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“Vicini e connessi”, Google a fianco delle attività commerciali: risorse online senza costi

Per gli esercizi commerciali tradizionali il 2020 sarà ricordato com un anno nero, fra lockdown, chiusure, procedure eccezionali per contrastare l’epidemia. Con la necessità di mettere in atto tutta una serie di misure per tenere il virus fuori dalla porta, compreso il fatto di contingentare il numero di clienti, spostare – almeno parzialmente – la propria attività sul web è diventato quasi un imperativo.

Subito e gratis

Per questo Google ha deciso di scendere in campo a fianco dei piccoli imprenditori. “In particolare in questo momento, sappiamo che quando le persone vogliono acquistare qualcosa spesso iniziano la loro ricerca online. E crediamo sia per loro utile sapere se i negozi del loro quartiere sono aperti, e se possono comprare proprio lì i prodotti che cercano. Vogliamo che in questa fase più che mai il digitale sia un alleato per il commercio locale: in linea con l’iniziativa di supporto alla ripresa economica del Paese annunciata questa estate con il progetto “Italia in Digitale”, aderiamo con piacere all’iniziativa “Vicini e Connessi” della Ministra per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione e mettiamo a disposizione dei commercianti strumenti per farsi trovare online e corsi dedicati alle competenze digitali, senza costi” si legge nel blog italiano del colosso di Mountain View.

Gli strumenti a disposizione

Obiettivo dichiarato è quello di far sì che commercianti e business locali possano non solo farsi trovare sul web, ma anche conquistare nuovi clienti mantenendo quelli già consolidati. Per questo, Google mette a disposizione gratuitamente quattro strumenti digitali, facili da utilizzare, in modo che anche i meno preparati sull’argomento possano sfruttare da subito tali risorse. Sono Google My Business, con cui i negozi possono creare il loro profilo e, in questo modo, avere una vera e propria vetrina digitale per farsi trovare su Ricerca Google e Google Maps; Google Shopping, che consente ai negozianti di inserire i propri prodotti senza costi sulla scheda di Google Shopping. Grazie a questo strumento è possibile mostrare a chi sta cercando un prodotto – e magari si trova vicino – la disponibilità della merce, magari per acquistarla online e ritirarla in negozio. Ancora, ci sono Grow My Store che fornisce tutti i supporti necessari a chi vuole aprire il proprio sito Internet e infine Google Digital Training, una piattaforma dedicata in lingua italiana con corsi, suggerimenti e consigli per promuovere e valorizzare la propria attività online.

Gli insight affidabili per affrontare il cambiamento

Se il cambiamento è stato una costante degli ultimi anni il Covid-19 ha scompigliato le regole del gioco, modificando le abitudini delle persone in tanti ambiti diversi. Anche quelle più consolidate, come il Natale. “Possiamo usare 3 parole chiave per descrivere il momento attuale: Disruption, Acceleration, Data Overload – spiega Enzo Frasio, Presidente di GfK Italia -. Esiste un’ulteriore complicazione: siamo esposti a una mole di dati e informazioni sempre più grande, difficile da gestire, da interpretare e da tradurre poi in azioni”. In un momento così “disruptive” le aziende devono perciò adattarsi velocemente al nuovo contesto, e individuare le informazioni davvero importanti.

Il sentiment dei consumatori italiani

Durante la Web Conference di GfK Italia, Signals from the noise, gli esperti GfK hanno esplorato gli scenari futuri del mercato e delle abitudini di acquisto dei consumatori.

“Prima delle vacanze i nostri dati mostravano un allentamento delle preoccupazioni degli italiani legate al Coronavirus, ma la risalita del contagio delle ultime settimane ha fatto invertire la tendenza: a ottobre il 40% si dichiarava molto preoccupato per il Covid-19, un dato in crescita del +7% rispetto al mese di luglio”, commenta Daniele Novello, Sub-Lead Consumer Insight.

Nonostante questo, le ricerche GfK mostrano un consumatore pronto a fronteggiare il momento delicato anche attraverso nuovi progetti di consumo: 1 italiano su 2 dichiara infatti l’intenzione di fare acquisti durante le promozioni del Black Friday 2020.

Trend consolidati per il largo consumo

“Di fronte alle difficoltà degli ultimi mesi, gli italiani hanno capito di non poter uscire da questa crisi da soli – continua Novello -. Sempre più persone (73%) si dichiarano orgogliose di essere italiane e guardano di conseguenza con maggior attenzione al Made in Italy, e più in generale ai marchi di cui condividono ideali e valori”.

Alcuni trend emersi durante l’emergenza sono entrati poi a far parte delle abitudini degli italiani per quanto riguarda la spesa di largo consumo. “Benessere, autenticità e sostenibilità – commenta Marco Pellizzoni, Commercial Lead Consumer Panels – saranno tra i vettori di crescita più importanti per i prossimi mesi e le aziende dovranno dimostrare vicinanza ai consumatori, attraverso innovazioni e comunicazioni in linea con le evoluzioni della domanda”.

Gli scenari a breve e a medio periodo

Il Natale 2020 sarà diverso dal solito: ci saranno meno spostamenti e meno ritrovi fuori dalla cerchia più ristretta. “La casa sarà ancora più al centro della vita della famiglia, sfondo per pranzi e cene, momenti di gioco e di lavoro, intrattenimento e comunicazione a distanza”, aggiunge Giuseppe Minoia, Insight Advisor.

Nel medio periodo da parte dei consumatori possiamo poi aspettarci un consolidamento della logica Rethink Spending, con una rimodulazione del modo di vivere, di pensare e comprare. “Anche i brand dovranno abbracciare la logica Rethink – sottolinea Minoia -. Oggi quindi per le aziende è più importante che mai riuscire a comunicare nel modo giusto, raccontando la propria storia, il proprio impegno di sostenibilità e il legame con il territorio”.

Boom dei monopattini in città. Ma per utilizzarli servono regole

I monopattini elettrici, silenziosi ed ecologici, ma anche tutti gli altri veicoli elettrici per la mobilità individuale, come hoverboard, segway, monowheel e, ovviamente, biciclette, sono il nuovo fenomeno che sta conquistando le città italiane. E potrebbero rappresentare la chiave per accelerare l’intero processo di revisione della mobilità urbana, come già è avvenuto e sta avvenendo in diversi Paesi, a partire da quelli del nord Europa. A spingere i monopattini e la loro diffusione sempre più massiccia sono soprattutto i timori legati all’utilizzo dei mezzi pubblici durante la pandemia. Migliaia di cittadini devono percorrere pochi chilometri per andare al lavoro, ma anche tanti giovanissimi, e ora preferiscono evitare di utilizzarli e scelgono i nuovi mezzi a disposizione.

Equiparati alle biciclette, pur con limiti specifici di utilizzo

Ma quali sono le regole per utilizzare i monopattini elettrici? “La materia – spiega il dirigente della Polizia Stradale Giandomenico Protospataro, che su Poliziamoderna ha condotto un’analisi su questo tipo di mezzi di trasporto – è stata regolata per la prima volta nel 2019 con l’avvio della sperimentazione, e successivamente, all’inizio di quest’anno, i monopattini sono stati equiparati alle biciclette, pur con limiti specifici di utilizzo in ambito urbano”.

E dunque, purché abbiano specifiche caratteristiche costruttive e funzionali, i monopattini elettrici possono circolare anche sulla carreggiata se non ci sono piste ciclabili disponibili.

Uso del casco per i conducenti minorenni e limite di velocità di 25 km/h

I monopattini elettrici però non possono invece circolare sulle carreggiate extraurbane né sulle strade urbane, che hanno limite di velocità più elevato di 50 km/h, o dove è vietata la circolazione dei velocipedi. Né, ovviamente, sui marciapiedi o negli spazi riservati ai pedoni.

“La conformazione strutturale di questo tipo di dispositivi – spiega ancora Protospataro – ha imposto delle regole ad hoc, pur essendo dal punto di vista giuridico equiparati alle biciclette, e dunque le regole d’utilizzo sono quelle previste dagli articoli 68 e 182 del codice della Strada”. Ovvero, uso del casco per i conducenti minorenni, limite di velocità di 25 km/h, divieto di trasporto di cose o passeggeri, e nessuna patente per guidarli, purché si abbiano 14 anni.   

Pesanti sanzioni amministrative e sequestro del veicolo se viene “modificato”

“Attenzione però – aggiunge il dirigente della Polstrada – il monopattino non deve avere un sellino o comunque un posto a sedere con altezza dal suolo superiore a 54 cm. Se lo avesse – continua Protospataro – dovrebbe essere considerato come un ciclomotore elettrico per il quale il Cds impone regole molto diverse”, come l’obbligo di omologazione, immatricolazione, targa, patente di guida, assicurazione, e casco omologato.

Circolare con un veicolo di questo tipo se si infrangono le regole può costare davvero molto caro, perché si applicano pesanti sanzioni amministrative pecuniarie, e il sequestro per la confisca del veicolo.

Arriva l’app che aiuta a non toccarsi il viso

È stato ripetuto fin dall’inizio dell’emergenza, e ormai lo sanno tutti: dopo lavarsi le mani, non toccarsi il viso è l’accorgimento più importante per evitare di contrarre il Coronavirus. Ma le abitudini sono difficili da sradicare, e quella di portare le mani al volto, soprattutto a naso, bocca, occhi, è un gesto quotidiano che facciamo più e più volte al giorno in maniera del tutto automatica, senza che ce ne rendiamo conto. Ma in questo periodo potrebbe costarci caro. E per aiutare le persone a ricordarsi di non toccarsi la faccia è arrivata un’app. si chiama No Touch Face, ed è l’applicazione sviluppata dal team del professor Domenico Prattichizzo al SIRSLab (Siena Robotics and Systems Lab) dell’Università di Siena, proprio per aiutare le persone a non toccarsi il viso.

Una notifica vibro-sonora avvisa di non avvicinare la mano al volto

“Basta uno smartwatch e piccoli magneti facilmente acquistabili online – spiega il professor Prattichizzo – per ricevere una notifica vibro-sonora non appena si avvicina la mano al viso”.

Si tratta di una semplice soluzione ma dal grande impatto sulla sicurezza delle persone, che spesso si espongono al contagio per colpa di disattenzioni. D’altronde, “combattere abitudini simili è fondamentale per diminuire il rischio di contrarre il coronavirus”, commenta Prattichizzo. Come funziona No Touch Face? In pratica l’applicazione sfrutta i sensori già integrati nei più comuni smartwatch per misurare il campo magnetico circostante, e rilevare la distanza a cui si trovano i magneti. Posizionando piccolissimi magneti su collane, orecchini e occhiali viene dunque delimitata una zona di sicurezza all’interno della quale l’applicazione genera una notifica di allarme, riferisce Askanews.

Una soluzione per tenere costante l’attenzione all’igiene

“È una soluzione facile e accessibile a tutti per tenere costante l’attenzione all’igiene – prosegue il professor Prattichizzo – ancor più utile nei luoghi pubblici, dove un momento di distrazione può far prendere all’abitudine il sopravvento”.

No Touch Face è un’applicazione gratuita attualmente disponibile per sistemi operativi WearOS. Il software è open-source e accessibile al sito ufficiale www.nofacetouch.org. Grazie al contributo collettivo sarà possibile migliorare e sviluppare l’applicazione anche per altri smart watches (Samsung, Apple, Huawei) per essere di aiuto a un numero sempre più alto di persone.

Un deterrente contro la diffusione dell’infezione

L’applicazione è nata dalla collaborazione tra l’Ateneo senese e l’Istituto italiano di tecnologia, e risponde all’attuale emergenza Covid-19 proponendosi come deterrente contro la diffusione dell’infezione.

Inoltre il progetto No Face Touch è parte dell’iniziativa dell’Istituto per la Robotica e le Macchine intelligenti, che in questo momento sta cercando a livello nazionale di contribuire alla prevenzione e cura del Covid-19.

Pagamenti digitali, le opportunità per gli esercenti

La Legge di Bilancio 2020 ha introdotto nuove misure per incentivare i pagamenti cashless da parte dei consumatori, e incoraggiare esercenti, professionisti e piccoli artigiani a dotarsi di Pos per l’accettazione dei pagamenti senza contanti. Da gennaio 2020 i consumatori potranno infatti portare in detrazione IRPEF al 19% solo le spese effettuate con strumenti tracciabili, come le carte di pagamento. Per questo motivo, sono sempre di più i clienti che chiedono ai professionisti privati del settore sanitario, ai centri sportivi e agli altri operatori che offrono servizi oggetto di detrazione, di poter pagare con il Pos. Dal 1° luglio, poi, i piccoli commercianti che utilizzano strumenti di pagamento elettronico potranno beneficiare di un credito d’imposta del 30% sulle commissioni bancarie per le transazioni.

Nuovi Pos per artigiani e studi medici

Per i piccoli esercenti e i professionisti che vogliono dotarsi di uno strumento semplice e pratico per l’accettazione dei pagamenti digitali, Nexi, l’azienda italiana che offre servizi e infrastrutture per il pagamento digitale a banche, aziende, istituzioni e Pubblica Amministrazione, ha lanciato l’offerta Welcome. Si tratta di un servizio consigliato soprattutto ad ambulanti e professionisti, come studi medici o artigiani (elettricisti e idraulici), senza canone Pos mensile, che permette di accettare tutte le principali tipologie di carte, compreso il Pagobancomat, con una commissione unica per le carte europee. E può essere usato anche in modalità mobile.

Ulteriori offerte arrivano dall’estero, come SumUp e myPOS

Inoltre, con Welcome, non è richiesta l’apertura di un conto corrente dedicato, poiché l’esercente potrà infatti usare il conto già aperto presso la sua banca.

Ulteriori offerte interessanti che propongono device a supporto dei pagamenti digitali per i piccoli esercenti arrivano dall’estero. Tra questi l’anglosassone SumUp, che propone il Pos in vendita e una commissione unica, e la spagnola myPOS, che lo offre in vendita con una commissione unica collegato a un conto corrente estero. SumUp e myPOS assicurano l’accettazione del circuito Pagobancomat e la manutenzione per tutta la durata del contratto, nonché l’assistenza telefonica in Italia.

Convenienza, facilità, trasparenza e un customer care efficace

Anche Nexi Welcome offre l’assistenza telefonica in Italia 24 ore su 24, 7 giorni alla settimana, non solo quindi nei giorni lavorativi. Inoltre, garantisce la manutenzione inclusa con sostituzione gratuita del Pos in caso di malfunzionamento per tutta la durata del contratto, non solo quindi per il primo anno. Insomma, convenienza, facilità, trasparenza e un customer care efficace. Avere un Pos non sarà più un peso per gli esercenti.

L’hashtag compie 12 anni: ecco come crearne uno “perfetto”

Buon compleanno hashtag: il cancelletto messo davanti a una parola per identificare un argomento e ricercarlo sui social è nato infatti il 23 agosto 2007 su Twitter. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti e oggi si utilizzano circa cento milioni di hashtag al giorno. Che dire, il simbolico è diventato molto, molto grande. La parola, frutto della combinazione fra “hash”, cancelletto, e “tag”, etichetta, nel 2014 è entrata a far parte del vocabolario con l’ingresso nel dizionario inglese Oxford.   

I consigli di Twitter per le cose da fare…

Ovviamente, anche il simbolo del cancelletto ha il suo #HashtagDay, che ricorre proprio nel giorno della sua nascita. Per l’occasione, Twitter ha diffuso una nota con tutte le cose da fare (e da non fare) per creare l’hashtag perfetto per una campagna di comunicazione vincente. La prima dritta è quella di realizzare hashtag brevi e facili da ricordare: occhio anche agli errori di battitura, altrimenti i tweet o i post sarebbero impossibili da trovare.

In seconda battuta, è opportuno fare delle ricerche per controllare se “l’etichetta” che si vuole utilizzare è già stata usata da altri e verificare quali sono gli hashtag associati al proprio brand. Twitter consiglia poi di pensare in grande: ovvero, è utile poter declinare l’hashtag anche in altri contesti, per unificare il messaggio e lavorare in coerenza su tutti i canali di comunicazione compresi, ad esempio, i cartelloni pubblicitari o gli altri social. Infine, bisogna dare agli utenti una buona ragione per utilizzare a loro volta quel preciso hashtag: in questo caso, può bastare un retweet.

… e quelle da non fare

Ci sono poi tutta una serie di indicazioni sulle cose da non fare, a cominciare da evitare l’abuso di hashtag. Per Twitter, uno o due hashtag possono essere sufficienti. Ancora, non serve forzare la mano: “l’hashtag è pensato per essere inclusivo, condivisibile e facilmente rilevabile. Se non si adatta in modo naturale a un Tweet, sembrerà forzato e l’effetto sarà controproducente” spiegano dal social con l’uccellino. Non utilizzare solo lettere maiuscole: si rischia uno sgradevole effetto “urlo”.

Gli hashtag più usati del 2019

Su Twitter, nei primi sette mesi del 2019 gli hashtag più di successo sono riferiti a trasmissioni televisive –  come #Amici18, #TemptationIsland, #GameOfThrones e #Gf16. Per quanto riguarda la musica, #Sanremo2019 è stato il più condiviso. Decisamente vivace anche la politica, con hashtag come #Salvini, #M5S, #PD, #Lega, #dimaio e #conte tra i più popolari. In tema sport, vince il calcio con gli hashtag#juventus, #milan, #inter, #asroma, #juve, #seriea, #calciomercato e #sarri tra i più condivisi.