Sono motivati, ben preparati e concentrati sugli obiettivi, ma allo stesso tempo messi alla prova dal carico di impegni.
I manager di nuova nomina vivono una situazione complessa, come conferma l’ultimo International Barometer 2025 del Gruppo Cegos.
Come se la cavano i nuovi manager?
L’analisi Cegos – che ha raccolto le opinioni di oltre 4.200 neo manager e 440 responsabili delle Risorse Umane in 10 Paesi (tra cui Francia, Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Brasile, Messico, Cile e Singapore) – disegna un quadro in chiaroscuro.
L’89% degli intervistati si dichiara soddisfatto delle proprie performance, e non stupisce quindi che il 77% consiglierebbe ad altri di intraprendere lo stesso percorso.
Allo stesso tempo, per il 67% il carico di lavoro è aumentato (con un picco del 69% in Italia) e quasi la metà (47%) afferma di non avere il tempo per concentrarsi sulle persone del team.
Supporto, sfide e motivazione
Ben 3 neo manager su 4 (74%) ricevono formazione, affiancamento e supporto, sia dopo aver assunto l’incarico sia in anticipo. C’è però un 25% che si trova ad affrontare il ruolo senza nessun aiuto.
Quasi uno su due (47%) lamenta di non avere abbastanza tempo per dedicarsi allo sviluppo delle persone che gestisce.
Come vivono il loro ruolo?
I manager si considerano costruttori di performance (39%) per le loro organizzazioni.
Infatti, le Risorse Umane si aspettano da loro grandi traguardi, come ad esempio: raggiungimento degli obiettivi di redditività (41%); creazione di team ad alte performance (37%); ottimizzazione dei processi (32%)
Le competenze necessarie per affrontare il futuro
Le capacità relazionali (50%) contano quanto quelle tecniche (50%) per costruire una leadership efficace. In Italia, le competenze umane sono considerate ancora più importanti, e raggiungono la percentuale del 63%.
Rapidità decisionale, capacità di comunicazione e leadership figurano in cima alle soft skill da potenziare.
Trasformazione e responsabilità sociale
I manager di nuova nomina non restano a guardare: il 78% partecipa attivamente all’adozione di nuove intelligenze artificiali (62% in Italia), mentre il 77% si impegna in attività di responsabilità sociale d’impresa (CSR).