La ricetta di un piatto, una ricerca per la scuola, una traduzione, ma anche un consiglio su un disturbo fisico che dà proprio fastidio… Chiedere all’Intelligenza Artificiale per qualsiasi dubbio è ormai una pratica comune per milioni di italiani. Anche quando si tratta di salute.
Sempre più persone affidano i propri dati clinici a chatbot e piattaforme intelligenti, confidando in risposte rapide. Ma cosa succede a quelle informazioni personali, come radiografie o esami del sangue? E quali sono i rischi reali?
Il dottor IA è richiestissimo, ma…
Questa abitudine, apparentemente innocua, comporta tutta una serie di rischi anche rilevanti. Lo ribadisce il Garante per la protezione dei dati personali: l’Autorità invita a riflettere sull’uso crescente dell’IA in ambito sanitario, sottolineando i pericoli legati alla riservatezza dei dati e alla qualità delle risposte fornite.
Dati sensibili: dove finiscono davvero?
La maggiore criticità di questa pratica tanto diffusa è la gestione dei dati caricati dagli utenti. Quando si inviano documenti medici a piattaforme di IA, spesso non è chiaro cosa accade dopo: vengono cancellati? Rimangono nei server? Vengono usati per addestrare altri algoritmi?
Il Garante suggerisce agli utenti di leggere con attenzione le informative privacy messe a disposizione dai fornitori di questi servizi. Alcune piattaforme permettono di scegliere il destino dei file caricati, ma non tutte sono così intuitive. La mancanza di chiarezza può tradursi in una perdita di controllo su informazioni estremamente delicate.
Serve sempre il parere del medico
Un altro punto chiave riguarda l’affidabilità delle risposte generate. I sistemi di IA non sono, nella maggior parte dei casi, dispositivi medici certificati. Le interpretazioni fornite possono risultare imprecise o fuorvianti se non sono supervisionate o “interpretate” da uno specialista.
Secondo il Garante, è fondamentale che ogni utilizzo dell’IA in ambito sanitario sia accompagnato da una supervisione professionale. Questo principio è ribadito anche nel Regolamento europeo sull’IA e da numerose autorità sanitarie. L’intervento umano è essenziale in ogni fase, dallo sviluppo degli strumenti fino alla loro applicazione.
Un approccio etico e sicuro all’intelligenza artificiale
Già nel 2023, l’Autorità aveva pubblicato un documento con linee guida per un uso responsabile dell’IA nei servizi sanitari. Tra i punti evidenziati: la necessità di valutare i rischi prima di adottare nuove tecnologie, garantire trasparenza nelle modalità di trattamento dei dati e proteggere la sicurezza degli utenti.
Nel maggio 2024, un altro intervento ha messo in luce i pericoli connessi al web scraping, cioè la raccolta automatica di dati online da parte dei modelli di IA. Un fenomeno che, se non regolato, può esporre milioni di utenti a usi impropri delle proprie informazioni personali.
La tecnologia non può sostituire una valutazione clinica
L’intelligenza artificiale può certamente contribuire al progresso medico, ma non può sostituire la valutazione clinica. Usarla con consapevolezza significa tutelare i dati, la salute e i diritti delle persone. Solo con un controllo umano preciso e una gestione trasparente si può garantire un uso davvero utile e sicuro di queste tecnologie.