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Ville e immobili di prestigio a Monza e in Brianza

Il mercato degli immobili di lusso a Monza e in Brianza, siano esse ville, attici o immobili di un certo prestigio, ha un punto di riferimento di assoluto valore: l’agenzia immobiliare di Monza Giordano Mischi. Questa agenzia è specializzata nel mercato delle soluzioni di alto standing abitativo, per la zona di Monza (sia il centro storico che in prossimità del parco) che dell’intera Brianza.

Una solida realtà del settore che vanta ormai più di 30 anni di esperienza e di soddisfazioni, con un minimo comun denominatore: il soddisfacimento del cliente. I consulenti Giordano Mischi infatti, assistono e supportano chi ha necessità di acquistare o vendere un immobile dall’inizio alla fine della propria esperienza in agenzia, sempre con il massimo della chiarezza e della trasparenza.

All’interno del sito è possibile scoprire in anteprima alcune delle soluzioni di prestigio che l’agenzia Giordano Mischi propone, filtrando i risultati della ricerca in base alle proprie preferenze in fatto di tipologia, zona, numero di locali, bagni e fascia di prezzo. Sarà così possibile escludere a priori le soluzioni che non hanno i requisiti desiderati e visualizzare soltanto quelle che sono potenzialmente interessanti, e sfruttare così l’ampia galleria fotografica di cui ogni immobile dispone.

In questa maniera sarà davvero semplice andare ad individuare la soluzione perfetta per soddisfare le proprie esigenze e quelle della famiglia, con la consapevolezza di poter contare sull’assistenza e la consulenza qualificata di uno staff sempre aggiornato sulla normativa di riferimento. Proprio l’alto profilo della consulenza ha fatto si che Giordano Mischi divenisse negli anni una realtà solida e affermata di questo settore, non solo per il supporto che offre in tutte le fasi che precedono l’acquisto o la vendita di un immobile, ma garantendo altresì assistenza anche per il periodo successivo.

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Come individuare il condizionatore perfetto per le proprie necessità

Tipicamente, quando arriva il periodo estivo, cominciamo a pensare di acquistare un condizionatore d’aria per rendere più piacevole la temperatura dell’aria in casa. Quel che bisogna tenere in considerazione è la scelta in funzione della potenza necessaria a raffreddare bene l’aria all’interno della stanza in cui pensiamo di installarlo.

È importante fare questo ragionamento perché altrimenti il rischio è quello di fare un acquisto errato andando a scegliere un dispositivo sovradimensionato o sottodimensionato.

Come determinare la potenza di un condizionatore d’aria

La potenza di un condizionatore d’aria è espressa in BTU, che è una unità di misura che va ad indicare la quantità di energia necessaria indispensabile per riuscire ad aumentare la temperatura dell’acqua. Questo parametro è sempre ben visibile sulla confezione di un condizionatore d’aria o sulla sua scheda tecnica, ed è proprio il parametro di riferimento che dobbiamo analizzare per capire quanto quell’apparecchio sia potente.

Per capire di quanti BTU abbiamo bisogno è necessario andare a misurare quanti metri quadrati sia l’ambiente in cui lo vogliamo andare ad installare ed effettuare un semplice calcolo. Basta infatti andare ad effettuare la moltiplicazione della dimensione dell’ambiente per 300.

Nel caso di una stanza da 25 metri quadri ad esempio, viene fuori che abbiamo bisogno di un climatizzatore della potenza di circa 7500 BTU. Questo è un calcolo che ha un margine di errore basso e che consente di effettuare un acquisto mirato.

L’efficienza energetica di un condizionatore

Oltre alla potenza dobbiamo chiaramente considerare la classe energetica, considerando che la A+++ è la più efficiente, dato che proprio da questo parametro dipende buona parte del consumo di energia elettrica. Da questo punto di vista, bisogna ricordare che i moderni condizionatori Mitsubishi sono in assoluto tra i più efficienti e quelli maggiormente in grado di garantire un risparmio energetico consistente a fronte di una resa ottimale.

Tenendo a mente il calcolo della potenza espressa in BTU e l’efficienza energetica di ogni singolo dispositivo sarà davvero facile andare ad individuare il condizionatore perfetto per le nostre necessità.

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Caffeblabla.it, il primo (vero) portale dedicato al caffè

Che il caffè sia un elemento omni-presente nella vita dell’italiano medio crediamo sia fuori discussione: di quanti altri alimenti, abitudini o attività possiamo dire lo stesso? Del latte? Delle patatine? Della sigaretta? No, il caffè è il caffè, e che sia un espresso al bar prima di entrare in ufficio, alla macchinetta in pausa o dalla classica moka comodamente seduti sul divano leggendo un giornale, poco cambia.

E allora perchè non dedicare un intero sito web al mondo del caffè? Direte voi, già ne esistono… ah sì? E quali? Non ne abbiamo trovati che offrissero contenuti freschi, originali, piacevoli, in un contesto grafico moderno ed accattivante, ma solo mini portali direttamente legati a qualche brand e pieni di banner pubblicitari… oppure con contenuti anche validi, ma oggettivamente bruttini.

Ecco allora il nostro consiglio di oggi: http://www.caffeblabla.it, il primo (vero) portale dedicato interamente al mondo del caffè in tutte le sue forme. Curiosità, storia, tendenze, ricette, benessere e chi più ne ha più ne metta… Un progetto nato dalla passione per il caffè, finalizzato a diffondere ogni aspetto legato a questo importante, imprescindibile componente della vita quotidiana di tutti noi. Notizie attuali, fresche, ben scritte… e a breve anche quiz, giochi ed altri elementi interattivi.

Visitatelo e condividete!

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Detrazioni, fino al 50% anche per l’acquisto di mobili

C’è tempo sino alla fine del 2017 per avere la possibilità di ottenere detrazioni pari al 50% per gli acquisti di mobili e grandi elettrodomestici. Precisa l’Agenzia delle Entrate sul proprio sito e ci conferma Pedrazzini Arreda, punto vendita cucine a Milano: “Si può usufruire di una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni) destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione”.

Quando e come

Le persone interessate ad accedere alla possibilità di detrazione devono sapere che per ottenerla “è indispensabile realizzare una ristrutturazione edilizia – e usufruire della relativa detrazione (10mila euro massimo di spesa ammessa in detrazione) – sia su singole unità immobiliari residenziali sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali”. Tale detrazione è valida anche quando i beni acquistati servono per arredare un ambiente diverso dall’immobile oggetto di intervento edilizio. Però occorre sapere che “Per ottenere il bonus è necessario che la data dell’inizio dei lavori di ristrutturazione preceda quella in cui si acquistano i beni”. L’Agenzia dell’Entrate precisa che non è necessario che le spese di ristrutturazione siano precedenti a quelle dell’acquisto degli arredi: “La data di avvio dei lavori può essere dimostrata da eventuali abilitazioni amministrative, dalla comunicazione preventiva all’Asl, se è obbligatoria”.

Gli interventi necessari

Gli interventi necessari per usufruire della detrazione sono:

– manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia di singoli appartamenti (mentre i lavori di manutenzione ordinaria – tinteggiatura pareti e soffitti, sostituzione di pavimenti o infissi esterni e rifacimento di intonaci interni – non danno diritto al bonus);

– ricostruzione o ripristino di un immobile danneggiato da eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza;

– restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia di interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie che entro 18 mesi dal termine dei lavori vendono o assegnano l’immobile;

– manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia su parti comuni di edifici residenziali.

L’arredo nuovo si può detrarre

Questa possibilità vale per la maggior parte dei mobili nuovi. Una buna occasione per fare un restyling della propria casa, possibilmente scegliendo pezzi di qualità e di design come quelli esposti da Pedrazzini Arreda. La detrazione spetta per mobili nuovi come letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi e apparecchi di illuminazione. La stessa regola vale per gli elettrodomestici nuovi di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni) secondo quanto rilevabile dall’etichetta energetica. L’acquisto è comunque agevolato per gli elettrodomestici privi di etichetta a condizione che non ne sia stato ancora previsto l’obbligo. Tra le spese da portare in detrazione si possono includere quelle di trasporto e di montaggio.

Quanto si può detrarre

Indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione, la detrazione del 50% va calcolata su un importo massimo di 10mila euro riferito, complessivamente, alle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici.

E come

Per ottenere la detrazione occorre indicare le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o ‘Redditi persone fisiche’): per averla occorre effettuare i pagamenti con bonifico o carta di debito o credito. Non si può pagare con assegni, contanti o altri mezzi. L’acquirente dovrà conservarla ricevuta del bonifico; la ricevuta di avvenuta transazione (per i pagamenti con carta di credito o di debito); la documentazione di addebito sul conto corrente; le fatture di acquisto dei beni e servizi acquistati.

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Cialde Lavazza A Modo Mio? Acquistale online

L’Italia si sa, è il paese del caffè per eccellenza: ne consumiamo circa 6kg a testa ogni anno e per nulla al mondo potremmo rinunciare a questo piccolo piacere quotidiano. Non parliamo solamente di una bevanda particolarmente amata, ma del fatto che il caffè in Italia rappresenti spesso un vero e proprio momento di convivialità: è perfetto durante una pausa di lavoro tra colleghi o per una chiacchierata al bar con un amico, ed è al tempo stesso un piacevolissimo distacco momentaneo dal lavoro e dallo stress del vivere quotidiano, un vero e proprio rituale durante il quale non vogliamo essere disturbati. Per anni la moka ha rappresentato tutta la cultura e la tradizione del caffè per gli Italiani, ed è stata persino simbolo dell’Italianità assieme ai classici spaghetti in alcuni spot pubblicitari riguardanti il nostro paese. In realtà gli Italiani, pur apprezzando il caffè fatto in casa, genuino ma semplice, hanno sempre preferito concedersi un caffè al bar quando possibile. Il motivo è semplice: il caffè del bar ha un gusto, un aroma ed una intensità che la moka difficilmente può raggiungere.

Questo è il motivo per il quale esiste nell’accezione comune una netta distinzione quando si parla di caffè fatto in casa e caffè del bar, decisamente due prodotti differenti. Eppure da qualche anno a questa parte non è più necessario recarsi al bar per bere un espresso con quella cremina e quell’aroma inconfondibile: ad esempio acquistando sul sito Cialdamia le ottime cialde Lavazza a Modo Mio consentono ogni volta di provare in casa tua tutto il gusto e l’aroma del vero caffè del bar. Grazie alle tantissime cialde a disposizione, appositamente selezionate tra quelle con le migliori miscele, sarà possibile gustare quella piacevolissima sensazione di benessere che solo un caffè di ottima qualità può darti.

Proprio così, grazie alle cialde e capsule Lavazza a Modo Mio non servirà più recarsi al bar per concedersi questo piccolo piacere quotidiano, ma potrai avere il gusto unico ed inconfondibile del caffè del bar a casa tua, con un semplicissimo gesto in pochi secondi sarà pronto per regalarti una tazzina piena di gusto ed energia.

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Gonfiabili per Bambini

Che tu gestisca un asilo nido, che tu abbia in carico un’area giochi, che tu sia il responsabile di un acqua park o di qualsiasi altro tipo di struttura in cui è previsto che i piccoli possano divertirsi, sarai certamente interessato ad ogni tipo di soluzione innovativa e accattivante che possa aiutarti a rendere la tua struttura o play area ancora più bella e attraente per i bambini. In commercio esistono tante soluzioni atte ad abbellire gli spazi dedicati ai più piccoli, ma nessuno di questi è in grado di dare veramente quel valore aggiunto e quel tocco di novità di cui avverti il bisogno. Probabilmente, il motivo di ciò risiede nel fatto che non conosci ancora la qualità e l’innovatività dei prodotti realizzati da Go Leisure. Questa importante realtà del settore produce e commercializza fantastiche soluzioni per arricchire, allestire, decorare e colorare al meglio qualsiasi tipo di spazio dedicato ai bambini, che saranno liberi di divertirsi nella maniera più sfrenata e sempre in grande sicurezza, sia dal punto di vista pratico (cadute, scivolate) che dal punto di vista prettamente qualitativo dei materiali, ignifughi e di prima scelta. Tra i tanti prodotti proposti da Bll Park, vi sono splendidi gonfiabili per bambini, scenografie 3D, gonfiabili acquatici, giochi in plastica, arredi e complementi. Davvero una selezione vasta e articolata di soluzioni, ideali per risolvere qualsiasi necessità di allestimento spazi ludici, che farà in modo questi possano distinguersi per la bellezza e l’innovazione degli elementi e delle attrezzature messe a disposizione dei piccoli. Proprio così, la vostra ludoteca o area giochi sarà presto riconosciuta nell’immaginario dei bimbi, e dei loro genitori, come quel luogo in cui i giochi sono “più belli”, e sarà di conseguenza preferita alle altre strutture vostre concorrenti. E’ possibile contattare Bll Park al numero +390392497489 o inviare una mail a info@go-leisure.com

L’algoritmo Mum potenzia le ricerche su Google. Grazie all’AI

“Oggi ci sono più informazioni accessibili rispetto al passato e i progressi nell’Intelligenza Artificiale trasformeranno radicalmente il modo in cui utilizziamo tali informazioni”, spiega Prabhakar Raghavan, Senior Vice President di Google in occasione dell’evento annuale in streaming Search On. Google vuole potenziare ulteriormente il suo motore di ricerca, e spinge l’acceleratore sull’Intelligenza Artificiale. Questa volta la parola chiave è Mum, acronimo di Multitask Unified Model, un nuovo algoritmo in grado di fornire risultati anche alle richieste più complesse in termini di contenuti, video e immagini.

Novità per l’app Lens anche per i video

Le novità presentate da Google durante Search On arriveranno nei prossimi mesi per tutti gli utenti del motore di ricerca. La prima riguarda la ricerca per immagini attraverso Lens, l’app lanciata nel 2017. Più in particolare, basterà toccare l’icona dell’app per inquadrare la foto di ciò che stiamo cercando, come ad esempio una bici o una maglietta, per chiedere a Lens di trovare qualcosa simile o di averne una descrizione dettagliata. Si tratta di una modalità di ricerca ‘inquadra-e-chiedi’, che potrà rendere più facile anche trovare il punto esatto all’interno di un video che ci interessa. Quanto ai video, il nuovo algortimo Mum consentirà di trovare argomenti correlati all’interno di un filmato, anche quelli che non sono esplicitamente menzionati. Questo è possibile “in base alla comprensione avanzata delle informazioni nel video”, dichiara Google.

Arriva la funzionalità ‘Cose da sapere’

La prima versione di questa funzione verrà lanciata nelle prossime settimane, “con ulteriori miglioramenti visivi in arrivo nei prossimi mesi”, spiega Google. I progressi nell’Intelligenza Artificiale, porteranno poi anche a una pagina di Ricerca rinnovata e più visiva, che comprenderà la funzionalità ‘Cose da sapere’, per approfondire nuovi argomenti, anche personalizzandoli a seconda dell’utente. D’altronde, lo slogan scelto per promuovere l’appuntamento annuale dedicato alle novità quest’anno è: ‘Ogni risposta porta a una nuova domanda’.

Con Address Maker chi non ce l’ha può avere un indirizzo

Arrivano poi su Google Maps anche il dettaglio degli incendi e delle informazioni sul clima, ma anche la possibilità per chi non ce l’ha di avere un proprio indirizzo grazie all’app Address Maker. Il test è già partito in alcune comunità africane, riporta Ansa.  “Con l’Intelligenza artificiale di Google e le informazioni sulla mappatura – aggiunge ancora la società di Mountain View durante l’evento Search On -, le persone e le organizzazioni di tutto il mondo possono accedere a informazioni utili e affidabili, necessarie per fare progressi nell’affrontare sfide globali come il cambiamento climatico”.

I nuovi manager? Devono essere dei remote leader

Lo smart working, entrato prepotentemente nelle nostre vite professionali, pare essere destinato a proseguire anche oltre l’emergenza pandemica. Da necessità, il lavoro da remoto è diventato una nuova modalità. Per fare una fotografia di quello che è accaduto a livello italiano, un recente studio evidenzia che il 72% delle imprese ha introdotto o potenziato il lavoro a distanza per tutti o per una parte dei dipendenti con l’inizio della pandemia, e l’86% di queste ha continuato a operare con questa modalità nel 2021, con i due terzi che proseguiranno anche in futuro. Lo evidenzia l’Hr Trends & Salary Survey 2021, la ricerca condotta da Randstad Professionals – la divisione specializzata nella ricerca e selezione di middle, senior e top management di Randstad – in collaborazione con l’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli (Asag) dell’Università Cattolica, che tra l’1 marzo e il 7 giugno 2021 ha intervistato 350 direttori Hr italiani sulle principali tendenze nelle risorse umane.

Le doti dei manager a distanza

Ovviamente il lavoro da remoto ha rivoluzionato anche le doti che oggi vengono richieste ai manager, che devono esprime la loro leadership a distanza. Oltre alla capacità di ascolto e all’empatia, caratteristiche condivise con i manager tradizionali e considerate fondamentali rispettivamente dal 26% e dal 23% dei direttori Hr, ai nuovi ‘remote leader’ sono richieste capacità di comunicare efficacemente (24%) e di coinvolgere i collaboratori (19%), abilità di gestione e pianificazione (17%, +13% rispetto ai leader tradizionali), affidabilità e capacità di costruire legami di fiducia (12%, +7%) e attenzione alla misurazione dei risultati (11%, assente fra i leader tradizionali).

Le sfide del prossimo futuro

“La pandemia e la diffusione dello smart working hanno cambiato anche le priorità sul tavolo dei direttori Hr. La principale sfida che dovranno affrontare nel 2021 è infatti la creazione e il mantenimento di un buon ambiente di lavoro che tenga conto delle specificità del lavoro a distanza o ibrido (52%, +11% rispetto al 2020), seguita dall’impegno per trattenere i migliori talenti già presenti in azienda (46%, +6%) e dall’incremento delle performance e della produttività (46%, stabile rispetto allo scorso anno, quando era in prima posizione)” riporta lo studio di Randstad. Nella fase di selezione dei candidati da inserire in azienda le caratteristiche più ricercate sono competenze professionali specifiche del ruolo (66%), attitudini relazionali e comunicative (59%), capacità di lavorare in team (54%) e esperienza lavorativa nel settore (49%).

Social e percezione del proprio corpo, problemi per 1 ragazza su 3

I social potrebbero non essere proprio i migliori compagni di crescita per le ragazze. Lo rivelano le dirette interessate: una su tre, infatti, ha mostrato disturbi relativi alla percezione del proprio corpo, disturbi collegati direttamente all’utilizzo di Instagram e Facebook. A dirlo è proprio una ricerca interna alla famiglia di social che fa capo a Mark Zukerberg, ricerca svelata attraverso le pagine del Wall Street Journal.

Il prezzo del successo

Il problema riguarda in particolar modo Instagram, la piattaforma che più delle altre si basa sulle immagini e che ha lanciato un’infinità di influencer. Ovvio che l’obiettivo del social sia vincere la “concorrenza” dei competitor, come Snapchat e Tik Tok, e per questo nel corso degli anni tra storie e reel il bombardamento di immagini, video, contenuti sponsorizzati o meno è diventato davvero imponente.Sotto il profilo dell’azienda, un successo: i più giovani adorano Instagram (e anche per questo lasciano Facebook), tanto che la platea è di un miliardo di utenti al mese. Ma, come in tutte le cose, c’è forse un rovescio della medaglia: “La tendenza a condividere solo i momenti migliori, gli scatti più curati, i corpi più perfetti, può creare problemi a chi non è attrezzato per sfuggire a impietosi paragoni” riporta Adnkronos. E secondo diversi gruppi di attivisti i danni sarebbero subito soprattutto da preadolescenti e adolescenti.

I pericoli per le più giovani

E’ stato lo stesso gruppo di Facebook ha condurre delle ricerche su questi temi e ora i dati, frutto di tre anni di raccolta, sono stati condivisi dal Wall Street Journal. In effetti, le analisi fatte in casa dal social hanno evidenziato i potenziali pericoli di Instagram per la salute mentale delle ragazze adolescenti. Secondo le ricerche, almeno una ragazza su tre ha rivelato di aver sviluppato disturbi della percezione del proprio corpo collegati all’uso di Instagram, e in molti hanno ammesso che l’uso del social provocava angoscia e un aumento di tendenze depressive. Come è emerso da presentazioni aziendali a uso interno “Il 32% delle adolescenti hanno dichiarato che nel momento in cui si sentivano insicure riguardo al loro corpo, Instagram le ha fatte sentire peggio” e ancora “Abbiamo peggiorato l’immagine di sé di una ragazza su tre”

“Modificare quella parte della cultura di Instagram troppo focalizzata sull’esteriorità”

Anche il paragone con i competitor è impietoso: come scrive Adnkronos, sui report si legge che  “Il confronto è peggiore su Instagram”, che TikTok è “collegato alla performance” e Snapchat è “protetto dall’uso di filtri giocosi”. Karina Newton, a capo dei rapporti con il pubblico di Instagram, ha spiegato in un post che sono allo studio nuovi sistemi per spingere gli utenti a non cadere in fissazioni malsane: “Stiamo esplorando dei modi per invogliare gli utenti a esplorare diversi argomenti, proponendo contenuti che siano di ispirazione e conforto, e siamo ottimisti che questo possa aiutare a modificare quella parte della cultura di Instagram troppo focalizzata sull’esteriorità”. 

Twitter, con Super Follows i creatori guadagnano con gli abbonamenti

Twitter lancia ufficialmente la funzione Super Follows, che consente ai creatori di vendere abbonamenti per l’accesso a contenuti speciali.
Personaggi famosi, musicisti, attori, influencer, giornalisti, esperti ora potranno offrire contenuti ai propri abbonati a una tariffa compresa tra i tre e i 10 dollari al mese. La piattaforma non percepirà più del 3% degli abbonamenti come commissione di transazione fino a quando un creatore non raccoglierà 50.000 dollari, a quel punto la quota di Twitter salirà al 20%.  L’esperimento parte da Usa e Canada, ed è al momento valido per l’app Twitter su piattaforma iOs. In seguito sarà disponibile anche sugli smartphone dotati di software Android, riporta Ansa

Creare un livello extra di conversazione

Insomma, Super Follows è un nuovo modo di guadagnare entrate mensili condividendo contenuti riservati agli abbonati con i loro follower su Twitter. “Con Super Follows, le persone possono creare un livello extra di conversazione su Twitter condividendo Tweet bonus, e altro ancora, per interagire in modo autentico con i follower più coinvolti. Il tutto guadagnando denaro”, spiega in un post di Twitter Esther Crawford, product manager della piattaforma.
La creazione di contenuti Super Follows è per chiunque intenda guidare la conversazione pubblica su Twitter, inclusi attivisti, giornalisti, musicisti, scrittori, giocatori, appassionati di astrologia, esperti di bellezza, comici, e tanti altri.

Interagire con i Super Follower cercando il badge Super Follower

Attraverso Super Follows, le persone possono impostare un abbonamento mensile di 2,99, 4,99 o 9,99 dollari al mese per monetizzare bonus, e contenuti ‘dietro le quinte’ per i loro follower più coinvolti. E i follower ottengono un accesso extra speciale ai loro pensieri non filtrati, anteprime anticipate e conversazioni riservate agli abbonati dai loro account preferiti.
“I creatori possono trovare e interagire con i loro Super Follower cercando il badge Super Follower. Questi badge pubblici verranno evidenziati sotto il nome dei Super Follower ogni volta che rispondono al Tweet di un creator”, aggiunge Crawford.

Chi può impostare un abbonamento? 

“Abbiamo appena iniziato e quindi per ora, un piccolo gruppo negli Stati Uniti che ha presentato domanda può impostare un abbonamento Super Follows – spiega ancora Esther Crawford -. Le persone possono continuare a fare domanda per iscriversi alla lista d’attesa per configurare un abbonamento Super Follows aprendo la barra laterale sulla timeline principale, toccando Monetizzazione, quindi selezionando Super Follows. Per essere idoneo per la lista d’attesa in questo momento, devi avere 10K o più follower, avere almeno 18 anni, aver twittato 25 volte negli ultimi 30 giorni, essere negli Stati Uniti e seguire la nostra politica sui super follower”. 

In riunione con Workrooms di Facebook, prima applicazione del metaverso

In riunione con i colleghi o i partner, ma con il proprio Avatar. E’ un po’ questo il senso dell’ultima novità di Facebook appena annunciata da Mark Zuckerberg nel corso di una conferenza stampa. Si tratta di Workrooms, che rappresenta la prima applicazione del metaverso. In estrema sintesi, si tratta di un’app che consente di svolgere gli incontri di lavoro (e non solo) in realtà virtuale. Sulla base delle prime anticipazioni, Horizon Workrooms è una sorta di mix tra il videogame The Sims e app già esistenti di social networking in VR, anche se il concetto che sta alla base del progetto è diverso.

Pensato per il lavoro da remoto

Come moltissime altre soluzioni digitali nate ed “esplose” nel corso delle limitazioni dovute alla pandemia, che hanno comportato il boom dello smart working, anche Workrooms di Facebook si propone come soluzione alle frequenti riunioni online che negli ultimi mesi hanno sostituito quelle in ufficio. Ecco perché l’app si “pone quale surrogato di una tradizionale giornata lavorativa in cui attività personali si mischiano a quelle di gruppo, pausa caffè inclusa” spiega una nota ripresa da Ansa. 

Servono i visori Oculus Quest

Per avere accesso a Horizon Workrooms è necessario avere gli Oculus Quest, i visori, giunti di seconda versione che funzionano anche senza collegamento al computer. 
“In futuro, lavorare insieme sarà uno dei modi principali in cui le persone utilizzeranno il metaverso” ha scritto Mark Zuckerberg in un post su Facebook. “Workrooms è un’esperienza di realtà ibrida. In combinazione con la nuova app Oculus Remote Desktop per Mac e Windows, si avrà rapido accesso al computer dalla VR. E grazie agli avatar e all’audio spaziale di alta qualità e a bassa latenza, ci si sentirà come in una stanza reale” precisa ancora una nota della società. Ogni stanza di Workrooms offre uno spazio per la lavagna virtuale: per la prima volta si può usare il controller girandolo e scrivendo come fosse una penna. È possibile configurare il layout della stanza virtuale per le presentazioni, a disposizione posti a sedere e l’intera stanza si adatta alle dimensioni del tuo gruppo. Sono supportate fino a 16 persone in VR contemporaneamente, e fino a 50 persone in totale in una chiamata, compresi i partecipanti video. Il termine “metaverso”, coniato nel romanzo del 1992 “Snow Crash”, è usato per descrivere luoghi accessibili attraverso diverse piattaforme in cui convergono il fisico e il digitale. 

Sharing mobility, resiste anche ai tempi del Covid: monopattino superstar

Durante un anno difficile e con tante limitazioni come è stato il 2020 non stupisce che anche le varie forme di mobilità condiviosa abbiamo subìto una decisa battuta d’arresto. Le percorrenze dei mezzi di questo specifico comparto hanno infatti registrato un calo complessivo del 30,6%. Meglio, in ogni caso, rispetto ai trasporti tradizionali: nell’anno del Covid il servizio ferroviario regionale, ad alta velocità e il servizio di trasporto aereo sono calati rispettivamente del 38%, 66% e 69%. Questi dati emergono dall’Osservatorio Nazionale sulla sharing mobility, promosso dal Ministero della Transizione Ecologica, dal Ministero delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e composto dagli operatori di sharing, dalle amministrazioni cittadine e dai centri di ricerca, che ha anticipato anche alcuni dati del 2021 in sei città. Dai dati emerge che l’uso di tutti i servizi di sharing è cresciuto sensibilmente nel 2021 ritrovando nelle prime due settimane di giugno i valori medi prepandemia (media 2019) e lo scootersharing è il servizio che ha recuperato terreno più velocemente, seguito dal bike sharing e, ultimo, dal car sharing.

Il debutto dei monopattini è stato un successo 

L’insieme dei servizi di sharing mobility ha sperimentato un calo annuale complessivo delle percorrenze solo del -30,6%, inferiore rispetto ad altri servizi di mobilità, che dimostra come la sharing mobility sia fortemente consolidata nelle città italiane. Questo calo tutto sommato contenuto si deve anche al debutto nei maggiori centri italiani del servizio di monopattini in sharing, i quali, pur apparendo in un contesto così critico, hanno dimostrato una grande espansione d’offerta in termini di veicoli, operatori e città servite e un forte gradimento da parte degli utenti, tanto che oggi un veicolo condiviso su 3 è un monopattino. Arrivati in Italia sul finire del 2019, i servizi di monopattino in sharing realizzano numeri senza precedenti nell’anno della pandemia, diventando in 12 mesi il servizio più diffuso in Italia, quello più presente nelle città del Sud, quello con più veicoli operativi sulle strade, nonché quello che realizza il maggior numero di noleggi nel 2020. Nel 2020 sono stati compiuti 7,4 milioni di noleggi in monopattino e percorsi 14,4 milioni di chilometri. Rispetto al 2019, nel 2020 aumenta la durata (12,1 minuti) e la distanza dei noleggi (1,8 km) effettuati con questo nuovo tipo di veicolo. 

Calano invece carsharing e bikesharing

Performance diverse per il carsharing, il settore che ovviamente ha risentito di più delle limitazioni alla mobilità. Come le chiusure e il lockdown, sono venuti meno alcuni segmenti di domanda tipici di questo servizio. Soffre un po’ pure il bikesharing – anche se sta cambiando volto con l’arrivo sempre più consistente nelle flotte di e-bike – sia per la concorrenza dei monopattini per la micromobilità sia perché sono mancate larghissime fasce di fruitori, come i pendolari o gli studenti.

La tecnologia non rende stupidi, anzi, esalta le nostre capacità cognitive

È un luogo comune quello per cui la tecnologia e l’uso di smartphone e tablet ci renda ‘stupidi’, sembra infatti che non comprometta le nostre abilità cognitive, ma le esalti e le convogli verso ciò che oggi realmente ci serve. In pratica, quello che gli smartphone e la tecnologia digitale sembrano fare è semplicemente cambiare il modo in cui utilizziamo le nostre capacità cognitive. Lo ha scoperto un articolo dell’Università di Cincinnati, pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour. È noto che della tecnologia non ne possiamo più fare a meno, e che si è arrivati a un utilizzo sempre più massiccio di telefonini e device, ormai entrati nelle nostre vite tanto che non potremmo più rinunciare a essere connessi, comunicare e svolgere molte delle nostre attività quotidiane senza l’ausilio di un dispositivo tecnologico. La buona notizia quindi è che usare la tecnologia non abbassa le nostre capacità intellettuali.

Contrordine, i telefonini integrano il pensiero aiutandoci a eccellere

“Nonostante i titoli – afferma il professor Anthony Chemero, co-autore dell’articolo – non ci sono prove scientifiche che dimostrino che gli smartphone e la tecnologia digitale danneggino le nostre capacità cognitive biologiche”. Nel documento, il professor Anthony Chemero e i colleghi della Rotman School of Management dell’Università di Toronto espongono l’evoluzione dell’era digitale, spiegando come la tecnologia intelligente integri il pensiero, aiutandoci così a eccellere.

I cambiamenti ci sono, ma sono benefici

“Quello che gli smartphone e la tecnologia digitale sembrano fare è cambiare il modo in cui utilizziamo le nostre capacità cognitive”, specifica l’esperto, aggiungendo che “questi cambiamenti sono in realtà benefici”.
Un esempio? Lo smartphone conosce la strada per lo stadio in modo che si non debba consultare una mappa cartacea o chiedere indicazioni, il che ‘libera’ energia cerebrale per pensare ad altro. Lo stesso vale in un ambiente professionale. “Non risolviamo complessi problemi matematici con carta e penna o memorizziamo numeri di telefono nel 2021”, aggiunge Chemero.

Integrati dalla tecnologia siamo in grado di svolgere compiti più complessi

Inoltre, la tecnologia intelligente aumenta le capacità decisionali in situazioni difficili da risolvere da soli, riporta una notizia Ansa. Un esempio pratico? Quando ci troviamo in una città dove non siamo mai stati la tecnologia GPS sui telefonini non solo può aiutarci ad arrivare senza problemi in un luogo prestabilito, ma ci consente di scegliere un percorso in base alle condizioni del traffico.
“Il risultato – spiega ancora il professor Chemero – è che, integrati dalla tecnologia, siamo effettivamente in grado di svolgere compiti molto più complessi di quanto potremmo fare unicamente con le nostre capacità biologiche”.

Il 64% della spesa delle famiglie italiane è destinata a casa e cibo

Il 64,3% degli 824,2 miliardi di spese annue delle famiglie italiane, pari a 528,7 miliardi di euro, se ne va per casa, cibo, vestiario: è quanto rileva l’analisi realizzata dal Centro studi di Unimpresa, La spesa degli italiani e il peso delle tasse. Secondo lo studio, le quote maggiori della spesa dei 25,6 nuclei familiari residenti nel nostro Paese sono quelle per l’abitazione (274 miliardi di euro, comprese le utenze, il 33% del totale) e per il cibo (141 miliardi, il 17%). In pratica oltre il 50% dei consumi, cioè 415 miliardi, si riferisce alle voci relative alla casa e alla spesa alimentare.

Fanalino di coda, l’istruzione, con 7 miliardi (0,9%)

Per il tempo libero e la cultura, le famiglie italiane sborsano invece 41,3 miliardi (5,0%), più di quanto sia necessario per pagare i 38,8 miliardi di cure sanitarie (4,7%). L’abbigliamento (vestiario e calzature) comporta uscite per 36,9 miliardi (4,5%), poco di più di quanto si spenda per alberghi e ristoranti (36,3 miliardi, 4,4%). Per mobili ed elettrodomestici, poi, si spendono 35,3 miliardi (4,3%), mentre le rate dei mutui comportano esborsi per 26,9 miliardi (3,3%). Per le comunicazioni, comprese le utenze per la telefonia, fissa e mobile, si spendono 20,7 miliardi (2,5%), mentre alcolici e tabacchi costano 13,9 miliardi (1,7%). Fanalino di coda la voce “istruzione” con 7,1 miliardi (0,9%). 

“Il regime della tassazione dei consumi è estremamente complesso e articolato”

“Il regime della tassazione dei consumi è estremamente complesso e articolato, sarà cruciale, nel momento in cui si metterà mano, nell’ambito della riforma fiscale, anche all’Iva, prestare la massima attenzione ai comportamenti delle famiglie e alle loro esigenze. Nessuno dovrà essere penalizzato dalle nuove norme tributarie – commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara -.
“La determinazione delle aliquote Iva, e non solo quelle, viene considerata spesso una scelta squisitamente tecnica, ma è, in realtà, una decisione dall’alto peso politico: ne consegue che il governo e il Parlamento, in sede di definizione di eventuali, nuovi livelli di tassazione, dovranno essere consapevoli del significativo impatto sociale delle misure”.

L’Iva sui consumi delle famiglie garantisce un gettito annuo di 62,8 miliardi

Quanto agli aspetti fiscali, riporta Agi, l’Iva sui consumi di 25 milioni e 667mila famiglie garantisce allo Stato un gettito annuo di 62,8 miliardi di euro. Rispetto alla spesa di 824,2 miliardi complessivi, l’imponibile è pari a 429,7 miliardi, mentre la spesa esente da tassazione si attesta a 330,9 miliardi. Le due aliquote agevolate (al 4% e al 10%) assicurano incassi erariali, rispettivamente, per 2,8 miliardi e 16 miliardi, mentre l’aliquota ordinaria (22%) pesa per 44,1 miliardi. L’aliquota media calcolata, considerando base imponibile e gettito complessivo, si attesta al 14,6%, e la spesa totale al netto dell’Iva è pari a 760,6 miliardi.

Bambini, emozioni come rebus se chi le esprime indossa la mascherina

Le mascherine, le nostre odiate/amate compagne di vita di questi ultimi, lunghi mesi, influenzano negativamente la capacità dei bambini di riconoscere le emozioni di chi le indossa. Ha misurato questo fenomeno sui bambini dai 3 ai 5 anni lo studio da poco pubblicato su “Frontiers in Psychology” e svolto da team di ricerca di Monica Gori, U-Vip (Unit for Visually Impaired People) dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). 

Senza obbligo, ma con conseguenze

Anche se tra i 3 e i 5 anni non vige l’obbligo di indossare mascherine, i bambini sono comunque esposti all’uso di tali dispositivi in diversi contesti quotidiani. Da qui la necessità di misurarne le conseguenze.  I ricercatori IIT hanno preparato un questionario contenente immagini di persone con e senza mascherina e somministrato mediante computer, tablet o smartphone a 119 soggetti di cui 31 bambini tra i 3 e i 5 anni, 49 bambini tra i 6 e gli 8 anni e 39 adulti tra i 18 e i 30 anni. I soggetti dovevano provare a riconoscere le espressioni dei volti, con e senza mascherina chirurgica, che esprimevano diverse emozioni, dall’allegria alla paura. I risultati hanno dimostrato come i bambini tra i 3 e i 5 anni siano in grado di riconoscere le espressioni facciali che esprimono felicità e tristezza se coperte dalla mascherina solo il 40% delle volte. Le percentuali salgono al salire dell’età: tra i 6 e gli 8 anni (55-65%) e tra gli adulti (70-80%). 

Risultati da misurare nel tempo

“L’esperimento è stato condotto nelle primissime fasi della pandemia nel 2020, le mascherine allora erano ancora una novità per tutti. Speriamo che oggi i bambini siano riusciti ad adattarsi”, commenta Monica Gori. 
“Nello studio abbiamo lavorato con bambini e adulti che non presentavano alcun tipo di disabilità – spiega Maria Bianca Amadeo, ricercatrice IIT e co-autrice dello studio – ovviamente queste osservazioni risultano ancora più importanti quando si parla di bambini affetti da disabilità che implicano difficoltà di interazione sociale”. 
Nei prossimi anni saranno fondamentali i lavori mirati a indagare quale sia stato l’effettivo impatto di questa misura precauzionale sulla capacità di interagire dei bambini, con o senza disabilità. Nel frattempo lo studio IIT suggerisce di valutare l’utilizzo di mascherine trasparenti per tutti gli operatori a contatto con bambini di 3-5 anni o l’ideazione di percorsi specifici per insegnare ai bambini il riconoscimento delle emozioni solo mediante l’osservazione degli occhi.

Twitter sta per lanciare Blue, la sua versione a pagamento

Twitter ha intenzione di monetizzare e si appresta a lanciare Blue, una versione a pagamento. Qualche settimana fa sono apparse le prime indiscrezioni: il social ha infatti iniziato ad aggiornare le informazioni per l’app su iPhone e iPad, elencando appunto in cosa consisterà il nuovo servizio, che però al momento non è attivabile. Il nuovo servizio al momento è inserito nella dicitura degli acquisti ‘in-app’, e il suo costo sarà di 2.99 dollari al mese. Stando sempre alle prime indiscrezioni, Twitter Blue permetterebbe agli utenti paganti di modificare i post inviati tramite la funzione ‘Undo’. Sarebbe questo forse il motivo per cui il suo fondatore, Jack Dorsey, si è sempre rifiutato di inserire l’opzione nell’app per tutti gli utenti. Oltre a questa novità, ci sarebbe poi un’interfaccia dedicata alla lettura delle conversazioni più popolari, Reader Mode, con un design votato alla semplicità di visione.

Personalizzare l’icona: un’opzione simile a quanto fatto da Instagram

Un’altra possibilità che sarà disponibile per gli utenti paganti sarà quella di personalizzare l’icona di Twitter sullo smartphone. Un’opzione simile a quanto avvenuto in occasione del decimo anniversario di Instagram lo scorso ottobre. Più utile invece ai fini della fruizione, sarà la scheda di menu ‘Collections’, dove poter ritrovare velocemente i post salvati, sia personali sia degli altri, a cui ora si accede, ma solo in parte, con i Segnalibri.

Obiettivo, monetizzare alcuni contenuti

Nei giorni scorsi Twitter ha aperto le chat audio di Spaces anche agli utenti via desktop, e rimesso in piedi il processo di richiesta della spunta blu di verifica. Sempre nell’ottica della monetizzazione di alcuni contenuti, Twitter starebbe testando anche un nuovo conteggio di visualizzazione del profilo per il servizio ‘Super Follows’, che fornirebbe una rapida panoramica di quanti abbonati paganti ogni utente ha sulla piattaforma. Il conteggio, come riporta il sito SocialMediaToday, verrebbe mostrato insieme al normale numero di follower.

Non si conosce ancora la data del lancio

Il servizio ‘Super Follows’, che procede parallelo a Twitter Blue, riporta Ansa, consentirà ai creatori di contenuti, sulla scia di piattaforme come TikTok, un altro modo per generare entrate dirette, addebitando una tariffa mensile che consente ai fan l’accesso a una gamma di contenuti aggiuntivi. Anche questa opzione è stata anticipata dalla società a febbraio, durante l’incontro annuale con gli investitori. Al momento però non si conosce ancora una data di lancio, né in quali Paesi Twitter Blue sarà disponibile.