C’è un prima e un dopo nel mercato della sicurezza informatica, e la frontiera è il 2025. Dall’anno scorso, infatti, gli attacchi sono diventati più sofisticati, più veloci, più difficili da intercettare. E le aziende italiane lo hanno capito sulla propria pelle.
Secondo i dati dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, il mercato italiano della cybersecurity ha raggiunto nel 2025 i 2,78 miliardi di euro, con una crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Un ritmo leggermente più contenuto rispetto al +15% del 2024 e al +16% del 2023, ma comunque solido, soprattutto se confrontato con l’aumento medio della spesa digitale, fermo all’1,5%.
Il 34% delle grandi imprese ha subito almeno un attacco informatico
I numeri raccontano una pressione costante. Nel 2025 il 34% delle grandi imprese italiane ha subito almeno un attacco informatico con costi rilevanti di ripristino. Per il 3% l’impatto è stato tale da compromettere l’operatività. Non parliamo più di rischi teorici: il problema è concreto, e costa caro.
Non sorprende quindi che il 57% delle aziende abbia rivisto in modo strutturale i propri piani di incident response. E sette grandi imprese su dieci prevedono di aumentare il budget nel 2026. La sicurezza, ormai, non è più una voce accessoria.
L’intelligenza artificiale aumenta i rischi
C’è poi il capitolo AI. Il 71% dei CISO italiani ritiene che l’intelligenza artificiale stia aumentando il rischio cyber. Gli attaccanti sfruttano agenti capaci di automatizzare fino all’80-90% delle catene d’attacco, rendendo possibili offensive complesse anche a chi non ha competenze tecniche avanzate.
Ma il vero tallone d’Achille resta il fattore umano. Per il 96% dei responsabili sicurezza è la prima criticità in azienda, aggravata dalla diffusione di strumenti di AI consumer usati senza adeguate policy. Più tecnologia significa più opportunità, ma anche più margini di errore.
Il tema della sovranità digitale
Sul fronte normativo, direttive come NIS2, Cyber Resilience Act, AI Act e Data Act stanno spingendo i board a occuparsi direttamente di cybersecurity: il 57% delle grandi imprese segnala un’attenzione crescente ai vertici. Il 56% cerca di integrare gli adempimenti per evitare sovrapposizioni e inefficienze.
Intanto emerge con forza il tema della sovranità digitale. Il 73% delle aziende considera la provenienza geografica dei fornitori quando sceglie soluzioni cyber, privilegiando opzioni europee per ridurre dipendenze critiche.
C’è ancora carenza di talenti
La spesa si concentra soprattutto su servizi, in particolare Managed Security Services, cresciuti più delle soluzioni tecnologiche. In un mercato segnato dalla carenza di competenze – che riguarda quasi 9 grandi imprese su 10 – esternalizzare diventa una scelta quasi obbligata.
Nonostante l’83% delle aziende presidi stabilmente il rischio cyber, solo il 28% può dirsi davvero orientato alla cyber-resilienza, integrando monitoraggio continuo, analisi d’impatto, simulazioni avanzate e uso strutturato dell’AI.