Emerge dai dati Movimprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio: alla fine del 2024 l’anagrafe delle imprese italiane registra un bilancio positivo, con il saldo tra aperture e chiusure che si attesta a +36.856 unità.
Ma alle 322.835 iscrizioni di nuove attività economiche fanno eco 285.979 cessazioni, per un tasso di crescita della base imprenditoriale che si attesta a +0,62%.
Le dinamiche demografiche del sistema produttivo, seppur con segno positivo, fanno emergere segnali di difficoltà. In particolare, sul fronte del ritmo delle aperture di nuove imprese in alcune zone specifiche.
Segnato da uno dei tassi di natalità più contenuti degli ultimi 20 anni, il 2024 ha infatti registrato uno ‘zero’ nei registri anagrafici delle imprese nei territori di ben 478 Comuni.
Crescita concentrata in tre macro settori, idem in senso negativo
Oltre l’80% della crescita annuale (29mila imprese) si concentra in tre macro-settori: attività professionali scientifiche e tecniche (+10.845 imprese, +4,40%), costruzioni (10.636 imprese in più, +1,27%), alloggio e ristorazione (+8.125, +1,78%).
In modo quasi speculare, altri tre grandi comparti pesano in senso negativo: commercio (-10.129, -0,72%), agricoltura, silvicoltura, pesca (-7.457, -1,06%), attività manifatturiere (-4.137, -0,81%).
Dal punto di vista territoriale, si evidenziano segnali di crescita in tutte le quattro macro-ripartizioni geografiche del Paese, ma in termini assoluti, è il Mezzogiorno a contribuire maggiormente al saldo annuale: +13.684 imprese.
Andamento per forme organizzative
Le imprese costituite in forma societaria sono cresciute del + 3,25% (+60mila), ma a scapito delle altre forme organizzative, il cui numero si è complessivamente ridotto di oltre 24mila unità (-14mila società di persone, -10mila imprese individuali).
Escludendo il triennio 2020-2022, segnato dagli effetti della pandemia, il saldo positivo del 2024 si colloca poco al di sopra della media dell’ultimo decennio (33.169). Risultato di una lieve ripresa delle iscrizioni (circa +10.800), ma di una più marcata crescita delle cessazioni (circa -16.000) rispetto al 2023.
Il fenomeno delle “culle vuote” imprenditoriali
In venti anni si amplia il perimetro dei territori in cui si riscontra un’assenza assoluta di nuove iniziative imprenditoriali.
Dai 212 Comuni a zero natalità imprenditoriale del 2004 si arriva ai 478 rilevati tra gennaio e dicembre 2024. Quelli che nel corso dell’anno non hanno visto nascere attività d’impresa sono distribuiti in tutte le regioni italiane, con l’unica eccezione della Basilicata.
In termini assoluti, la concentrazione più elevata di ‘culle vuote’ si registra in Piemonte (126), seguito da Lombardia (103) e con grande distacco, da Sardegna (32).
Se si considera il rapporto tra questi comuni e il totale dei comuni presenti nelle rispettive regioni, emergono differenze interessanti. Che indicano come la geografia dei sistemi imprenditoriali locali sia fortemente condizionata da quella fisica dei territori su cui insistono le attività d’impresa.