Author Archives: Gerardo Tartaglia

Caro-aerei: per i voli europei tariffe quasi raddoppiate, +91%

Durante l’estate 2022 chi deciderà di spostarsi in aereo per raggiungere le mete europee dovrà mettere mano al portafoglio, e pagare tariffe che oggi sono quasi il doppio rispetto al 2021. Insomma, l’estate sta per arrivare, e in Italia si preannuncia un’ondata di caro-aerei. Per i voli europei le tariffe sono infatti quasi raddoppiate rispetto allo scorso anno, ma a crescere sono anche i prezzi dei voli nazionali e intercontinentali. Unica buona notizia, calano i prezzi dei treni. Lo afferma il Codacons, che denuncia il fenomeno del caro-aerei in Italia dopo avere rielaborato gli ultimi dati forniti dall’Istat. Nell’ultimo mese secondo il Codacons le tariffe dei voli europei hanno subito un incremento del +91% rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre i voli intercontinentali sono rincarati del +35,7%, e il prezzo di quelli nazionali risulta in crescita del 15,2%.

Rincari anche sul versante traghetti: +19,4%. Ma biglietti ferroviari -9,9%

Ma i rincari, avverte il Codacons, si registrano anche sul versante dei trasporti marittimi: nell’ultimo mese le tariffe dei traghetti sono aumentate del +19,4% rispetto allo stesso periodo del 2021. Di contro, si riducono i prezzi dei biglietti ferroviari, che scendono del -9,9% su base annua, come effetto delle minori limitazioni sui treni legate al Covid-19 e del ritorno di offerte e sconti praticati dalle società.

Un aumento generalizzato che risente del caro-carburanti e del caro-bollette

Con l’arrivo del caldo e l’aumento degli spostamenti degli italiani, i prezzi dei biglietti aerei sono schizzati alle stelle, spiega l’associazione dei consumatori. Si tratta di un aumento generalizzato delle tariffe aeree che risente anche della crescita dei listini dei carburanti e delle conseguenze del caro-bollette, e che si riflette in modo diretto sulle tasche dei consumatori.

Quanto costa oggi volare a Parigi, Lisbona, Londra o Madrid?

Il Codacons ha svolto alcune comparazioni per verificare quanto costi oggi acquistare un volo aereo andata/ritorno per trascorrere qualche giorno all’estero. Ipotizzando le date dal 10 al 12 giugno (partenza in mattinata ritorno pomeriggio/sera), per andare a Parigi servono in economy almeno 355 euro partendo da Fiumicino e atterrando allo scalo di Charles de Gaulle, mentre da Milano Malpensa a Lisbona si spende da 364 euro. Per raggiungere Londra (Heathrow) da Roma Fiumicino occorre spendere almeno 399 euro, prezzo che scende a 271 euro se si è disposti a partire da Linate e atterrare al ritorno a Malpensa. Per Roma-Madrid si parte invece da 240 euro. E per le tratte nazionali, il volo Roma-Milano costa 128 euro (andata e ritorno) contro i 79,80 euro del treno.

Pandemia: come ha trasformato il mondo del lavoro?

Prima o poi il Covid-19 resterà un terribile ricordo, ma il mondo del lavoro non tornerà quello di prima.
“Il Covid-19 ha imposto svariati cambi di passo alle aziende, e di certo la gestione delle risorse umane non fa eccezioni – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati -. Anzi, è forse proprio nella gestione e nella selezione dei talenti che il mondo del lavoro è cambiato maggiormente con l’emergenza sanitaria”.
Quando si pensa alle rivoluzioni portate o accelerate dal Covid-19 però si pensa immediatamente allo smart working.
“Il lavoro agile è qualcosa che era già pronto a diffondersi, ma con la pandemia ha conosciuto un’enorme accelerazione”, continua Adami. E oggi si allarga il fronte dei lavoratori desiderosi di mantenere il lavoro da remoto.

Smart working e benessere dei lavoratori

“La maggior parte dei candidati punta a uno o due giorni di lavoro in agilità alla settimana, per meglio equilibrare sfera professionale e personale”, sottolinea Adami. Non si parla però solo di smart working: la pandemia ha cambiato in modo diretto e indiretto anche altri aspetti del mondo del lavoro.
Da una parte il Covid-19 ha portato le aziende a cercare qualcosa di diverso nei nuovi assunti, soprattutto agilità e flessibilità mentale, dall’altra ha portato i dipendenti a focalizzarsi maggiormente sull’importanza del proprio benessere fisico e psicologico. “In generale, le persone sono meno disposte a fare compromessi su questi aspetti, e il significativo aumento di dimissioni volontarie che hanno avuto luogo anche in Italia lo dimostra”, aggiunge Adami.

Great Resignation, non solo un fenomeno americano

A dimostrare che la Great Resignation non è un fenomeno unicamente americano, un’indagine Aidp, Associazione italiana per la direzione del personale, effettuata su 850 rispondenti tra direttori del personale e aziende, attesta che il 75% delle aziende italiane ha già avuto a che fare con un aumento delle dimissioni volontarie. In particolare, per quanto riguarda le aree informatica, marketing e produzione. “L’aumento delle dimissioni è in linea con la volontà via via più forte dei dipendenti di avere un lavoro quanto più possibile ideale – commenta l’head hunter -: si mira a posti in cui sia possibile fare davvero la differenza, in cui ci si possa sentire un elemento integrante e indispensabile”.

I giovani e i valori aziendali

Nel caso dei lavoratori più giovani sono ulteriori gli aspetti da prendere in considerazione: “per i Millennial è particolarmente importante il tema della formazione continua in azienda, con la possibilità di crescere, di imparare e di fare carriera, che finisce per superare per importanza il fattore stipendio”, dichiara Adami. Non va poi sottovalutato il fatto che i giovani sono sempre meno disposti a lavorare per realtà che non rispecchiano i loro valori: “anche questo punto deve essere tenuto in grande considerazione – puntualizza Adami – per non vedere calare inesorabilmente le candidature in risposta ai propri annunci di lavoro”.

Infortuni in itinere, numeri in crescita con il rientro in presenza

Aumentano gli infortuni in itinere, così aziende e lavoratori diventano ancora più attenti al tema della sicurezza. D’altronde l’incremento degli infortuni è strettamente legato al rientro in presenza dopo i mesi in cui le limitazioni legate alla pandemia hanno inciso anche sulle modalità di lavoro. Ma nel 2021 ad aumentare non sono solo gli incidenti e i casi mortali. Con l’emergenza Covid19 è cresciuto complessivamente il livello generale di attenzione da parte di aziende e lavoratori verso un tema, quello della sicurezza, che non sempre ha ricevuto in passato la giusta considerazione. Un’attenzione che si concretizza, secondo l’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro realizzata su un campione rappresentativo di Consulenti del Lavoro, nel maggior ricorso all’uso di dispositivi di prevenzione (62,7%) e nel complessivo aumento dell’igiene e della salubrità degli ambienti di lavoro per il 62,5% degli intervistati. A evidenziarlo è il dossier della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro dal titolo “Salute e sicurezza sul lavoro dopo l’emergenza Covid” che, oltre ad attingere ai dati dell’indagine interna realizzata tra il 6 e il 12 aprile 2022, si avvale anche dei dati Inail 2019-2021. 

Nel settore edile la maggior percentuale di incidenti

L’allentamento delle restrizione e la conseguente a ripresa di molte attività in presenza ha determinato una crescita, tra 2020 e 2021, degli infortuni in itinere (+29,2%) per un incremento complessivo di oltre 18mila casi. Secondo la ricerca, il settore che ha visto crescere in modo esponenziale sia il numero di infortuni (+17,1% tra 2020 e 2021) che i casi mortali (11,4%) è quello edile, comparto che ha registrato, grazie agli incentivi, un boom occupazionale senza precedenti nel 2021, con 111mila occupati in più rispetto al 2019. Il ritorno in presenza ha prodotto, rispetto al 2020, la crescita non solo degli incidenti in itinere, ma anche delle morti correlate (15,9%). Le denunce di casi mortali sono, infatti, passate da 1.089 del 2019 a 1.221 del 2021, per un incremento di 132 casi, evento riconducibile al maggiore rischio di mortalità associato all’infortunio da Covid. La pandemia ha, dunque, lasciato segni importanti, non solo sotto il profilo delle trasformazioni dettate dallo smart working, ma, più in generale, ha fatto maturare una sensibilità diversa da parte delle aziende e dei lavoratori verso il tema della sicurezza e della salute dei lavoratori.

Obiettivo sicurezza

Non meno importanti, secondo l’indagine condotta sui Consulenti del Lavoro, i cambiamenti legati all’orientamento e all’approccio anche in termini di comunicazione. Cresce per il 46,1% l’orientamento verso la prevenzione e, complessivamente, il livello di sicurezza nei luoghi di lavoro: dato più alto rispetto a due anni fa secondo il 46,9%. A fronte di tale cambiamento “culturale”, si evidenzia una maggiore difficoltà a tradurlo in misure operative: solo il 37,6% dei Consulenti segnala un miglioramento delle iniziative formative a favore dei dipendenti.

Gli acquisti online calano per la prima volta

La conferma arriva dai dati del Q1 Shopping Index di Salesforce: le vendite digitali globali calano per la prima volta nei nove anni di storia dell’indice. L’inflazione, con un prezzo medio di vendita in aumento dell’11% negli Stati Uniti solo a marzo, i problemi della catena di approvvigionamento e l’insicurezza economica, sono i fattori che hanno avuto un impatto sul potere d’acquisto dei consumatori. Questo ha portato a un calo della spesa online dopo diversi trimestri di crescita senza precedenti. I dati di Salesforce indicano che con la spesa globale su base annua in calo del 3%, il traffico in calo del 2% e i volumi degli ordini in calo addirittura del 12%, la fiducia dei consumatori e la spesa online probabilmente si stabilizzeranno nel resto dell’anno.

In Europa e il volume degli ordini a -17%

In particolare, in Europa le vendite online (-13%) e il volume degli ordini (-17%) sono diminuiti in modo significativo, poiché le persone hanno dovuto affrontare un considerevole aumento dei costi del carburante e una guerra all’interno dei propri confini. Insomma, l’economia globale continua a risentire dello stress di una catena di approvvigionamento tesa mentre persistono i blocchi del lavoro e la chiusura dei porti di Shanghai. E tra pressioni e ritardi prolungati nella catena di approvvigionamento, il conteggio dei prodotti a magazzino è diminuito del 3% nel primo trimestre del 2022 rispetto al primo trimestre del 2021. Le categorie di prodotti con le maggiori riduzioni di inventario includono giocattoli e apprendimento (-23%), ed elettrodomestici (-12%).

In Italia commercio digitale -12% nel primo trimestre 2022

In Italia il commercio digitale è calato del 12% su base annua nel primo trimestre 2022. L’Italia ha registrato un calo complessivo del traffico del 2%, in linea con quello globale. In particolare, si segnala che il traffico generato da mobile è calato del 7% mentre il traffico generato da PC è cresciuto del 19% su base annua. A questi dati si associa anche una drastica riduzione degli ordini del -19%.
L’Italia resta tra i paesi con i tassi di conversione, ovvero il rapporto tra traffico online e ordini, più bassi al mondo (1%), battuta solo dall’America Latina (0,9%). Ma nel nostro paese il traffico generato dai social media si attesta al 9%, superando così la media globale, che si attesta all’8%

Il 9% della spesa digitale globale effettuato utilizzando BNPL

Opzioni di pagamento flessibili come Buy Now Pay Later (BNPL) offrono una rete di sicurezza per i consumatori in tempi incerti, riporta Adnkronos, dando loro la possibilità di effettuare gli acquisti necessari all’istante e di pagare gradualmente. Il 9% della spesa digitale globale del primo trimestre 2022 è stato effettuato utilizzando BNPL (+20% su base annua e + 9% dal quarto trimestre 2021). Germania, Belgio, Australia/Nuova Zelanda e Paesi Bassi hanno registrato i tassi più elevati di utilizzo di BNPL, mentre Francia, Italia, Spagna e Canada hanno registrato la maggiore crescita su base annua.

I segreti di un bucato perfetto, economico ed ecosostenibile 

Come fare un bucato perfetto, economico ed ecosostenibile? Risponde l’esperto Patric Richardson, che nel libro La magia del bucato, edito in Italia da Vallardi, svela trucchi, segreti e consigli per un lavaggio più veloce, economico, ed ecologico. Prima di tutto, non usare mai più le lavanderie a secco: i lavaggi a secco danneggiano abiti, salute e ambiente. E poi lavare meno. Sarebbe sufficiente, prima di indossare un capo di nuovo, fargli prendere aria, oppure dargli una passata veloce di vapore con un ferro verticale, o spruzzarlo di vodka per eliminare gli odori. Semplici soluzioni che permettono di avere abiti che sembrano appena puliti senza doverli pulire davvero. Non lavare se non è necessario farà risparmiare acqua, energie e tempo.

No ad ammorbidente, profumatori e candeggina

Terzo consiglio, usare prodotti ecosostenibili. Eliminare l’ammorbidente, i foglietti per asciugatrice, e i profumatori per bucato, perché diffondono sostanze tossiche nell’atmosfera, dannose per l’ambiente e la salute. Anche la candeggina va eliminata, in favore di sapone in scaglie di ottima qualità e di origine vegetale, e per le macchie, meglio usare prodotti casalinghi come alcol al 70% e aceto. Se si usa l’asciugatrice, favorire un’asciugatura rapida con le palline di lana, naturali ed ecologiche, che possono accelerare il processo del 40%. E se si vuole un bucato profumatissimo, basta versare sulle palline qualche goccia di olio essenziale.

Tornare allo stendino

Optare sempre per il ciclo di 30 minuti, e usare la centrifuga al massimo dei giri: questo permetterà di risparmiare acqua ed elettricità, e di ottenere risultati migliori. Se l’acqua nel cestello è di meno si puliscono meglio i vestiti, e per assurdo la centrifuga rapida procura meno strappi e danni rispetto a un ciclo più lento. E poi tornare allo stendino: stendere il bucato all’aria è meglio per i capi stessi. Quasi nessun tessuto resiste a più di cinquanta cicli di asciugatrice e lavatrice, e se si elimina il passaggio in asciugatrice si allunga la vita ai capi e si risparmino un sacco di soldi.

Valutare gli acquisti di capi ed elettrodomestici

Valutare attentamente ogni acquisto: serve davvero l’ennesimo maglione nero a collo alto? Forse no. E se si, sostenere marchi che pagano il giusto i lavoratori, si impegnano per tutelare l’ambiente, riducono o eliminano sprechi e inquinamento, e usano fibre naturali, che sono tutte risorse rinnovabili. Non come i tessuti sintetici, che rilasciano microplastiche negli oceani, inquinandoli. Valutare anche l’idea di riciclare i capi smessi, o regalarli a un’organizzazione no-profit. E se si ha intenzione di comprare una nuova lavatrice o asciugatrice, riporta Ansa, scegliere elettrodomestici ad alta efficienza energetica, che consumano meno acqua ed energia  Ultimo consiglio, lavare tutto in un unico giorno. Stabilire una giornata unica per il bucato significa anche non doverci pensare per tutta la settimana successiva, e questo è davvero un regalo inestimabile.

Per attraversare gli shock globali serve un ‘tocco femminile’

Rincari per i beni energetici, code per l’olio di semi di girasole, attacchi cyber… Pandemia, guerra e crisi globali hanno fortemente impattato sulle nostre economie e sul nostro quotidiano. “In questo contesto una catena di fornitura e approvvigionamenti solida e a prova di interruzioni è un fattore vitale innanzitutto per la normale operatività delle imprese, prima ancora che della loro capacità di competere sul mercato – spiega Fabio Zonta, esperto del settore cpo di Engineering, la tech company italiana -. Per questo, frettolosamente, le aziende stanno modernizzando la direzione acquisti rafforzando i team, non solo in termini numerici, ma soprattutto in termini di qualità e competenze professionali, in un mix uomo/donna necessariamente equilibrato”. 

Le donne hanno migliori abilità nella negoziazione

“Le donne – sostiene Fabio Zonta – hanno la grande capacità di selezionare l’oggetto o il servizio da comprare: non si fermano al primo riscontro e approfondiscono in maniera metodica sondando qualsiasi opportunità che il mercato mette a disposizione, solo dopo decidono cosa acquistare. E poi, per indole, hanno migliori abilità nella negoziazione, riescono a far valere i loro punti di vista nel rispetto delle esigenze e dei diritti altrui senza mai farsi mettere in soggezione dalla contro parte – aggiunge Zonta -. Hanno la capacità di porsi un obiettivo e raggiungerlo senza fermarsi alle prime difficoltà. Nella mia organizzazione il 75% sono donne e in azienda la percentuale è comunque al di sopra della media del settore”.

Il manager si trasforma: da responsabile acquisti a chief procurement officer

“Per le imprese – continua Marina Verderajme, presidente nazionale di Gidp, associazione direttori risorse umane – è diventata fondamentale la valutazione dei rischi esterni per una efficace strategia di impresa, e investire nella formazione di manager con competenze specifiche consente all’azienda di prevenire e indirizzare il proprio business verso la costante crescita anche diversificando le attività. Il manager si trasforma pertanto dall’attuale responsabile acquisti, con una retribuzione tra i 50 e 60 mila euro, a un chief procurement officer (cpo), che nelle grandi imprese raggiunge fino a 500 mila euro”.

Sempre più marcata l’esigenza di una managerialità femminile

In tal senso la figura del cpo deve evolversi significativamente, diventando una figura centrale nelle scelte strategiche aziendali e sviluppando competenze che spaziano dall’AI al risk management, dalle tecniche di negoziazione internazionale alle competenze tecniche, dalla gestione delle risorse umane alla comprensione dei modelli predittivi.
E sebbene tradizionalmente questo ruolo sia stato ricoperto in prevalenza da uomini è sempre più marcata l’esigenza di una managerialità femminile, in una funzione in cui il multi-talento è un plus.

I 5 profili degli italiani alle prese con le pulizie di primavera

Come affrontano gli italiani le pulizie di primavera? E, più in generale, quali sono le loro abitudini in fatto di lavori domestici? C’è chi pulisce con rigore e precisione perché l’igiene fa parte del suo piano per salvare il mondo: è il cosiddetto ‘invincibile’, che con uno schiacciante 34% è il profilo-tipo più rappresentativo emerso dalla survey condotta dall’Osservatorio Polti su 500 #homelovers italiani.
Sono cinque i profili tratteggiati dallo psicologo Daniele Marchesi, del centro DM – Penso dunque sono, coinvolto dall’Osservatorio per tratteggiare un’analisi più corretta: oltre all’invincibile, ‘l’ineccepibile’, ‘l’esteta’, ‘l’audace’ e, ultimo, ‘capitan domani’.
In ogni caso, quella che emerge è una fotografia piuttosto chiara. La maggioranza di chi ha risposto considera le pulizie un impegno serio a cui dedicarsi

Per pulizie ineccepibili servono accuratezza e controllo

E se l’accuratezza sembra essere la cifra distintiva dell’approccio alle faccende domestiche in vista delle pulizie di primavera, non stupisce che sul secondo gradino del podio dei 5 profili più dediti ai mestieri salga ‘l’ineccepibile’ (31%), che quando pulisce casa esprime la sua voglia di avere tutto sotto controllo. Al terzo posto, col 18%, si posiziona ‘l’esteta’, seguito ‘dall’audace’ (12%), e in fondo, da ‘capitan domani’, che con un 5% dimostra come siano in pochi a prendere alla leggera l’igiene domestica.  

Fermati, ascoltati e rilassati

Se il primo profilo, l’invincibile, “usa la razionalità per mantenere tutto in ordine – sottolinea Marchesi – quanta fatica quando tutto questo diventa estremo!”.
Ma anche il secondo profilo, l’ineccepibile, tende a prendere le pulizie sul serio. “Efficacia ed efficienza sono compagne insostituibili per questo profilo – aggiunge Marchesi -, che tende a prevedere situazioni per anticipare eventi spiacevoli che potrebbero macchiare la sua intonsa cornice di vita. Un familiare sbadato, un amico inatteso o un cucciolo di casa ancora poco avvezzo alle regole non sono nemici da cui proteggersi, portatori di germi ambulanti”. Quando è troppo è troppo. “Fermati, ascoltati e rilassati”, suggerisce l’esperto a chi si rispecchia in questa descrizione.

Dall’esteta a ‘capitan domani’

Quanto all’esteta, “nelle sue attività, specialmente nella pulizia e nell’ordine, emerge tutto il suo estro. Per questo profilo, gli oggetti devono essere in armonia tra di loro, anche nel caos”, commenta Marchesi.  Per l’audace, invece, “la pulizia deve essere funzionale perché odia tutto ciò che lo costringe. Sa essere estremamente duttile e versatile – ricorda lo psicologo -, ma non sempre gli altri riescono a seguirlo”.  C’è poi capitan domani, che considera le pulizie un atto da fare mentre si è intenti a vivere. “Se rientri in questo profilo, non esagerare, non sfidarti. Scegli un piccolo compito, regalati un prodotto per la pulizia che ti intriga e divertiti a utilizzarlo”, suggerisce Marchesi.

Lo smart working è utilizzato dalle aziende anche nel 2021 

Se negli ultimi due anni il lavoro agile si è rivelato uno strumento indispensabile per affrontare la crisi da Covid-19, nel 2021 il 39,2% delle imprese ha continuato a utilizzare lo smart working. Grazie al lavoro agile le imprese sono diventata più competitive, e hanno innovato prodotti e servizi migliorando la marginalità. Rispetto al periodo pre-Covid, il 23,4% delle imprese ha cambiato l’organizzazione dei processi di produzione e vendita, il 20,2% ha avviato la produzione di nuovi beni o servizi, il 9,6% ha dismesso linee di produzione ritenute non più interessanti. Sono alcune evidenze emerse dalla ricerca La Vita Agile, realizzata da MeglioQuesto e Tecnè, con l’obiettivo di misurare l’apprezzamento dello smart working in Italia.

Nel 2020 il 56% delle imprese ha fatto ricorso al lavoro agile

Dalla ricerca risulta come nel 2020, per fronteggiare l’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica, il 56% delle imprese del campione abbia fatto ricorso al lavoro agile rispetto al 15,6% che ha invece utilizzato la cassa integrazione, il 12,2% che ha ridotto l’orario di lavoro dei dipendenti e il 4% che ha tagliato il numero di addetti. Finita la fase più acuta della pandemia, nel 2021 il 39,2% delle imprese ha continuato a utilizzare lo smart working, coinvolgendo nel lavoro da remoto il 28,9% degli addetti.

L’81% dei lavoratori apprezza il risparmio sui costi di spostamento

Per il 76,5% delle imprese, il rapporto tra azienda e lavoratori non ha subito sostanziali modifiche. Solo il 4,4% dei lavoratori impegnati nel lavoro da remoto non si è recato mai in azienda, mentre il 74,4% vi si reca almeno una volta al mese, e il 66,7% va sul posto di lavoro 1-2 volte a settimana. In larga misura i lavoratori apprezzano lo smart working. L’81% del campione apprezza il risparmio sui costi di spostamento, il 73% perché si evitano i pasti fuori casa, e il 52,2% per la migliore conciliazione dei tempi di vita familiari. Infine, per il 52,9% perché migliora la produttività, riporta Adnkronos.

Organizzazione del lavoro e paradigmi produttivi sono cambiati

“Dalla seconda metà del 2021 – commenta Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè – sembrano prendere forma nuovi paradigmi produttivi: l’utilizzo dello smart working sta cambiando le aziende, oltre ad aver cambiato la vita di milioni di italiani”.
E secondo Felice Saladini, ceo di MeglioQuesto, “è cambiata l’organizzazione del lavoro: oggi abbiamo una visione più comunitaria e meno gerarchica. Abbiamo riscoperto il valore della fiducia della formazione e l’importanza del dialogo sociale”.

Poche conferme e molte novità per la Generazione Z 

Della ‘narrazione’ corrente sui ragazzi nati dal 1995 al 2010, la cosiddetta Generazione Z, alcune cose vanno riviste. I ragazzi della Gen Z continuano a cambiare ancora prima di riuscire a comprenderli, e se gli ultimi due anni sono stati molto particolari questo ha influito parecchio sull’idea che ci si è fatti di loro. È quanto emerge da una indagine realizzata da Eumetra International tramite 10.000 interviste effettuate in Italia, Francia, Germania, Uk e Spagna. L’indagine mette a confronto la Gen Z con le altre generazioni, approfondendone i valori e gli atteggiamenti di base.

Paladini del rispetto della natura votati all’indipendenza

Quando si parla di Gen Z si pensa ai paladini assoluti del rispetto della natura, votati all’indipendenza, portatori di un nuovo modo di pensare e relazionarsi al mondo del lavoro, più libero, magari basato sulla capacità di fare di necessità virtù. Ma adesso non è più del tutto così. Su alcuni aspetti sono stati superati dai più anziani, ad esempio, proprio sul rispetto della natura.
Su altri i Gen Z si sono avvicinati a modelli più consueti, ad esempio, nella relazione con il denaro e nelle aspettative sul lavoro, non più necessariamente indipendente e in divenire, ma, se possibile, sicuro e remunerativo, e soprattutto, calzante con le loro esigenze. Il passaggio chiave è proprio questo: la Gen Z sembra possedere una maggiore centratura su di sé, forse proprio in conseguenza della pandemia.

Alcuni di loro hanno ormai 25 anni, e il futuro hanno già iniziato a viverlo

Di certo questo periodo ha lasciato molti strascichi su di loro: rabbia in alcuni, voglia di recuperare il tempo perduto in altri e in tanti una sensazione di solitudine ineluttabile, prima obbligata e ora voluta, necessaria al loro equilibrio. Cicatrici che si sono mescolate ai cambiamenti fisiologici della crescita, soprattutto al dover iniziare a fare i conti con un futuro che forse nessuna delle generazioni precedenti ha dovuto affrontare in condizioni di simile incertezza.  Trovare il legame tra ogni singola causa e il relativo effetto è esercizio complesso, tanto più che alcuni di questi ragazzi hanno ormai 25 anni, e il futuro hanno già iniziato a viverlo.

Ci assomigliano più di quanto crediamo

Dunque, guardiamoli per quello che sono: individui che si accingono all’età adulta, destinati a ricoprire un ruolo fondamentale in un contesto difficile. E quando sono obbligati a sperimentarsi con gli snodi della vita finiscono per assomigliarci più di quanto noi stessi crediamo. Inoltre, che fossero lontani dal mondo delle marche è una conferma. Ma adesso hanno l’esigenza di orientarsi nelle scelte di consumo che sono tenuti a praticare: come riuscire a ingaggiarli in queste scelte?

Sostenibilità, come si comportano i cittadini del mondo?

Se è vero che l’attenzione alla sostenibilità sta coinvolgendo tutte le persone a livello globale, anche e soprattutto per quanto concerne i processi di acquisto, dove è che questo tema è più sentito? Le Americhe detengono la più alta percentuale (33%) di consumatori “attivi”, ovvero coloro che sono più impegnati e pronti a investire tempo e sforzi per ridurre l’impatto ambientale, seguiti da Europa (31%) e Asia (30%). Medio Oriente e Africa hanno registrato la percentuale più bassa di “attivi” (19%), mentre detengono la più alta percentuale di consumatori meno attivi in questioni ambientali (22% vs 15% di ogni altro paese). Questi alcuni insight emersi dallo studio Kantar Sustainability Sector Index presentato recentemente.

I giovani i più sensibili

Lo studio ha inoltre messo in luce che esistono delle differenze a livello generazionale.  I consumatori più giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni sono più propensi rispetto a quelli più maturi a far seguire alle parole i fatti, apportando attivamente cambiamenti al loro stile di vita in risposta alle preoccupazioni riguardo i cambiamenti climatici. Evitano ad esempio di acquistare prodotti per la cui produzione vengono utilizzate quantità eccessive di acqua, prediligono prodotti di seconda mano e scelgono di diventare vegani o vegetariani. Questi comportamenti contrastano con le azioni intraprese dai consumatori più maturi – dai 55 anni in su – che, poco inclini al cambiamento, tendono ad adattare i propri comportamenti al loro stile di vita attuale.

Il ruolo delle aziende

Condotto su ujjn campione di 34.000 persone a livello globale, lo studio Sustainability Sector Index fornisce una visione davvero completa degli atteggiamenti e dei comportamenti dei consumatori nei confronti della sostenibilità. Dall’analisi emerge inoltre che il 63% dei consumatori ritiene che le aziende abbiano la responsabilità di agire sul cambiamento climatico. E’ soprattutto il denaro, però, a bloccare l’attuazione di scelte sostenibili in tutti i paesi: l’80% dei consumatori a livello globale è più attento ai propri risparmi, piuttosto che ad azioni per salvare il pianeta. In tutto il mondo fame e povertà sono i temi principali che più preoccupano i consumatori a livello globale, tranne che in Asia dove la popolazione è più attenta a tematiche quali l’inquinamento dell’acqua, dell’aria ed eventi meteorologici estremi.