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AI, robot, VR: come trasformano la famiglia

Intelligenza artificiale, robot, realtà virtuale oggi stanno ridefinendo abitudini, relazioni e momenti di condivisione all’interno delle famiglie italiane. Le nuove tecnologie schiudono nuove opportunità, ma prospettano anche nuove responsabilità in termini di sicurezza, soprattutto per bambini e ragazzi.

Secondo una ricerca globale condotta da Kaspersky, per il 68% degli italiani nel prossimo decennio la digitalizzazione modificherà radicalmente i passatempi condivisi delle famiglie, delineando un futuro in cui i legami saranno sempre più mediati da tecnologie avanzate, capaci di creare nuovi rituali e nuove sfide.
Ad esempio, il 35% degli intervistati immagina che presto sarà l’AI a raccontare la favola della buonanotte ai bambini.

La favola digitale della buonanotte

Già oggi, app e smart device offrono storie narrate dall’AI, con personaggi personalizzabili e colpi di scena dinamici. Per i genitori rappresentano un supporto innovativo. Per i bambini, un narratore interattivo dalla pazienza infinita.

Nel frattempo, il 15% delle famiglie prevede che i bambini preferiranno animali domestici digitali a quelli reali. È importante però sottolineare che sebbene I’AI abbia un grande potenziale per arricchire la vita dei più piccoli, richiede attenzione e controllo.
Quando i bambini interagiscono con l’AI per ascoltare storie o imparare, i genitori devono adottare un approccio proattivo. Diventa fondamentale scegliere servizi che non memorizzino né utilizzino in modo improprio dati dei bambini.

Spegnere le candeline in videochiamata

Le interazioni con l’AI possono essere considerate come un nuovo parco giochi digitale. Uno spazio in cui i genitori possono usare strumenti di parental control per limitare la durata delle sessioni, selezionare piattaforme di narrazioni basate su AI verificate e adatte all’età. E, soprattutto, mantenere un dialogo su cosa siano queste storie e come vengono create. L’AI è uno strumento, non un amico.

Il 24% degli italiani prevede che le feste in famiglia si svolgeranno sempre più spesso tramite videochiamate. Una tendenza accelerata dai recenti eventi globali e oggi considerata una costante per le famiglie geograficamente distanti.
Allo stesso tempo, il 10% immagina vacanze in famiglia interamente vissute nella realtà virtuale. Può sembrare fantascienza, ma solo dieci anni fa l’attuale diffusione dell’AI generativa da molti non era stata prevista.

Affezionarsi al robot domestico 

Non sorprende quindi che il 36% degli italiani consideri i robot domestici veri e propri membri della famiglia, compagni dotati di intelligenza (artificiale), capaci di insegnare, giocare o semplicemente fare compagnia.
Dal punto di vista degli hacker, però, ogni nuovo dispositivo, dai visori VR alle tate robotiche, rappresenta un potenziale punto di accesso.

Man mano che queste tecnologie entrano nella cerchia familiare la sicurezza deve diventare un pilastro fondamentale, non un semplice ripensamento. Anche perché, la maggioranza delle persone pensa che il futuro sarà caratterizzato da una fusione sempre più stretta tra esperienze digitali e fisiche, capace di creare nuove forme di convivenza.

Adolescenti: quando sono tristi chiedono aiuto a ChatGPT

La vita dei nativi digitali si svolge in una dimensione “onlife”, in cui non ci sono più barriere tra mondo fisico e virtuale. Il 92,5% degli adolescenti utilizza strumenti di AI, contro il 46,7% degli adulti.
Il 41,8% dei ragazzi e delle ragazze tra 15 e 19 anni afferma di essersi rivolto a strumenti di AI, in particolare, a ChatGPT anche per chiedere aiuto in momenti in cui si sentiva triste, solo/a o ansioso/a. Una percentuale simile, oltre il 42%, ha chiesto consigli su scelte relative a relazioni, sentimenti, scuola, lavoro.

Sono alcuni risultati di un sondaggio sul rapporto tra adolescenti e AI contenuto nella XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia, dal titolo “Senza filtri”, diffuso da Save the Children.

Una funzione di conforto emotivo

Nonostante si tratti di strumenti con impatti molto diversi, i chatbot (Chat GPT, Claude, Dixit) sono di gran lunga gli strumenti più utilizzati dagli adolescenti (68,3%), seguiti da strumenti di traduzione automatica (42,5%) e assistenti vocali (33,3%).

Il 9,3% usa chatbot ‘relazionali’ come Character IA e Anima. Tra chi utilizza l’IA, i motivi principali sono la ricerca di informazioni (35,7%) e l’aiuto nello studio e nei compiti (35,2%), traduzioni (19,8%), scrittura di testi (18,7%), ma è rilevante la percentuale anche di chi la usa prevalentemente per scopo ludico (21,4%),  o per consigli utili per la vita quotidiana (15%). Il 7,1% degli utilizzatori di IA lo fa per aumentare il proprio benessere e il 4,2% per trovare compagnia.

“L’AI mi capisce e mi tratta bene”

A evidenziare la funzione di conforto emotivo dell’AI, l’uso di questi strumenti è considerato fondamentale dal 49,1% degli adolescenti intervistati e il 47,1% pensa che un uso maggiore lo/la aiuterebbe molto nella vita personale.
La caratteristica più apprezzata dell’AI? ‘È sempre disponibile’ (28,8%), (14,5%) ‘mi capisce e mi tratta bene’ e ‘non mi giudica’ (12,4%).

Il 58,1% degli utilizzatori dell’AI ha chiesto consigli su qualcosa di serio e di importante per la propria vita¸ il 63,5% lo ha trovato più soddisfacente che confrontarsi con una persona reale e il 48,4% ha condiviso informazioni della sua vita reale.

Tante diverse adolescenze che chiedono ascolto

“L’Atlante fotografa le tante diverse adolescenze vissute in Italia da una generazione che è stata duramente segnata dall’emergenza Covid, in termini di uso problematico di Internet e di rischi di isolamento, ma che oggi cerca con forza nuovi spazi di protagonismo – dichiara Raffaela Milano, Direttrice del Polo Ricerche di Save the Children -. 
Le disuguaglianze economiche, educative e sociali si fanno più pesanti proprio in questa fase cruciale della crescita, rischiando di compromettere il futuro. È necessario colmare questi divari e garantire a tutti gli adolescenti l’opportunità di studiare, viaggiare, fare sport, sperimentarsi, come loro stessi ci chiedono a gran voce”.

Digitale: oggi il focus è sulla capacità di generare valore reale

Se fino a qualche anno fa l’immaginario del settore digitale era dominato da pochi nomi ricorrenti, oggi la scena appare decisamente più frammentata e vivace, mostrando una progressiva dispersione delle preferenze. La quota dei “grandi noti” si riduce anno dopo anno, segno di un mercato più aperto e competitivo, dove nuove piattaforme, tool e modelli di business stanno ridisegnando la percezione stessa del digitale.

L’attenzione degli operatori poi non si disperde più su mille fronti come negli anni dell’euforia tecnologica. Oggi il focus si concentra su pochi temi forti, capaci di generare valore reale.
Emerge dalla ventiquattresima edizione di Yoursight, la ricerca realizzata da Engage e Human Highway, che traccia una mappa del presente e del futuro del settore digitale.

Si fa largo la concretezza

Dopo anni di trasformazioni e accelerazioni l’ecosistema digitale sembra aver trovato un nuovo equilibrio tra innovazione e concretezza.
In cima alla lista c’è l’AI, considerata il motore principale dell’evoluzione a breve termine, ma si fanno largo ambiti più “tangibili”, come la misurazione dei dati, la data fusion, i contenuti branded e personalizzati e la Advanced TV, che unisce creatività e tecnologia in chiave addressable.

Fenomeni come Retail Media e metrica dell’attenzione registrano la crescita più marcata, mentre temi come metaverso, NFT e smart speaker perdono slancio. Il mercato, in sostanza, sembra premiare ciò che porta risultati misurabili, a discapito delle soluzioni più sperimentali o ancora immature.

Un nuovo equilibrio tra entusiasmo tecnologico e realismo operativo

E se l’offerta (aziende tecnologiche, piattaforme, agenzie) punta ancora su AI, VR/AR e personalizzazione dei contenuti, la domanda (brand, investitori, clienti) si concentra su aspetti più pragmatici, come metriche di attenzione, efficienza e ROI.
Questa divergenza si accentua, segno che il settore sta cercando un nuovo equilibrio tra entusiasmo tecnologico e realismo operativo.

Il digitale, insomma, non corre più dietro all’hype: sceglie, filtra e costruisce con maggiore consapevolezza, puntando su strumenti che davvero possono fare la differenza.
Nonostante la fiducia nel futuro, il digitale italiano continua a scontare alcune debolezze strutturali. I due principali freni restano la carenza di cultura digitale e la confusione nelle metriche di misurazione, ormai in testa alle preoccupazioni degli operatori.

Domanda e offerta in cerca di un linguaggio comune

Dal confronto tra domanda e offerta emerge una distanza di prospettiva: le aziende cercano chiarezza e ritorno misurabile, mentre chi opera sul mercato punta a migliorare qualità e standard di misurazione.
In sintesi, il settore è maturo ma ancora alla ricerca di un linguaggio comune per valutare il proprio reale impatto.

Guardando avanti, molti percepiscono l’AI come uno strumento pratico, più che come una forza di trasformazione culturale o creativa. Emerge spesso il concetto di automazione, associato a una visione del lavoro futuro come più veloce, preciso ed efficiente.
L’AI è descritta non come sostituto del lavoro umano, ma come un alleato capace di affiancarlo e potenziarlo, favorendo un approccio collaborativo piuttosto che competitivo.

IA e salute: l’allarme del Garante sui rischi di caricare i propri referti medici

La ricetta di un piatto, una ricerca per la scuola, una traduzione, ma anche un consiglio su un disturbo fisico che dà proprio fastidio… Chiedere all’Intelligenza Artificiale per qualsiasi dubbio è ormai una pratica comune per milioni di italiani. Anche quando si tratta di salute.

Sempre più persone affidano i propri dati clinici a chatbot e piattaforme intelligenti, confidando in risposte rapide. Ma cosa succede a quelle informazioni personali, come radiografie o esami del sangue? E quali sono i rischi reali?

Il dottor IA è richiestissimo, ma… 

Questa abitudine, apparentemente innocua, comporta tutta una serie di rischi anche rilevanti. Lo ribadisce il Garante per la protezione dei dati personali: l’Autorità invita a riflettere sull’uso crescente dell’IA in ambito sanitario, sottolineando i pericoli legati alla riservatezza dei dati e alla qualità delle risposte fornite.

Dati sensibili: dove finiscono davvero?

La maggiore criticità di questa pratica tanto diffusa è la gestione dei dati caricati dagli utenti. Quando si inviano documenti medici a piattaforme di IA, spesso non è chiaro cosa accade dopo: vengono cancellati? Rimangono nei server? Vengono usati per addestrare altri algoritmi?

Il Garante suggerisce agli utenti di leggere con attenzione le informative privacy messe a disposizione dai fornitori di questi servizi. Alcune piattaforme permettono di scegliere il destino dei file caricati, ma non tutte sono così intuitive. La mancanza di chiarezza può tradursi in una perdita di controllo su informazioni estremamente delicate.

Serve sempre il parere del medico

Un altro punto chiave riguarda l’affidabilità delle risposte generate. I sistemi di IA non sono, nella maggior parte dei casi, dispositivi medici certificati. Le interpretazioni fornite possono risultare imprecise o fuorvianti se non sono supervisionate o “interpretate” da uno specialista.

Secondo il Garante, è fondamentale che ogni utilizzo dell’IA in ambito sanitario sia accompagnato da una supervisione professionale. Questo principio è ribadito anche nel Regolamento europeo sull’IA e da numerose autorità sanitarie. L’intervento umano è essenziale in ogni fase, dallo sviluppo degli strumenti fino alla loro applicazione.

Un approccio etico e sicuro all’intelligenza artificiale

Già nel 2023, l’Autorità aveva pubblicato un documento con linee guida per un uso responsabile dell’IA nei servizi sanitari. Tra i punti evidenziati: la necessità di valutare i rischi prima di adottare nuove tecnologie, garantire trasparenza nelle modalità di trattamento dei dati e proteggere la sicurezza degli utenti.

Nel maggio 2024, un altro intervento ha messo in luce i pericoli connessi al web scraping, cioè la raccolta automatica di dati online da parte dei modelli di IA. Un fenomeno che, se non regolato, può esporre milioni di utenti a usi impropri delle proprie informazioni personali.

La tecnologia non può sostituire una valutazione clinica

L’intelligenza artificiale può certamente contribuire al progresso medico, ma non può sostituire la valutazione clinica. Usarla con consapevolezza significa tutelare i dati, la salute e i diritti delle persone. Solo con un controllo umano preciso e una gestione trasparente si può garantire un uso davvero utile e sicuro di queste tecnologie.

Quanti sono gli italiani all’estero e perchè?

Sono oltre sei milioni e trecentomila gli italiani che vivono stabilmente all’estero alla fine del 2024. Un dato impressionante, ma secondo le stime preliminari dell’Istat assolutamente affidabile. Ma c’è di più: si registra anche un aumento importante rispetto all’inizio dell’anno, pari a circa 243mila persone in più.

A trainare questa crescita è soprattutto la combinazione tra nuove acquisizioni di cittadinanza italiana e un saldo migratorio positivo, sostenuto da un aumento degli espatri e da un calo dei rientri.

Più della metà degli italiani all’estero vive in Europa

Ma dove vivono gli italiani fuori dai confini nazionali? Più della metà degli italiani all’estero vive in Europa, mentre oltre il 40% risiede nelle Americhe. Solo una quota residuale è distribuita tra Asia, Africa e Oceania.

Il fenomeno dell’espatrio è reso ancora più evidente dai dati aggiornati: nel corso del 2024 sono state oltre 121mila le acquisizioni di cittadinanza italiana, principalmente per discendenza, con una concentrazione significativa in Sud America, in particolare in Brasile e Argentina. I consolati di San Paolo e Buenos Aires da soli raccolgono quasi un terzo delle nuove cittadinanze registrate nel mondo.

Aumentano anche i bambini italiani nati “fuori”

Anche il bilancio demografico riflette una presenza stabile e in crescita. Le nascite di bambini da genitori italiani residenti fuori dai confini sono state più di 27mila, con un saldo naturale – la differenza tra nati e deceduti – positivo di circa 19mila unità. Quasi sette neonati su dieci sono nati in Paesi europei, soprattutto in Germania, Svizzera e Regno Unito. Londra è il consolato con il maggior numero di registrazioni di nuove nascite.

I decessi registrati all’estero ammontano a poco più di ottomila, con un’incidenza maggiore nei Paesi europei e un divario evidente tra uomini e donne. La componente maschile, infatti, risulta nettamente più colpita, per effetto di una diversa struttura per età e per motivi legati alla mancata comunicazione di eventi luttuosi, soprattutto nei Paesi dove la presenza italiana ha origini antiche.

Più espatri che rimpatri

Il 2024 ha registrato anche un forte aumento degli espatri, che hanno toccato quota 156mila, in parte influenzati dall’obbligo di iscrizione all’AIRE sancito da una nuova norma introdotta a fine 2023. I rimpatri, invece, sono scesi a 53mila.

La maggioranza degli italiani parte ancora verso l’Europa, in particolare verso Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera e Francia. La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di partenze e di rientri, seguita da Sicilia, Piemonte e Lazio.

Neo manager: la motivazione c’è, ma quanta pressione….

Sono motivati, ben preparati e concentrati sugli obiettivi, ma allo stesso tempo messi alla prova dal carico di impegni.
I manager di nuova nomina vivono una situazione complessa, come conferma l’ultimo International Barometer 2025 del Gruppo Cegos.

Come se la cavano i nuovi manager?

L’analisi Cegos – che ha raccolto le opinioni di oltre 4.200 neo manager e 440 responsabili delle Risorse Umane in 10 Paesi (tra cui Francia, Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Brasile, Messico, Cile e Singapore) – disegna un quadro in chiaroscuro.

L’89% degli intervistati si dichiara soddisfatto delle proprie performance, e non stupisce quindi che il 77% consiglierebbe ad altri di intraprendere lo stesso percorso.
Allo stesso tempo, per il 67% il carico di lavoro è aumentato (con un picco del 69% in Italia) e quasi la metà (47%) afferma di non avere il tempo per concentrarsi sulle persone del team.

Supporto, sfide e motivazione

Ben 3 neo manager su 4 (74%) ricevono formazione, affiancamento e supporto, sia dopo aver assunto l’incarico sia in anticipo. C’è però un 25% che si trova ad affrontare il ruolo senza nessun aiuto.

Quasi uno su due (47%) lamenta di non avere abbastanza tempo per dedicarsi allo sviluppo delle persone che gestisce.

Come vivono il loro ruolo?

I manager si considerano costruttori di performance (39%) per le loro organizzazioni.
Infatti, le Risorse Umane si aspettano da loro grandi traguardi, come ad esempio: raggiungimento degli obiettivi di redditività (41%); creazione di team ad alte performance (37%);  ottimizzazione dei processi (32%)

Le competenze necessarie per affrontare il futuro

Le capacità relazionali (50%) contano quanto quelle tecniche (50%) per costruire una leadership efficace. In Italia, le competenze umane sono considerate ancora più importanti, e raggiungono la percentuale del 63%.
Rapidità decisionale, capacità di comunicazione e leadership figurano in cima alle soft skill da potenziare.

Trasformazione e responsabilità sociale

I manager di nuova nomina non restano a guardare: il 78% partecipa attivamente all’adozione di nuove intelligenze artificiali (62% in Italia), mentre il 77% si impegna in attività di responsabilità sociale d’impresa (CSR).

Prestiti: in tre mesi erogati oltre 100 milioni di euro per le vacanze 

Nei primi tre mesi del 2025, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il peso percentuale delle richieste di prestiti personali destinati a coprire spese legate alle vacanze è aumentato del 18%.

Quest’anno, infatti, ci sono molti ponti, e sono sempre di più gli italiani che decidono di pagare a rate le vacanze. Tanto che nel corso del solo primo trimestre 2025 l’importo erogato per questo tipo di prestiti è arrivato a oltre 100 milioni di euro.
È quanto emerge dalle stime compiute dai due comparatori online Facile.it e Prestiti.it.

L’identikit dei richiedenti

Un altro dato interessante dell’analisi riguarda l’identikit dei richiedenti. I prestiti personali destinati a coprire le spese legate ai viaggi sono particolarmente diffusi tra i più giovani, con quasi una richiesta su tre che fa capo a un under 30.
Anche l’età media di chi, nei primi tre mesi dell’anno, ha presentato domanda per questa tipologia di prestito supera di poco 37 anni.

È un valore estremamente basso se confrontato con l’età media di chi in Italia si rivolge a una società di credito, ovvero, 43 anni.
Quanto all’importo, la media delle richieste, da gennaio a marzo 2025, è stata pari a 5.719 euro.

Differenze di genere

Ancora molto importanti le differenze tra uomini e donne. A presentare domanda di finanziamento per questa finalità nella maggior parte dei casi è un uomo (72%), che in media punta a ottenere prestiti personali di importo pari a 5.909 euro, vale a dire il 13% in più rispetto a quanto chiesto dalle donne.

Sul fronte dei tassi, l’analisi di Facile.it ha rilevato come il Taeg medio disponibile online per un prestito personale sia sceso del 3% in un anno, passando dal 10,5% del primo trimestre 2024 al 10,17% del 2025.
Anche questo, probabilmente, ha favorito l’aumento delle richieste.

“Ricorrere al credito al consumo è un modo per pianificare le ‘uscite’ senza trovarsi in difficoltà”

“Nonostante il clima di grande incertezza che ha caratterizzato questi primi mesi del 2025, i tassi offerti oggi sono mediamente più vantaggiosi rispetto a un anno fa – spiegano gli esperti di Facile.it -. Questo permette di ricorrere a un prestito personale anche per spese che possono sembrare voluttuarie, come una vacanza, ma che non necessariamente devono essere eliminate dai programmi familiari, bensì gestite in maniera corretta. Ricorrere al credito al consumo – aggiungono gli esperti -, infatti, è spesso un ottimo modo per pianificare le nostre uscite senza trovarci in difficoltà in caso di imprevisti”.

New Space Economy: l’Italia accetta la sfida

Secondo il World Economic Forum, la New space economy ha raggiunto il valore di 630 miliardi di dollari nel 2023, e potrebbe raggiungere gli 1,8 trilioni di dollari entro il 2035. A livello di Pil mondiale, la New space economy rappresenta circa lo 0,35%.
L’Italia è il sesto Paese al mondo per rapporto fra investimenti nello spazio e Pil, e il terzo in Europa. Un rapporto che negli ultimi anni è quasi raddoppiato, con una crescita media annua del 9,5%.

Inoltre, degli 88 Paesi che investono in programmi spaziali, di cui 14 hanno capacità di lancio, l’Italia è tra i 9 dotati di un’agenzia spaziale, con un budget di oltre 1 miliardo di dollari all’anno.
Nel 2023 il Made in Italy nel settore spaziale, poi, ha prodotto esportazioni per 7,5 miliardi, in crescita del 14% rispetto al 2022. Nei primi otto mesi 2024 il dato delle esportazioni italiane nel settore è stato di 4,3 miliardi.

Una filiera completa dall’accesso allo spazio ai poli di ricerca

Il comparto spaziale italiano è ancora composto per circa l’80% da Pmi altamente specializzate nei diversi àmbiti. Inoltre, l’Italia possiede una filiera completa su tutto il ciclo, dall’accesso allo spazio alla manifattura, dai servizi per i consumatori ai poli universitari e di ricerca, con un’ottima distribuzione delle attività su tutto il territorio e un mercato in cui operano all’incirca 200 aziende con un fatturato annuo di più di 2 miliardi di euro.

Dal 2016 l’Italia è dotata di un ‘Piano strategico Space Economy’ il cui investimento è stato di circa 4,7 miliardi di euro, di cui circa il 50% finanziato con risorse pubbliche aggiuntive.

Oltre 7 miliardi di investimenti pubblici al 2027

Nel periodo 2023-2027, i finanziamenti pubblici destinati all’ecosistema spaziale nazionale ammonteranno, complessivamente, a oltre 7 miliardi di euro, riferisce una nota di Eurispes.
Tali prospettive di attenzione e sviluppo sono in linea con l’approvazione del primo disegno di legge per una normativa organica nazionale sulla space economy.

In definitiva, il ‘piano’ consiste nel permettere alle imprese di superare le proprie limitazioni dimensionali e accedere a capitali più consistenti. Senza un sostegno strutturale alla filiera produttiva, le imprese rischiano di perdere la capacità di rispondere alle sfide del mercato globale.

Guerre spaziali?

La futura ‘guerra spaziale’, in realtà già in corso, si combatterà prima di tutto sul fronte economico, e le motivazioni sono chiare: dall’estrazione mineraria sugli asteroidi la NASA stima un ricavo pari a 700 quintilioni di dollari.
Investire nella space economy rappresenta una scommessa win-to-win, dato che il ritorno degli investimenti in tale settore è pari ad almeno il doppio.

Ma nonostante le grandi potenzialità, le aree di miglioramento e i ritardi europei nei confronti dei principali competitor internazionali sono numerosi. Ad esempio, nei soli investimenti privati il gap è stimato in 10 miliardi di euro per i prossimi 5 anni.
Non c’è quindi tempo per ‘contemplare’ lo spazio. È il momento di implementare le nostre capacità in questo settore.

Meta AI: raggiunti (quasi) i 600 milioni di utenti 

Continua l’ascesa di Meta AI, l’assistente di Intelligenza artificiale del colosso social di Mark Zuckerberg, che con un post su Threads annuncia l’imminente traguardo di 600 milioni di utenti mensili a dicembre 2024. Solo a ottobre superava di poco i 500 milioni.
Questa notizia arriva in parallelo al rilascio di Llama 3.3 70b, l’ultimo modello linguistico dell’azienda, in grado di offrire prestazioni simili al precedente Llama 3.1 405b, ma a un costo inferiore.

Ahmad Al-Dahle, vice presidente dell’unità ‘Generative AI’ di Meta, ha condiviso un grafico su X che mostra come la nuova iterazione del modello sia superiore sia a Gemini Pro 1.5 di Google sia a Gpt-4o di OpenAI, e vanti un migliore rapporto performance/costo.

Tre modelli linguistici per sette versioni

Nonostante il ceo di Meta sia rimasto vago, ha rivelato che il modello è in fase di addestramento tramite 100mila schede grafiche Nvidia H100, e che una delle versioni ‘più piccole’ dovrebbe essere rilasciata all’inizio del prossimo anno.

Meta offre attualmente tre modelli linguistici, per un totale di sette versioni. Llama 3.1 (solo testo) è disponibile con 8 e 405 miliardi di parametri, Llama 3.2, disponibile con 1 e 3 miliardi di parametri (solo testo, on-device) e 11 e 90 miliardi di parametri (multimodale). E l’ultimo, Llama 3.3 (solo testo) è disponibile con 70 miliardi di parametri.

Nonostante le dimensioni ridotte, Llama 3.3 70B offre prestazioni simili a quelle di Llama 3.1 405B.
Grazie all’uso di avanzate tecniche di post-training, il nuovo modello è ottimizzato al massimo, quindi ha un migliore rapporto performance/costo.

Buone notizie anche sul fronte dei prezzi

In alcuni test, Llama 3.3 70B ha superato i concorrenti Nova Pro (Amazon), GPT-4o (OpenAI), Gemini Pro 1.5 (Google) e Claude 3.5 Sonnet (Anthropic), ma a vincere nettamente è sul fronte dei prezzi (API): solo 0,1 dollari per un milione di token in input e 0,4 dollari per un milione di token in output.
Oltre che dal sito ufficiale della società, può essere scaricato anche da Hugging Face.

Come tutti i modelli Llama, anche l’ultima versione è open source. Secondo Open Source Initiative, però, questo non è vero, perché l’azienda di Menlo Park obbliga alle piattaforme con più di 700 milioni di utenti mensili a chiedere una speciale licenza.

Ma in Europa non si può “usare”

Per l’occasione, Zuckerberg ha anche anticipato l’arrivo del prossimo Llama 4, definendo il rilascio di Llama 3.3 come “l’ultimo grande aggiornamento AI dell’anno”.

Il chatbot però, riferisce Punto Informatico, non è ancora disponibile in Europa poiché non rispetta il GDPR, ma le capacità base sono accessibili con gli occhiali smart Ray-Ban.
Meta ha comunque avviato la costruzione di un data center da 10 miliardi di dollari in Louisiana per l’addestramento dei futuri modelli.

Italia, perché sempre più utenti si fidano dell’Open Banking?  

Cresce il numero di utenti italiani che si affida a soluzioni di Open Banking. Tanto che nel primo semestre 2024 si registra un tasso di successo nel processo di accesso ai dati dei conti correnti in aumento di 1,7 punti percentuali, raggiungendo il 49,2%. Un dato significativo che evidenzia una crescente fiducia verso questi servizi, coinvolgendo anche clienti di età maggiore come la Generazione X e i Baby Boomers.

Si osserva inoltre una riduzione nei profili a rischio più elevato, segnale di una clientela con caratteristiche finanziarie sempre più solide e orientata all’uso dell’Open Banking.

Analisi del settore secondo CRIF

Lo studio di CRIF, presentato durante l’evento annuale Tomorrow Speaks, delinea l’evoluzione dell’Open Banking in Italia, esaminando le abitudini e i profili dei consumatori. L’analisi ha coinvolto circa 180.000 clienti e quasi 240.000 conti correnti, monitorando un totale di 74 milioni di transazioni grazie ai servizi di account aggregation di CRIF attivi dal 2019 con autorizzazione AISP.

Secondo Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, l’Open Banking si sta sviluppando anche in Italia, pur con una velocità inferiore rispetto a mercati più avanzati come quello britannico. “Il tasso di accesso ai conti – afferma Capecchi – raggiunge ormai un utente su due, evidenziando una diffusione più ampia anche tra le generazioni meno giovani”.

Caratteristiche degli utenti “tricolori” 

L’uso dell’Open Banking in Italia si estende a utenti sempre più diversificati, con un aumento del 4,8% nella Generazione X e del 6,5% tra i Baby Boomers nel primo semestre dell’anno. Parallelamente, cresce la percentuale di utenti con redditi più elevati, mentre diminuisce la quota di persone con reddito inferiore ai 1000 euro mensili. Un altro trend interessante riguarda l’incremento degli utenti “Active to Credit”, già attivi nel mercato creditizio, che aumentano del 15% rispetto all’anno precedente.

Inoltre, si osserva una riduzione della quota di utenti a rischio alto, con un calo del 9% nel primo semestre 2024, frutto di una valutazione basata sui dati del Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF.

Verso l’Open Finance

Dal 2025, l’entrata in vigore del Regolamento europeo FIDA aprirà la strada all’Open Finance, permettendo l’accesso regolamentato a una gamma più ampia di prodotti finanziari, inclusi mutui, investimenti e assicurazioni. Questo sviluppo ambisce a creare un ecosistema integrato e collaborativo dove tutti i soggetti coinvolti, inclusi i nuovi Fornitori di Servizi di Informazioni Finanziarie (FISP), potranno cooperare per offrire servizi più personalizzati.

Antonio Deledda di CRIF sottolinea che “affrontare le sfide della sicurezza e della standardizzazione sarà fondamentale per il pieno successo dell’Open Finance in Italia”.