Category Archives: Blog

I segreti di un bucato perfetto, economico ed ecosostenibile 

Come fare un bucato perfetto, economico ed ecosostenibile? Risponde l’esperto Patric Richardson, che nel libro La magia del bucato, edito in Italia da Vallardi, svela trucchi, segreti e consigli per un lavaggio più veloce, economico, ed ecologico. Prima di tutto, non usare mai più le lavanderie a secco: i lavaggi a secco danneggiano abiti, salute e ambiente. E poi lavare meno. Sarebbe sufficiente, prima di indossare un capo di nuovo, fargli prendere aria, oppure dargli una passata veloce di vapore con un ferro verticale, o spruzzarlo di vodka per eliminare gli odori. Semplici soluzioni che permettono di avere abiti che sembrano appena puliti senza doverli pulire davvero. Non lavare se non è necessario farà risparmiare acqua, energie e tempo.

No ad ammorbidente, profumatori e candeggina

Terzo consiglio, usare prodotti ecosostenibili. Eliminare l’ammorbidente, i foglietti per asciugatrice, e i profumatori per bucato, perché diffondono sostanze tossiche nell’atmosfera, dannose per l’ambiente e la salute. Anche la candeggina va eliminata, in favore di sapone in scaglie di ottima qualità e di origine vegetale, e per le macchie, meglio usare prodotti casalinghi come alcol al 70% e aceto. Se si usa l’asciugatrice, favorire un’asciugatura rapida con le palline di lana, naturali ed ecologiche, che possono accelerare il processo del 40%. E se si vuole un bucato profumatissimo, basta versare sulle palline qualche goccia di olio essenziale.

Tornare allo stendino

Optare sempre per il ciclo di 30 minuti, e usare la centrifuga al massimo dei giri: questo permetterà di risparmiare acqua ed elettricità, e di ottenere risultati migliori. Se l’acqua nel cestello è di meno si puliscono meglio i vestiti, e per assurdo la centrifuga rapida procura meno strappi e danni rispetto a un ciclo più lento. E poi tornare allo stendino: stendere il bucato all’aria è meglio per i capi stessi. Quasi nessun tessuto resiste a più di cinquanta cicli di asciugatrice e lavatrice, e se si elimina il passaggio in asciugatrice si allunga la vita ai capi e si risparmino un sacco di soldi.

Valutare gli acquisti di capi ed elettrodomestici

Valutare attentamente ogni acquisto: serve davvero l’ennesimo maglione nero a collo alto? Forse no. E se si, sostenere marchi che pagano il giusto i lavoratori, si impegnano per tutelare l’ambiente, riducono o eliminano sprechi e inquinamento, e usano fibre naturali, che sono tutte risorse rinnovabili. Non come i tessuti sintetici, che rilasciano microplastiche negli oceani, inquinandoli. Valutare anche l’idea di riciclare i capi smessi, o regalarli a un’organizzazione no-profit. E se si ha intenzione di comprare una nuova lavatrice o asciugatrice, riporta Ansa, scegliere elettrodomestici ad alta efficienza energetica, che consumano meno acqua ed energia  Ultimo consiglio, lavare tutto in un unico giorno. Stabilire una giornata unica per il bucato significa anche non doverci pensare per tutta la settimana successiva, e questo è davvero un regalo inestimabile.

I 5 profili degli italiani alle prese con le pulizie di primavera

Come affrontano gli italiani le pulizie di primavera? E, più in generale, quali sono le loro abitudini in fatto di lavori domestici? C’è chi pulisce con rigore e precisione perché l’igiene fa parte del suo piano per salvare il mondo: è il cosiddetto ‘invincibile’, che con uno schiacciante 34% è il profilo-tipo più rappresentativo emerso dalla survey condotta dall’Osservatorio Polti su 500 #homelovers italiani.
Sono cinque i profili tratteggiati dallo psicologo Daniele Marchesi, del centro DM – Penso dunque sono, coinvolto dall’Osservatorio per tratteggiare un’analisi più corretta: oltre all’invincibile, ‘l’ineccepibile’, ‘l’esteta’, ‘l’audace’ e, ultimo, ‘capitan domani’.
In ogni caso, quella che emerge è una fotografia piuttosto chiara. La maggioranza di chi ha risposto considera le pulizie un impegno serio a cui dedicarsi

Per pulizie ineccepibili servono accuratezza e controllo

E se l’accuratezza sembra essere la cifra distintiva dell’approccio alle faccende domestiche in vista delle pulizie di primavera, non stupisce che sul secondo gradino del podio dei 5 profili più dediti ai mestieri salga ‘l’ineccepibile’ (31%), che quando pulisce casa esprime la sua voglia di avere tutto sotto controllo. Al terzo posto, col 18%, si posiziona ‘l’esteta’, seguito ‘dall’audace’ (12%), e in fondo, da ‘capitan domani’, che con un 5% dimostra come siano in pochi a prendere alla leggera l’igiene domestica.  

Fermati, ascoltati e rilassati

Se il primo profilo, l’invincibile, “usa la razionalità per mantenere tutto in ordine – sottolinea Marchesi – quanta fatica quando tutto questo diventa estremo!”.
Ma anche il secondo profilo, l’ineccepibile, tende a prendere le pulizie sul serio. “Efficacia ed efficienza sono compagne insostituibili per questo profilo – aggiunge Marchesi -, che tende a prevedere situazioni per anticipare eventi spiacevoli che potrebbero macchiare la sua intonsa cornice di vita. Un familiare sbadato, un amico inatteso o un cucciolo di casa ancora poco avvezzo alle regole non sono nemici da cui proteggersi, portatori di germi ambulanti”. Quando è troppo è troppo. “Fermati, ascoltati e rilassati”, suggerisce l’esperto a chi si rispecchia in questa descrizione.

Dall’esteta a ‘capitan domani’

Quanto all’esteta, “nelle sue attività, specialmente nella pulizia e nell’ordine, emerge tutto il suo estro. Per questo profilo, gli oggetti devono essere in armonia tra di loro, anche nel caos”, commenta Marchesi.  Per l’audace, invece, “la pulizia deve essere funzionale perché odia tutto ciò che lo costringe. Sa essere estremamente duttile e versatile – ricorda lo psicologo -, ma non sempre gli altri riescono a seguirlo”.  C’è poi capitan domani, che considera le pulizie un atto da fare mentre si è intenti a vivere. “Se rientri in questo profilo, non esagerare, non sfidarti. Scegli un piccolo compito, regalati un prodotto per la pulizia che ti intriga e divertiti a utilizzarlo”, suggerisce Marchesi.

Lo smart working è utilizzato dalle aziende anche nel 2021 

Se negli ultimi due anni il lavoro agile si è rivelato uno strumento indispensabile per affrontare la crisi da Covid-19, nel 2021 il 39,2% delle imprese ha continuato a utilizzare lo smart working. Grazie al lavoro agile le imprese sono diventata più competitive, e hanno innovato prodotti e servizi migliorando la marginalità. Rispetto al periodo pre-Covid, il 23,4% delle imprese ha cambiato l’organizzazione dei processi di produzione e vendita, il 20,2% ha avviato la produzione di nuovi beni o servizi, il 9,6% ha dismesso linee di produzione ritenute non più interessanti. Sono alcune evidenze emerse dalla ricerca La Vita Agile, realizzata da MeglioQuesto e Tecnè, con l’obiettivo di misurare l’apprezzamento dello smart working in Italia.

Nel 2020 il 56% delle imprese ha fatto ricorso al lavoro agile

Dalla ricerca risulta come nel 2020, per fronteggiare l’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica, il 56% delle imprese del campione abbia fatto ricorso al lavoro agile rispetto al 15,6% che ha invece utilizzato la cassa integrazione, il 12,2% che ha ridotto l’orario di lavoro dei dipendenti e il 4% che ha tagliato il numero di addetti. Finita la fase più acuta della pandemia, nel 2021 il 39,2% delle imprese ha continuato a utilizzare lo smart working, coinvolgendo nel lavoro da remoto il 28,9% degli addetti.

L’81% dei lavoratori apprezza il risparmio sui costi di spostamento

Per il 76,5% delle imprese, il rapporto tra azienda e lavoratori non ha subito sostanziali modifiche. Solo il 4,4% dei lavoratori impegnati nel lavoro da remoto non si è recato mai in azienda, mentre il 74,4% vi si reca almeno una volta al mese, e il 66,7% va sul posto di lavoro 1-2 volte a settimana. In larga misura i lavoratori apprezzano lo smart working. L’81% del campione apprezza il risparmio sui costi di spostamento, il 73% perché si evitano i pasti fuori casa, e il 52,2% per la migliore conciliazione dei tempi di vita familiari. Infine, per il 52,9% perché migliora la produttività, riporta Adnkronos.

Organizzazione del lavoro e paradigmi produttivi sono cambiati

“Dalla seconda metà del 2021 – commenta Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè – sembrano prendere forma nuovi paradigmi produttivi: l’utilizzo dello smart working sta cambiando le aziende, oltre ad aver cambiato la vita di milioni di italiani”.
E secondo Felice Saladini, ceo di MeglioQuesto, “è cambiata l’organizzazione del lavoro: oggi abbiamo una visione più comunitaria e meno gerarchica. Abbiamo riscoperto il valore della fiducia della formazione e l’importanza del dialogo sociale”.

Poche conferme e molte novità per la Generazione Z 

Della ‘narrazione’ corrente sui ragazzi nati dal 1995 al 2010, la cosiddetta Generazione Z, alcune cose vanno riviste. I ragazzi della Gen Z continuano a cambiare ancora prima di riuscire a comprenderli, e se gli ultimi due anni sono stati molto particolari questo ha influito parecchio sull’idea che ci si è fatti di loro. È quanto emerge da una indagine realizzata da Eumetra International tramite 10.000 interviste effettuate in Italia, Francia, Germania, Uk e Spagna. L’indagine mette a confronto la Gen Z con le altre generazioni, approfondendone i valori e gli atteggiamenti di base.

Paladini del rispetto della natura votati all’indipendenza

Quando si parla di Gen Z si pensa ai paladini assoluti del rispetto della natura, votati all’indipendenza, portatori di un nuovo modo di pensare e relazionarsi al mondo del lavoro, più libero, magari basato sulla capacità di fare di necessità virtù. Ma adesso non è più del tutto così. Su alcuni aspetti sono stati superati dai più anziani, ad esempio, proprio sul rispetto della natura.
Su altri i Gen Z si sono avvicinati a modelli più consueti, ad esempio, nella relazione con il denaro e nelle aspettative sul lavoro, non più necessariamente indipendente e in divenire, ma, se possibile, sicuro e remunerativo, e soprattutto, calzante con le loro esigenze. Il passaggio chiave è proprio questo: la Gen Z sembra possedere una maggiore centratura su di sé, forse proprio in conseguenza della pandemia.

Alcuni di loro hanno ormai 25 anni, e il futuro hanno già iniziato a viverlo

Di certo questo periodo ha lasciato molti strascichi su di loro: rabbia in alcuni, voglia di recuperare il tempo perduto in altri e in tanti una sensazione di solitudine ineluttabile, prima obbligata e ora voluta, necessaria al loro equilibrio. Cicatrici che si sono mescolate ai cambiamenti fisiologici della crescita, soprattutto al dover iniziare a fare i conti con un futuro che forse nessuna delle generazioni precedenti ha dovuto affrontare in condizioni di simile incertezza.  Trovare il legame tra ogni singola causa e il relativo effetto è esercizio complesso, tanto più che alcuni di questi ragazzi hanno ormai 25 anni, e il futuro hanno già iniziato a viverlo.

Ci assomigliano più di quanto crediamo

Dunque, guardiamoli per quello che sono: individui che si accingono all’età adulta, destinati a ricoprire un ruolo fondamentale in un contesto difficile. E quando sono obbligati a sperimentarsi con gli snodi della vita finiscono per assomigliarci più di quanto noi stessi crediamo. Inoltre, che fossero lontani dal mondo delle marche è una conferma. Ma adesso hanno l’esigenza di orientarsi nelle scelte di consumo che sono tenuti a praticare: come riuscire a ingaggiarli in queste scelte?

Sostenibilità, come si comportano i cittadini del mondo?

Se è vero che l’attenzione alla sostenibilità sta coinvolgendo tutte le persone a livello globale, anche e soprattutto per quanto concerne i processi di acquisto, dove è che questo tema è più sentito? Le Americhe detengono la più alta percentuale (33%) di consumatori “attivi”, ovvero coloro che sono più impegnati e pronti a investire tempo e sforzi per ridurre l’impatto ambientale, seguiti da Europa (31%) e Asia (30%). Medio Oriente e Africa hanno registrato la percentuale più bassa di “attivi” (19%), mentre detengono la più alta percentuale di consumatori meno attivi in questioni ambientali (22% vs 15% di ogni altro paese). Questi alcuni insight emersi dallo studio Kantar Sustainability Sector Index presentato recentemente.

I giovani i più sensibili

Lo studio ha inoltre messo in luce che esistono delle differenze a livello generazionale.  I consumatori più giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni sono più propensi rispetto a quelli più maturi a far seguire alle parole i fatti, apportando attivamente cambiamenti al loro stile di vita in risposta alle preoccupazioni riguardo i cambiamenti climatici. Evitano ad esempio di acquistare prodotti per la cui produzione vengono utilizzate quantità eccessive di acqua, prediligono prodotti di seconda mano e scelgono di diventare vegani o vegetariani. Questi comportamenti contrastano con le azioni intraprese dai consumatori più maturi – dai 55 anni in su – che, poco inclini al cambiamento, tendono ad adattare i propri comportamenti al loro stile di vita attuale.

Il ruolo delle aziende

Condotto su ujjn campione di 34.000 persone a livello globale, lo studio Sustainability Sector Index fornisce una visione davvero completa degli atteggiamenti e dei comportamenti dei consumatori nei confronti della sostenibilità. Dall’analisi emerge inoltre che il 63% dei consumatori ritiene che le aziende abbiano la responsabilità di agire sul cambiamento climatico. E’ soprattutto il denaro, però, a bloccare l’attuazione di scelte sostenibili in tutti i paesi: l’80% dei consumatori a livello globale è più attento ai propri risparmi, piuttosto che ad azioni per salvare il pianeta. In tutto il mondo fame e povertà sono i temi principali che più preoccupano i consumatori a livello globale, tranne che in Asia dove la popolazione è più attenta a tematiche quali l’inquinamento dell’acqua, dell’aria ed eventi meteorologici estremi.

Il mercato italiano dell’AI nel 2021

Nell’ultimo anno la Commissione europea ha presentato la proposta di Regolamento in materia di Intelligenza Artificiale, una tecnologia dal potenziale ancora in parte inesplorato, per disciplinare lo sviluppo, l’uso e la commercializzazione. Anche l’Italia ha compiuto un importante passo in avanti, avviando il Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale, che identifica 24 politiche da implementare nel prossimo triennio per potenziare il sistema AI.
In Italia sempre più imprese e consumatori si avvicinano a questa tecnologia, e nel 2021 il mercato dell’AI è cresciuto del +27%, raggiungendo quota 380 milioni di euro. Un valore raddoppiato in appena due anni, per il 76% commissionato da imprese italiane (290milioni di euro), per il 24% come export di progetti (90milioni di euro).
Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano. 

Progetti e investimenti

In Italia il 35% del mercato dell’AI riguarda progetti di algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent Data Processing), un ambito in forte crescita (+32% rispetto al 2020). Seguono le soluzioni per l’interpretazione del linguaggio naturale (Natural Language Processing, 17,5% del mercato, +24%), e gli algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation System, 16% del mercato, +20%).
In forte crescita rispetto all’anno scorso anche i Chatbot e Virtual Assistant (+34%), che si aggiudicano l’10,5% degli investimenti, e le iniziative di Computer Vision (11% degli investimenti, ma in crescita del 41%). Il 10% del mercato poi va alle soluzioni con cui l’AI automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi (Intelligent Robotic Process Automation).

Grandi imprese e Pmi

Emerge però un divario significativo per dimensione di impresa. Se da un lato aumenta il numero di grandi aziende che ha avviato almeno un progetto di AI negli ultimi 12 mesi (59%, +6% rispetto al 2020), dall’altro solo il 6% delle Pmi ha fatto altrettanto.
Quanto allo stato di avanzamento dei progetti avviati dalle grandi imprese, scende al 13% il numero di grandi aziende che non hanno avviato iniziative (-9% rispetto al 2020) e salgono al 18% i progetti pilota (+5%). Restano invariati coloro che hanno almeno un progetto pienamente esecutivo (41%, contro il 40% del 2020) e chi invece si dichiara interessato ad avviare iniziative in futuro (27% vs 25%).

AI e consumatori

Se solo il 5% dei consumatori non ha mai sentito parlare di AI solo il 60% degli intervistati ha la capacità di riconoscere la presenza di funzionalità di AI nei prodotti/servizi utilizzati.
Complessivamente buono è il giudizio: l’80% ha un’opinione abbastanza o molto positiva dell’AI, ma rimangono alcune perplessità in merito agli aspetti che riguardano la privacy, gli impatti sul lavoro e in generale le implicazioni etiche. Si registrano anche opinioni differenti in merito agli scenari di applicazione: se in ambito sanitario-assistenziale il 48% è contrario all’ipotesi di un robot ‘badante’ una percentuale simile di contrari (47%) si riscontra anche per un consulente finanziario che gestisca autonomamente gli investimenti.

Si consolida il trend in crescita per l’e-commerce: +68% anche nel 2021

In Italia la crescita dello shopping online non sembra arrestarsi, e nel 2021 l’e-commerce ha registrato un incremento di quasi il 70%. Secondo l’analisi condotta da idealo, dopo il 2020, che ha segnato un boom per l’e-commerce (+99%), il 2021 è stato un anno di ‘ritorno alla normalità’, sia dal punto di vista dei tassi di crescita sia da quello delle preferenze online degli italiani. Ma le intenzioni di acquisto nel 2021 hanno mostrato un aumento dell’interesse per lo shopping online del +68%. 
“Un dato importante che conferma come il picco di interesse verso l’e-commerce indotto dalla pandemia non sia stato contingente, ma abbia generato un reale cambiamento nelle abitudini di acquisto dei consumatori italiani”, commenta all’Adnkronos Dumitru Baltatescu, Country Manager di idealo per l’Italia.

Più consapevolezza negli strumenti online

Da un lato, “Questa accelerazione nella digital transformation ha aiutato a far crescere la consapevolezza negli strumenti online a disposizione per risparmiare, e dall’altro, a far capire che mondo online e offline possono coesistere e supportarsi – sottolinea Baltatescu -. Questo non lo hanno capito solo i consumatori, ma anche tante aziende italiane che nel 2021 si sono lanciate sul mercato digitale, dopo aver colto la necessità di cambiare strategia per far fronte al calo delle vendite offline. Bisogna però essere coscienti che come in ogni altro settore non ci si può improvvisare, e che per competere con i big dell’e-commerce serve preparazione”.

Elettronica e Abbigliamento le categorie preferite

Un recente sondaggio di idealo conferma infatti come durante eventi come il Black Friday solo il 10% dei consumatori online ha acquistato sui siti web medio-piccoli, a fronte di oltre il 56% che ha acquistato dai grandi marketplace. Quanto alle categorie merceologiche, nell’anno appena concluso Elettronica e Abbigliamento tornano a essere le categorie protagoniste nelle preferenze online degli italiani, rappresentando oltre due terzi del totale delle intenzioni d’acquisto. In particolare, 47% per Elettronica, 11% per Sport & Outdoor e 10% per Moda e Accessori.

Gli smartphone sono i più desiderati

Di fatto, però, gli smartphone sono in assoluto i prodotti più desiderati online nel 2021. Questo nonostante il loro aumento dei prezzi, pari a oltre il +10%, dovuto, in parte, alle carenze di chip su scala mondiale. Su 100 utenti online, circa 7 e-shopper hanno utilizzato il filtro prezzo nelle loro ricerche per acquistare uno smartphone, e quasi la metà imposta un range tra i 100 e i 300 euro, concentrandosi su modelli non più vecchi di due anni. Questo per sfruttare il naturale deprezzamento che anche i cellulari fanno registrare dopo il loro lancio.
I prezzi dei nuovi modelli di smartphone, infatti, scendono in media del 5% già dopo tre mesi dal loro lancio, ma è dopo sei/sette mesi che si possono fare gli affari migliori, in quanto dopo quel periodo i prezzi scendono in media del 10%.

Lo “stile di vita ibrido” soppianta il modello lavorativo tradizionale

I modelli convenzionali di vita personale e lavorativa ormai sono superati. Emerge infatti una forza lavoro più agile, spinta dal desiderio di turni più flessibili, giornate lavorative più brevi e orari concentrati. Dall’inizio della pandemia gli europei si sono adattati a uno stile di vita sempre più ibrido, dove fisico e virtuale sono sempre più integrati nella vita professionale e in quella privata. E l’86% di chi l’ha adottato non vuole più il modello lavorativo tradizionale, una percentuale in linea anche in Italia (83%). Ma c’è un 17% che vorrebbe tornare all’orario tradizionale 9-18. Sono alcune evidenze della ricerca paneuropea Hybrid Living Futures, condotta da Samsung in collaborazione con The Future Laboratory.

Migliorano qualità del tempo passato in famiglia e produttività

Secondo lo studio, il 55% dei cittadini europei dichiara che grazie a uno stile di vita ibrido ha visto un incremento del numero di ore di tempo libero dedicate alla famiglia (47%) o trascorse facendo esercizio fisico (43%). Il nuovo stile di vita ha permesso anche di migliorare la qualità del tempo passato con la famiglia, i momenti di relax e la produttività. Per adattarsi ai cambiamenti, la tecnologia si è rivelata un ottimo alleato. Per sette italiani su dieci, infatti, li ha aiutati ad adattarsi alla nuova routine.

Un incentivo alla cultura ‘always on’?

Passare più tempo a casa ha trasformato i lavoratori europei in equilibristi chiamati a compiere vere e proprie acrobazie nella gestione del lavoro e della casa (30%). In Italia il 40% dei lavoratori si trova a destreggiarsi tra casa e lavoro contemporaneamente. Se da un lato, però, gli intervistati hanno mostrato grande maestria nell’arte dello stile di vita ibrido, dall’altro il 18% fatica a staccare dal lavoro e il 26% ha l’impressione di lavorare ininterrottamente, mentre c’è un 41% che utilizza il tempo risparmiato sui viaggi per svolgere le faccende di casa. In Italia, tra i detrattori del lavoro agile (11%), il 51% dichiara come questa nuova modalità incentivi la cultura ‘dell’always on’.

La tecnologia aiuta a stabilire i confini tra casa e lavoro

Per far fronte alle pressioni esercitate dalla cultura dell’always on, il 56% dei lavoratori italiani è ancora alla ricerca di un modo per stabilire un confine tra la propria vita personale e quella professionale. La tecnologia smart , riferisce Italpress, sta cercando di colmare questo divario, tuttavia, l’84% dei lavoratori italiani è ancora alla ricerca di una tecnologia più efficace e di maggiore supporto da parte del datore di lavoro per la gestione di questa nuova modalità di vita e lavoro. Il rapporto rivela inoltre l’importanza delle abitazioni nel percorso di adattamento allo stile di vita ibrido. L’80% degli italiani ha apportato migliorie all’interno delle abitazioni e il 42% ha creato nuovi spazi in casa, mentre il 44% ha scelto un immobile più adeguato alle esigenze di questo nuovo stile di vita.

La Ue abolisce il roaming a pagamento fino al 2032

Il nuovo regolamento Ue, in vigore dal 1° luglio 2022, prolungherà per altri dieci anni il sistema esistente ‘Roam Like Home’, in scadenza il 30 giugno 2022, consentendo quindi ai cittadini europei di continuare a usare i propri telefoni cellulari quando si recano all’estero senza costi aggiuntivi rispetto alle tariffe nazionali. Ovviamente, all’interno del territorio della Ue. Le istituzioni Ue hanno infatti raggiunto l’accordo politico per estendere l’abolizione del roaming a pagamento fino al 2032.
I consumatori avranno anche diritto alla medesima qualità e velocità di connessione all’estero come nel proprio Paese, ovunque siano disponibili reti equivalenti.

Eliminare i supplementi e rendere gratuite le chiamate intra-Ue

Tra le novità previste dall’intesa, rientra anche l’accesso senza alcun costo aggiuntivo ai servizi di emergenza, sia tramite chiamata sia tramite sms, inclusa la trasmissione delle informazioni sulla posizione di chi chiama. Gli operatori delle Tlc saranno inoltre tenuti a fornire informazioni sul numero di emergenza europeo 112. Sono stati quindi risolti, seppur in parte, i nodi più delicati del negoziato, ovvero le chiamate intra-Ue e le tariffe di roaming all’ingrosso. Durante le trattative, gli eurodeputati hanno infatti spinto per eliminare i supplementi e rendere gratuite le chiamate intra-Ue effettuate dai cittadini europei a numeri di telefono di altri Paesi Ue, attualmente limitate a 19 centesimi al minuto. Un punto fortemente contestato dagli operatori.

Limitate progressivamente le tariffe di roaming all’ingrosso a 1 euro nel 2027

Inoltre, l’accordo con gli Stati membri prevede che la Commissione esamini la situazione e valuti se sia necessaria una ulteriore riduzione dei massimali. Le tariffe di roaming all’ingrosso, relative ai prezzi che gli operatori si addebitano a vicenda quando i loro clienti utilizzano altre reti durante il roaming nella Ue, dal 2022 saranno invece limitate a 2 euro per Gigabyte (Gb) fino a 1 euro nel 2027. Se i consumatori superano i limiti del contratto durante i loro viaggi, eventuali costi aggiuntivi non potranno essere superiori a queste soglie, riferisce Ansa.

Migliore qualità dei servizi e maggiore trasparenza per tutti i cittadini

“Viaggiare all’estero senza doversi preoccupare delle bollette telefoniche è una parte tangibile dell’esperienza del mercato unico della Ue – ha commentato il commissario Ue responsabile, Thierry Breton -. Stiamo garantendo una migliore qualità dei servizi e una maggiore trasparenza per tutti i cittadini della Ue”. Soddisfazione anche da parte del Parlamento europeo: “Stiamo creando un mercato del roaming più equo, concentrandoci in particolare sugli operatori più piccoli, riducendo in modo significativo i massimali all’ingrosso – ha aggiunto l’eurodeputata Angelika Winzig -. In qualità di capo negoziatore del Parlamento europeo, il mio obiettivo era migliorare significativamente la situazione per i consumatori”.

Gift Card, un settore che cresce del 14% all’anno

Addio regalino dell’ultimo minuto o busta con i soldi, il “classicone” della zia che non sa cosa donare ai ragazzi: adesso non c’è più spazio per le incertezze. Per andare sul sicuro, c’è la gift card, così chi la riceve può utilizzarla per acquistare ciò che preferisce spaziando fra innumerevoli beni e servizi. Questa modalità di regalo sta registrando negli ultimi tempi un vero e proprio boom. Come rivela un recente studio realizzato dalla società Allied Market Research e denominato “Italy Gift Cards Market”, le card registrano un giro d’affari che passerà dai 5,7 miliardi di euro del 2020 ai quasi 16 miliardi entro il 2028 tra gift card fisiche e digitali con un CAGR (tasso di crescita annuale composto) del 14% e una forte polarizzazione verso il digitale. 

Cosa si compra con le card

In base ai dati dello studio, si scopre che le tipologie dei buoni acquisto più regalati a Natale vedono al primo posto le card relative alla ristorazione, seguite dalle gift card multi-brand e da quelle del travel. Le ricerche, però, mettono in luce come il buono acquisto sia uno dei regali più graditi non solo sotto l’albero. Uno studio condotto dalla società di consulenza canadese Leger per Blackhawk Network sul mercato USA in vista delle prossime festività natalizie ha mostrato come il 69% dei consumatori vorrebbe ricevere sotto l’albero una gift card con punte del 75% se andiamo ad osservare la Generazione X e i Millennials. La ricerca inoltre sottolinea come per Natale 2021 la capacità di spesa per i regali salirà del 17% rispetto al 2020, toccando quota 663 dollari e il 40% di questa somma verrà spesa per regalare gift card (+27% sull’anno precedente).

Non solo come regalo classico

In Italia esistono ancora ampi spazi di crescita per il settore delle gift card, dicono gli esperti. E non si tratta solo di una modalità per fare “semplici” regali, riporta Ansa. Attualmente il giro d’affari si concentra sui beni di consumo e sul commercio al dettaglio ma ci sono altri ambiti dove si prevede una crescita rilevante del business in futuro come la ristorazione, il wellness, il turismo (soprattutto in ottica post Covid-19) e il welfare aziendale dove il buono acquisto è uno strumento sempre più utilizzato per generare benessere e migliorare il clima lavorativo aziendale. Altrettanto ampio è poi il potenziale di sviluppo delle card digitali, che possono essere acquistate e regalate senza nemmeno dover uscire di casa o dall’ufficio.