Digitale: oggi il focus è sulla capacità di generare valore reale

Se fino a qualche anno fa l’immaginario del settore digitale era dominato da pochi nomi ricorrenti, oggi la scena appare decisamente più frammentata e vivace, mostrando una progressiva dispersione delle preferenze. La quota dei “grandi noti” si riduce anno dopo anno, segno di un mercato più aperto e competitivo, dove nuove piattaforme, tool e modelli di business stanno ridisegnando la percezione stessa del digitale.

L’attenzione degli operatori poi non si disperde più su mille fronti come negli anni dell’euforia tecnologica. Oggi il focus si concentra su pochi temi forti, capaci di generare valore reale.
Emerge dalla ventiquattresima edizione di Yoursight, la ricerca realizzata da Engage e Human Highway, che traccia una mappa del presente e del futuro del settore digitale.

Si fa largo la concretezza

Dopo anni di trasformazioni e accelerazioni l’ecosistema digitale sembra aver trovato un nuovo equilibrio tra innovazione e concretezza.
In cima alla lista c’è l’AI, considerata il motore principale dell’evoluzione a breve termine, ma si fanno largo ambiti più “tangibili”, come la misurazione dei dati, la data fusion, i contenuti branded e personalizzati e la Advanced TV, che unisce creatività e tecnologia in chiave addressable.

Fenomeni come Retail Media e metrica dell’attenzione registrano la crescita più marcata, mentre temi come metaverso, NFT e smart speaker perdono slancio. Il mercato, in sostanza, sembra premiare ciò che porta risultati misurabili, a discapito delle soluzioni più sperimentali o ancora immature.

Un nuovo equilibrio tra entusiasmo tecnologico e realismo operativo

E se l’offerta (aziende tecnologiche, piattaforme, agenzie) punta ancora su AI, VR/AR e personalizzazione dei contenuti, la domanda (brand, investitori, clienti) si concentra su aspetti più pragmatici, come metriche di attenzione, efficienza e ROI.
Questa divergenza si accentua, segno che il settore sta cercando un nuovo equilibrio tra entusiasmo tecnologico e realismo operativo.

Il digitale, insomma, non corre più dietro all’hype: sceglie, filtra e costruisce con maggiore consapevolezza, puntando su strumenti che davvero possono fare la differenza.
Nonostante la fiducia nel futuro, il digitale italiano continua a scontare alcune debolezze strutturali. I due principali freni restano la carenza di cultura digitale e la confusione nelle metriche di misurazione, ormai in testa alle preoccupazioni degli operatori.

Domanda e offerta in cerca di un linguaggio comune

Dal confronto tra domanda e offerta emerge una distanza di prospettiva: le aziende cercano chiarezza e ritorno misurabile, mentre chi opera sul mercato punta a migliorare qualità e standard di misurazione.
In sintesi, il settore è maturo ma ancora alla ricerca di un linguaggio comune per valutare il proprio reale impatto.

Guardando avanti, molti percepiscono l’AI come uno strumento pratico, più che come una forza di trasformazione culturale o creativa. Emerge spesso il concetto di automazione, associato a una visione del lavoro futuro come più veloce, preciso ed efficiente.
L’AI è descritta non come sostituto del lavoro umano, ma come un alleato capace di affiancarlo e potenziarlo, favorendo un approccio collaborativo piuttosto che competitivo.