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Aumentano gli energy manager: imprese più attente a energia/ambiente

Gli energy manager sono in aumento. “La crescita del numero degli energy manager nominati indica una maggiore attenzione da parte delle imprese alle tematiche energetiche e alla sostenibilità”, spiega Dario Di Santo, direttore di Fire, la Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia.

Nel 2017 sono stati 2.315 gli energy manager nominati (1.564 da soggetti obbligati e 751 da soggetti non obbligati), per una crescita intorno al 6% in 4 anni per i soggetti obbligati e dell’11% in 15 anni considerando anche le nomine di soggetti non obbligati

Si tratta di alcuni dati emersi dal Rapporto annuale di Fire sulla figura professionale dell’energy manager, che quest’anno contiene anche un’indagine sugli incentivi e sulle agevolazioni per le imprese energivore.

Il terziario è il settore con più energy manager

A livello di settori, le imprese che più si avvalgono della consulenza professionale dell’energy managar sono quelle del terziario, i cui numeri continuano a crescere. Buoni però, secondo il rapporto, anche gli altri settori. Fra questi anche la P.A, “non sempre però all’altezza del ruolo esemplare che dovrebbe ricoprire – sottolinea Di Santo -. Le altre buone notizie vengono dall’incremento di energy manager certificati come esperti in gestione dell’energia (Ege), un aspetto importante soprattutto laddove l’energy manager sia nominato come consulente esterno, e dall’incremento delle organizzazioni certificate ISO 50001”.

Le ricadute positive dall’uso più razionale dell’energia

La norma sui sistemi di gestione risulta essere un passo avanti sia per i soggetti che si certificano sia per il Paese. Le imprese infatti ottengono un aumento dell’efficienza energetica più marcato, e avviano una trasformazione delle competenze fondamentale per l’economia green.

Il Paese intero nel suo complesso beneficia delle ricadute multiple dell’uso razionale dell’energia, da minori costi ambientali e sanitari a minore inquinamento, minore dipendenza dall’estero per petrolio e gas.

Nonostante le buone notizie però c’è ancora molto lavoro da fare sulla figura professionale dell’energy manager, e in generale sul contesto lavorativo in cui opera. È quanto si ricava sia dalle rilevazioni sul tasso di inadempienza alla nomina, che resta molto elevato nel settore pubblico, riporta Adnkronos.

Il ruolo dell’energy manager nel Piano Industria 4.0

Alcuni aspetti di rilievo sugli incentivi riguardano il conto termico 2.0 e gli strumenti previsti dal Piano Industria 4.0 che riscuotono favore tra la maggioranza degli operatori. L’indagine rivolta alle imprese energivore ha permesso  di fare emergere alcuni aspetti interessanti per gli energy manager dal punto di vista degli investimenti.

Se da un lato risulta evidente che la riduzione del costo dell’energia per le imprese tenderà ad allungare i tempi di ritorno degli investimenti rispetto al costo non agevolato, dall’altro la maggioranza delle imprese manifatturiere ritiene che molti interventi previsti verranno comunque realizzati. Ampio l’accordo su un’eventuale obbligatorietà della certificazione ISO 50001 per l’accesso all’agevolazione.

Legge di Bilancio, l’Iva salirà dal 2019, tornano le detrazioni per i mezzi pubblici

Il disegno di Legge di Bilancio di 120 articoli, a oggi ancora all’esame parlamentare del Senato – tra le voci più importanti per imprese e liberi professionisti “congela” l’Iva ancora per tutto il 2018 e prevede una serie di incentivi destinati a chi utilizza i mezzi pubblici.

Iva, stop all’aumento

Nel 2018 non ci sarà nessuna riformulazione al rialzo delle percentuali Iva. La buona notizia è solo parziale, perché l’aggravio viene rimandato e rimodulato a partire dal 2019. Di fatto le ”clausole di salvaguardia” rimangono per gli anni 2019 e eseguenti. L’aliquota Iva al 10% salirà di 1,5 punti dal gennaio 2019 e poi di ulteriori 1,5 punti dal 2020, riporta l’agenzia Ansa. L’aliquota Iva del 22% aumenta di 2,2 punti dal 2019 e poi di altri 0,7 punti dal 2020 e di un ulteriore 0,1 punti da 2021. Anche le accise ripartono dal 2019.

Detrazioni per chi viaggia

Sono previste anche quest’anno le detrazioni per gli abbonamenti di trasporto. Il testo della Legge di Bilancio prevede detrazioni fino a 250 euro per le spese d’abbonamento di trasporti pubblici locali, regionali e interregionali. Tra le novità anche l’agevolazione per gli accordi di rimborso di questi abbonamenti da parte dei datori di lavoro per i propri dipendenti e per i loro familiari – una sorta di ”bonus bus-treno” – che non entrano a far parte del reddito da lavoro tassato.

38 miliardi in più per il fondo investimenti

E’ prevista un’iniezione di 37,88 miliardi di euro aggiuntivi per il fondo investimenti creato lo scorso anno e già finanziato per 47 miliardi fino al 2032. Il fondo è dedicato in particolare alle infrastrutture.

Più misure per la lotta alla povertà

Per quanto riguarda le azioni del pacchetto “lotta alla povertà”, è previsto un assegno del 10% più alto destinato ai nuclei familiari numerosi (fino a 530-540 euro). Si allarga anche la tipologia di pubblico che può avere accesso al reddito di inclusione (Rei), pensato soprattutto per le famiglie nelle quali vive un disoccupato con oltre 55 anni di età.  Il Fondo per la lotta alla povertà si “arricchisce” di ulteriori 300 milioni nel 2018, 700 milioni nel 2019, 665 milioni nel 2020 e 637 milioni a decorrere dal 2021.

Dichiarazione Iva precompilata

Come riporta l’Ansa, ci sono novità per le partite Iva, ovvero negozianti, artigiani e professionisti che hanno una contabilità semplificata e scelgono, in via opzionale, di comunicare acquisti e compensi con le fatture elettroniche. L’Agenzia delle Entrate “metterà a disposizione” le informazioni per i prospetti periodici, una bozza di dichiarazione annuale Iva e dei redditi e le bozze dei modelli F24 per il pagamento delle imposte.

Detrazioni, fino al 50% anche per l’acquisto di mobili

C’è tempo sino alla fine del 2017 per avere la possibilità di ottenere detrazioni pari al 50% per gli acquisti di mobili e grandi elettrodomestici. Precisa l’Agenzia delle Entrate sul proprio sito e ci conferma Pedrazzini Arreda, punto vendita cucine a Milano: “Si può usufruire di una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni) destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione”.

Quando e come

Le persone interessate ad accedere alla possibilità di detrazione devono sapere che per ottenerla “è indispensabile realizzare una ristrutturazione edilizia – e usufruire della relativa detrazione (10mila euro massimo di spesa ammessa in detrazione) – sia su singole unità immobiliari residenziali sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali”. Tale detrazione è valida anche quando i beni acquistati servono per arredare un ambiente diverso dall’immobile oggetto di intervento edilizio. Però occorre sapere che “Per ottenere il bonus è necessario che la data dell’inizio dei lavori di ristrutturazione preceda quella in cui si acquistano i beni”. L’Agenzia dell’Entrate precisa che non è necessario che le spese di ristrutturazione siano precedenti a quelle dell’acquisto degli arredi: “La data di avvio dei lavori può essere dimostrata da eventuali abilitazioni amministrative, dalla comunicazione preventiva all’Asl, se è obbligatoria”.

Gli interventi necessari

Gli interventi necessari per usufruire della detrazione sono:

– manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia di singoli appartamenti (mentre i lavori di manutenzione ordinaria – tinteggiatura pareti e soffitti, sostituzione di pavimenti o infissi esterni e rifacimento di intonaci interni – non danno diritto al bonus);

– ricostruzione o ripristino di un immobile danneggiato da eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza;

– restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia di interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie che entro 18 mesi dal termine dei lavori vendono o assegnano l’immobile;

– manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia su parti comuni di edifici residenziali.

L’arredo nuovo si può detrarre

Questa possibilità vale per la maggior parte dei mobili nuovi. Una buna occasione per fare un restyling della propria casa, possibilmente scegliendo pezzi di qualità e di design come quelli esposti da Pedrazzini Arreda. La detrazione spetta per mobili nuovi come letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi e apparecchi di illuminazione. La stessa regola vale per gli elettrodomestici nuovi di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni) secondo quanto rilevabile dall’etichetta energetica. L’acquisto è comunque agevolato per gli elettrodomestici privi di etichetta a condizione che non ne sia stato ancora previsto l’obbligo. Tra le spese da portare in detrazione si possono includere quelle di trasporto e di montaggio.

Quanto si può detrarre

Indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione, la detrazione del 50% va calcolata su un importo massimo di 10mila euro riferito, complessivamente, alle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici.

E come

Per ottenere la detrazione occorre indicare le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o ‘Redditi persone fisiche’): per averla occorre effettuare i pagamenti con bonifico o carta di debito o credito. Non si può pagare con assegni, contanti o altri mezzi. L’acquirente dovrà conservarla ricevuta del bonifico; la ricevuta di avvenuta transazione (per i pagamenti con carta di credito o di debito); la documentazione di addebito sul conto corrente; le fatture di acquisto dei beni e servizi acquistati.

Plastica, è allarme rifiuti

Preziosa, utilissima, in mille forme che usiamo in diversi aspetti della nostra vita quotidiana: la plastica è senza dubbio un materiale che risolve un’infinità di esigenze. Però, nonostante la sua indubbia utilità, la plastica ha un problema enorme: il suo smaltimento. Da quando è entrata nella fase di produzione di massa, negli anni Cinquanta, la plastica è stata sfornata in quantità gigantesche: 9,1 miliardi di tonnellate, di cui la gran parte è poi finita in discarica. A fare il conto è un recente studio americano, presentato come “la prima analisi globale di tutte le plastiche prodotte”. I dati sono allarmanti, a livello ambientale e di sostenibilità, e non è più possibile non farci i conti.

Confezionamento, il principale indiziato

La plastica viene utilizzata principalmente per il confezionamento. Basta pensare agli oggetti di uso quotidiano e a quello che troviamo nei supermercati e nei negozi per capire subito quale sia la portata e la quantità di plastica in circolazione. Il boom della plastica nel confezionamento c’è stato in concomitanza con il passaggio mondiale dai contenitori riutilizzabili a quelli monouso. Come conseguenza, spiegano gli esperti dell’università della California, la percentuale di plastiche nei rifiuti solidi urbani dei Paesi a medio e alto reddito è passata dall’1% del 1960 ad oltre il 10% nel 2005.

Sette miliardi di tonnellate di rifiuti plastici

L’analisi americana lancia un grido d’allarme: la mole dei rifiuti plastici generati fino al 2015 ammonterebbe a 7 miliardi di tonnellate. Di questa montagna enorme di rifiuti, il 9% è stato riciclato, il 12% incenerito e il 79% gettato in discarica o nell’ambiente.

Smaltimento impossibile?

Il problema, evidenziano gli esperti, non è solo la plastica che si accumula ovunque, dagli oceani ai bordi delle strade e dei fiumi, e che non è biodegradabile. Il vero problema è rappresentato dal fatto che la plastica incenerita produce emissioni negative per l’ambiente e la salute. Ma la notizia peggiore di tutte è che l’attività di riciclo, per fortuna sempre più seguita, non risolve lo scenario nero dello smaltimento futuro. Lo sposta solo in avanti, quindi, sebbene il riciclo sia già un passo importante per la riduzione della nuova produzione.

Se nulla cambia, nel 2050 i rifiuti saranno 13 miliardi di tonnellate

Insomma, bisogna fare qualcosa e presto, avvertono gli esperti. Se il trend non cambierà rotta, infatti, entro il 2050 avremo nelle nelle discariche e nell’ambiente la molte immensa di 13 miliardi di tonnellate di rifiuti plastici. E non è una bella prospettiva.

Un’App per lo shopping utile al targeting

Il nome è onomatopeico: Papèm è quell’espressione esclamativa di sorpresa e stupore che si compie quando s’incontra qualcosa di entusiasmante. E fin qui entusiasmante lo è davvero, la storia di quest’app che abbatte le tradizionali barriere tra shopping fisico e acquisti online. Nata dall’idea di tre giovani italiani, l’app Papèm è stata accolta con interesse presso la Silicon Valley, in occasione della Mind The Bridge School. Come ogni startup italiana, Papèm è sbarcata in California scontando l’assenza cronica di capitali (soprattutto rispetto alle capitalizzazioni da capogiro delle app statunitensi) ma con tutta la creatività, l’ingegno e il fascino che il made in Italy porta con sè.

In effetti questa sorta di social network dello shopping è stato pensato per una delle ‘quattro A’ in cui il made in Italy va forte: l’abbigliamento (le altre sono l’arredamento, l’alimentare e l’automazione). Facendo parte della community di questo social network, è possibile trovare e prenotare offerte nei negozi fisici di alcune importanti città come Milano (ma la rete è in costante implementazione). Gli utenti seguono tutti gli aggiornamenti dei negozi più amati, possono prenotare e andare a vedere un determinato articolo in negozio e naturalmente, in caso d’acquisto, hanno diritto a un forte sconto. Lacoste, Max Mara, Timberland e Vans sono solo alcuni dei grandi brand che hanno già aderito, ma ci si aspetta molto dal mondo per certi versi underground dei piccoli artisti, designer e artigiani locali.

Per l’utente, Papèm è una risorsa che consente di coniugare i vantaggi tipici della shopping expedition tradizionale (dialogo diretto con il titolare del punto vendita e prova concreta del prodotto ‘toccato con mano’) e dell’e-commerce (prezzi convenienti e acquisizione di alcune informazioni da remoto). Dal canto loro, i punti vendita tradizionali hanno l’occasione di entrare in relazione con un pubblico ben targhettizzato, quindi agevole da fidelizzare. Inoltre, con quest’app l’eventuale visita in negozio ha alte possibilità di essere convertita in acquisto.

Per l’Italia, invece, Papèm rappresenta un segnale positivo sulla vitalità e creatività delle sue startup: l’app ha trionfato al contest Welcome Startup Europe, che annualmente contribuisce allo sviluppo degli ecosistemi di startup intorno a città come Milano, Dublino, Berlino, Madrid e Salamanca. Papèm è disponibile nelle versioni per iOS e Android, ha contenuti geolocalizzati rilevanti e sfrutta la tecnologia iBeacon per il posizionamento indoor, consentendo sempre un facile accesso al social network e notifiche tempestive, in prossimità dei negozi fisici, con l’opportunità di risparmiare fino al 60% sul singolo acquisto. Ecco perché la communnity di questo social network dello shopping cresce ogni settimana del 30%.

La cosmetica italiana va forte e sperimenta nuove strade

Uno dei settori del made in Italy in maggior fermento negli ultimi anni è quello della cosmetica. Siamo il paese del bello, e sembra quasi naturale che nella cura della persona l’Italia dica la sua. Il ‘Bel Paese’ ospita oltre 2.500 aziende attive nel ramo della cosmetica, per un giro d’affari che nel 2015 ha superato i 10 miliardi di euro. Da Pupa a Limoni, da Collistar a Bottega Verde, le aziende della cosmetica italiana sono protagoniste nelle esportazioni che, sempre nel 2015, sono cresciute di oltre il 15%.

Molti settori del made in Italy si fanno valere, per definizione, nell’export, ma la cosmetica italiana vanta numeri positivi anche per il consumo interno. Il settore è assai vivace, dentro troviamo operatori tradizionali come i produttori di dentifricio, aziende che promuovono l’italianità del prodotto salvaguardando la natura, imprese lungimiranti in fatto di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, start up nate da poco e concentrate nell’innovare i processi e i servizi.

Un trend di mercato che sembra intravedersi, da cavalcare nei prossimi anni, tende a introdurre nei prodotti e nella filosofia della cosmetica italiana il buono, il sano, e il naturale, volgendo l’attenzione verso produzioni che rispondono alle aspettative dei consumatori in termini di nutraceutica. Esattamente ciò che sta riuscendo a fare Bionap, azienda fondata nel 1997 e specializzatasi nella estrazione di olii essenziali da piante e frutti dell’area mediterranea. Seguendo il tradizionale settore della cosmetica, Bionap ricava estratti vegetali dalla capparis spinosa, dall’opuntia ficus indica e dall’olea europea adatti alla produzione di gel, creme e lozioni per la pelle sensibile.

A ciò si unisce il promettente aspetto della nutraceutica. Si può allora puntare sui flavonoidi naturalmente presenti nel bergamotto, frutto diffuso in Calabria, per contrastare la dislipidemia e il colesterolo. Ottenere composti attivi dal carciofo per promuovere effetti detossificanti. E, ancora, estratti dal succo dell’Arancia Rossa Moro di Sicilia da utilizzare in capsule che aiutano a gestire il peso. Come si vede, il bello va a braccetto con il sano in Bionap, e questo sembra essere un filone di grande interesse per tutta la cosmetica made in Italy.

La cosmetica italiana si prepara, inoltre, ad essere più incisiva nell’online marketing. Citando dati della ricerca Human Highway, che ha sondato vari indicatori della cosmetica italiana, si evince che nel 2015 le vendite online in questo settore hanno sfiorato il 20% di incremento. Sono più di sedici milioni gli italiani che negli ultimi mesi hanno acquistato almeno una volta un prodotto di cosmetica online, e l’e-commerce in questo settore beneficerà dei nuovi servizi disponibili sul mobile.