: il cervello umano sarà sempre fondamentale.

Jobs of the Future, la ricerca individua i professionisti del futuro

Le indicazioni sui mestieri che verranno sono il frutto dell’indagine ‘Jobs of The Future’, realizzata dal gruppo internazionale di ricerca di personale, Hays, su un campione di 300 professionisti italiani, chiamati ad esprimere la propria opinione sull’evoluzione dell’information technology entro il 2025. In generale, le risposte degli intervistati vanno tute in una direzione: serviranno figure professionali nuove e capaci di affrontare le sfide della digitalizzazione. Qualche esempio di professionista richiesto nei prossimi sette anni? I programmatori di ‘intelligenze artificiali’, capaci di analizzare e gestire grandi quantità di dati; i ‘Robotic engineer’, studiosi della robotica applicata in ambito industriale, e i ‘Guardiani della privacy online’, cioè gli esperti di cybersicurezza.

Figure ibride con competenze It

“Se diversi lavori verranno svolti dai robot o dalle intelligenze artificiali, nei prossimi anni l’innovazione tecnologica creerà comunque interessanti opportunità e nuovi posti di lavoro”, afferma l’indagine ripresa dall’agenzia Ansa. Sempre in base ai dati della ricerca, quasi due intervistati su tre sono convinti che i lavori tradizionali non spariranno completamente ma si assisterà alla nascita di figure professionali ‘ibride’ con forti competenze in ambito It. Per cui, ad esempio, un fabbro in futuro potrebbe diventare un informatico con approfondite competenze in tecnologia e domotica.

La top five dei profili più richiesti nel 2025

Nella classifica dei profili professionali più richiesti dai cacciatori di teste entro il 2025 compaiono delle nuove figure. Al primo posto sei piazzano i ‘Big data expert’, con il 54,62% delle preferenze, seguiti dagli ‘It security specialist (44,58%) e dagli ‘App developer’ (26,10%). Cambia del tutto anche la tipologia dei contratti. Ad esempio, il mito del poto fisso sembrerebbe sparire completamente: secondo il 69,3% del campione, entro il 2025 le aziende dei settori It si rivolgeranno maggiormente a professionisti freelance e disposti a fornire le loro prestazioni su singoli progetti. Sarà poi sempre più diffusa la cosiddetta gig economy, caratterizzata dal lavoro ‘on demand’, che si attiva solo quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenze.

Bancomat e carte, arrivano le nuove regole europee

Pagamenti elettronici, debuttano in Italia le nuove regole europee. I cambiamenti – che fissano dei tetti alle commissioni interbancarie – riguardano sia il bancomat sia le carte di credito e hanno l’obiettivo dichiarato di ridurre l’utilizzo dei contanti a favore di una maggiore diffusione di sistemi di pagamento come le carte elettroniche.

Maggiore trasparenza a favore dei consumatori

Il regolamento di Bruxelles del 2015 – la norma che va recepita anche in Italia – ha l’obiettivo di mettere dei “paletti” su quello che riguarda i costi delle transazioni, ma anche di garantire una maggiore tutela e trasparenza ai consumatori. Nel nostro paese saranno la Banca d’Italia e per alcuni aspetti anche l’Antitrust a “controllare” che tutto sia in regola. In particolare, il regolamento di riferisce alle commissioni interbancarie, quelle cioè applicate da banca a banca. Obiettivo finale è arrivare a controllare, gradualmente, i costi legati alle operazioni bancarie.

Italiani fedeli al contante

Gli italiani si confermano dei fedelissimi dell’uso del contante. Nel nostro paese i pagamenti cash, seppure in diminuzione, sono ancora molto presenti e diffusi. Ecco perché l’abbassamento delle commissioni, il cui costo è spesso definito come uno degli ostacoli per la diffusione dei pagamenti elettronici anche per piccole somme, potrebbe servire a cambiare la situazione. Confcommercio, però, precisa che: “Il provvedimento va nella giusta direzione, ma i costi per le imprese rimangono elevati” mentre Confesercenti chiede invece che “l’intervento non venga utilizzato come scusa per introdurre sanzioni per chi non si dota di Pos”. Come infrastruttura il nostro Paese è nella media Ue: ci sono 41 milioni di carte di debito e quasi 14 di carte di credito in base ai dati Abi e le operazioni con i Pos sono salite nel primo semestre del 2017 mentre i prelievi agli Atm sono scesi.

Sportelli bancomat in diminuzione

Mentre si incentiva l’utilizzo di pagamenti elettronici, il numero degli sportelli bancomat scende a causa del taglio delle filiali bancarie. Ma diminuiscono anche i Pos che si attestano a 1,9 milioni e che sono diffusi soprattutto nel commercio.

Norme europee e tetti delle commissioni

Le norme europee recepite quindi prevedono che per i pagamenti tramite carta di debito e prepagata la commissione interbancaria per ogni operazione di pagamento non può essere superiore allo 0,2% del valore dell’operazione stessa; per le operazioni tramite carta di credito la commissione interbancaria per operazione non può essere superiore allo 0,3% del valore dell’operazione. Adesso restano da superare alcune resistenze, soprattutto culturali.

Cialde Lavazza A Modo Mio? Acquistale online

L’Italia si sa, è il paese del caffè per eccellenza: ne consumiamo circa 6kg a testa ogni anno e per nulla al mondo potremmo rinunciare a questo piccolo piacere quotidiano. Non parliamo solamente di una bevanda particolarmente amata, ma del fatto che il caffè in Italia rappresenti spesso un vero e proprio momento di convivialità: è perfetto durante una pausa di lavoro tra colleghi o per una chiacchierata al bar con un amico, ed è al tempo stesso un piacevolissimo distacco momentaneo dal lavoro e dallo stress del vivere quotidiano, un vero e proprio rituale durante il quale non vogliamo essere disturbati. Per anni la moka ha rappresentato tutta la cultura e la tradizione del caffè per gli Italiani, ed è stata persino simbolo dell’Italianità assieme ai classici spaghetti in alcuni spot pubblicitari riguardanti il nostro paese. In realtà gli Italiani, pur apprezzando il caffè fatto in casa, genuino ma semplice, hanno sempre preferito concedersi un caffè al bar quando possibile. Il motivo è semplice: il caffè del bar ha un gusto, un aroma ed una intensità che la moka difficilmente può raggiungere.

Questo è il motivo per il quale esiste nell’accezione comune una netta distinzione quando si parla di caffè fatto in casa e caffè del bar, decisamente due prodotti differenti. Eppure da qualche anno a questa parte non è più necessario recarsi al bar per bere un espresso con quella cremina e quell’aroma inconfondibile: ad esempio acquistando sul sito Cialdamia le ottime cialde Lavazza a Modo Mio consentono ogni volta di provare in casa tua tutto il gusto e l’aroma del vero caffè del bar. Grazie alle tantissime cialde a disposizione, appositamente selezionate tra quelle con le migliori miscele, sarà possibile gustare quella piacevolissima sensazione di benessere che solo un caffè di ottima qualità può darti.

Proprio così, grazie alle cialde e capsule Lavazza a Modo Mio non servirà più recarsi al bar per concedersi questo piccolo piacere quotidiano, ma potrai avere il gusto unico ed inconfondibile del caffè del bar a casa tua, con un semplicissimo gesto in pochi secondi sarà pronto per regalarti una tazzina piena di gusto ed energia.

RC Auto, scendono i prezzi dell’assicurazione. Buone notizie per gli automobilisti

Finalmente qualche buona notizia per gli automobilisti italiani, tartassati dai costi per il possesso e la gestione di un’automobile. In particolare, una delle voci di spesa più importante per gli automobilisti è l’assicurazione. Un giro d’affari non da poco, se si considera che la RC Auto riguarda oltre 40 milioni di italiani. Nei ultimi mesi, però, sembra che qualche vantaggio ci sia anche per gli utenti: le tariffe sarebbero scese di qualche punto percentuale. A dirlo è l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni, che monitora periodicamente l’andamento dei prezzi medi RC auto utilizzando un campione di 8 milioni di contratti relativi alle autovetture, rappresentativi di tutte le tipologie di assicurati e di tutti i canali di distribuzione (agenti, broker, telefoniche, internet) con l’obiettivo di considerare i costi effettivamente sostenuti per l’acquisto di una polizza.

Tariffe scese del 6% in un anno

In base alle osservazioni più recenti, il prezzo medio della RC auto per l’intero anno 2016 è stato di 423 euro. Si tratta di una cifra ridotta di circa il 6% rispetto al 2015. Ancora, negli ultimi tre mesi dello stesso anno, il prezzo medio è stato pari a 420 euro con la metà degli italiani che ha pagato meno di 379 euro per assicurare il proprio veicolo. L’analisi sottolinea inoltre che la riduzione di prezzo medio più marcata si è registrata nelle province del sud Italia.

Giù i prezzi anche nei primi mesi del 2017

In linea con l’indagine è la rilevazione dell’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, condotta su un campione rappresentativo dell’85% del mercato RC auto e, anche in questo caso, considerando tutti i canali distributivi. Ne emerge che, da marzo 2016 a marzo 2017, il prezzo medio per assicurare un’autovettura ha registrato una diminuzione pari al 3,6%.

Ma un’auto su 165 non è assicurata

La Polizia di Stato ha recentemente condotto un’operazione a tappeto su tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di individuare eventuali trasgressioni degli automobilisti all’obbligo dell’assicurazione. La super operazione ha coinvolto 103 province italiane e 408.883 vetture per verificare l’effettiva copertura assicurativa delle stesse. Al termine dei controlli, le Forze dell’Ordine hanno scoperto che che 2.419 vetture tra quelle esaminate sono risultate prive dell’assicurazione. Tradotto in numeri, significa che in Italia ogni 156 automobili ce n’è una senza copertura assicurativa. Le regioni che hanno registrato il maggior numero di sequestri per assenza della RC auto sono state Valle d’Aosta, Lombardia, Abruzzo, Campania e Sicilia.