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Natalità imprese: saldo positivo, ma accelerano le chiusure 

Emerge dai dati Movimprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio: alla fine del 2024 l’anagrafe delle imprese italiane registra un bilancio positivo, con il saldo tra aperture e chiusure che si attesta a +36.856 unità.
Ma alle 322.835 iscrizioni di nuove attività economiche fanno eco 285.979 cessazioni, per un tasso di crescita della base imprenditoriale che si attesta a +0,62%.

Le dinamiche demografiche del sistema produttivo, seppur con segno positivo, fanno emergere segnali di difficoltà. In particolare, sul fronte del ritmo delle aperture di nuove imprese in alcune zone specifiche.
Segnato da uno dei tassi di natalità più contenuti degli ultimi 20 anni, il 2024 ha infatti registrato uno ‘zero’ nei registri anagrafici delle imprese nei territori di ben 478 Comuni.

Crescita concentrata in tre macro settori, idem in senso negativo

Oltre l’80% della crescita annuale (29mila imprese) si concentra in tre macro-settori: attività professionali scientifiche e tecniche (+10.845 imprese, +4,40%), costruzioni (10.636 imprese in più, +1,27%), alloggio e ristorazione (+8.125, +1,78%).

In modo quasi speculare, altri tre grandi comparti pesano in senso negativo: commercio (-10.129, -0,72%), agricoltura, silvicoltura, pesca (-7.457, -1,06%),  attività manifatturiere (-4.137, -0,81%).
Dal punto di vista territoriale, si evidenziano segnali di crescita in tutte le quattro macro-ripartizioni geografiche del Paese, ma in termini assoluti, è il Mezzogiorno a contribuire maggiormente al saldo annuale: +13.684 imprese.

Andamento per forme organizzative

Le imprese costituite in forma societaria sono cresciute del + 3,25% (+60mila), ma a scapito delle altre forme organizzative, il cui numero si è complessivamente ridotto di oltre 24mila unità (-14mila società di persone, -10mila imprese individuali).  

Escludendo il triennio 2020-2022, segnato dagli effetti della pandemia, il saldo positivo del 2024 si colloca poco al di sopra della media dell’ultimo decennio (33.169). Risultato di una lieve ripresa delle iscrizioni (circa +10.800), ma di una più marcata crescita delle cessazioni (circa -16.000) rispetto al 2023.

Il fenomeno delle “culle vuote” imprenditoriali

In venti anni si amplia il perimetro dei territori in cui si riscontra un’assenza assoluta di nuove iniziative imprenditoriali.
Dai 212 Comuni a zero natalità imprenditoriale del 2004 si arriva ai 478 rilevati tra gennaio e dicembre 2024. Quelli che nel corso dell’anno non hanno visto nascere attività d’impresa sono distribuiti in tutte le regioni italiane, con l’unica eccezione della Basilicata.

In termini assoluti, la concentrazione più elevata di ‘culle vuote’ si registra in Piemonte (126), seguito da Lombardia (103) e con grande distacco, da Sardegna (32). 
Se si considera il rapporto tra questi comuni e il totale dei comuni presenti nelle rispettive regioni, emergono differenze interessanti. Che indicano come la geografia dei sistemi imprenditoriali locali sia fortemente condizionata da quella fisica dei territori su cui insistono le attività d’impresa.

Rapporto Enea: oltre la metà dei risparmi energetici è generato dalle detrazioni

Per il 56,2% dei risparmi totali di energia avvenuti in Italia nel corso del 2023, è ancora preponderante il traino delle detrazioni fiscali. Complessivamente, nel 2023 sono stati realizzati nuovi risparmi energetici per oltre 3,6 Mtep (milioni di tonnellate di petrolio), pari ai consumi elettrici complessivi del Lazio e della Toscana.

Il risparmio è stato generato grazie a progetti avviati dal 2021 con il supporto delle misure per ottemperare agli obblighi della Direttiva europea sull’efficienza energetica. Un risparmio equivalente al 92% dell’obiettivo fissato per il solo 2023 dal Pniec (Piano Energia e Clima).
È quanto emerge dal 13° Rapporto annuale Enea sull’efficienza energetica, presentato nel corso di un convegno a Roma.

Certificati Bianchi, incentivi per mobilità sostenibile, Conto Termico

Oltre a queste misure, la riduzione dei consumi di energia finale è attribuibile alla crescita dei Certificati Bianchi, che hanno raggiunto il 28% rispetto al 2022, spingendo il dato cumulato a 0,6 Mtep, agli incentivi per la mobilità sostenibile (0,4 Mtep) e al Conto Termico (0,3 Mtep).
Sono in aumento anche i risparmi energetici conseguiti nell’ambito dei progetti realizzati attraverso i Fondi di coesione, con un risparmio di energia finale di circa 31,8 ktep/anno al 2023.

Da segnalare il ruolo giocato dalle campagne di sensibilizzazione che hanno coinvolto quasi 14 milioni di cittadini per quanto concerne il settore residenziale. La stima dei risparmi indotti dai cambiamenti nei comportamenti di consumo, da parte di individui e imprese, è pari a oltre 0,1 Mtep.

La chiave per raggiungere i traguardi della UE è l’innovazione

“L’efficienza energetica rappresenta la chiave per raccogliere alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo e raggiungere i traguardi disegnati dall’Unione Europea, che grazie al pacchetto legislativo Fit for 55 e alle Direttive Efficienza Energetica (Eed III) e Prestazione Energetica degli Edifici (Epbd IV), si distingue come leader globale della transizione energetica – commenta il direttore generale Enea Giorgio Graditi -. Alla luce delle vulnerabilità delle filiere energetiche globali, è fondamentale sfruttare le potenzialità offerte dall’innovazione, puntando sulle tecnologie emergenti e sulla digitalizzazione, che consente un monitoraggio in tempo reale delle emissioni e l’ottimizzazione dei consumi”.

Meno detrazioni fiscali ma più audit obbligatori per le aziende

Per i soli interventi di efficientamento energetico avviati nell’anno, il confronto tra 2023 e 2022 evidenzia una flessione dei risparmi conseguiti tramite i meccanismi di detrazione fiscale come SuperEcobonus (-21,2%) ed Ecobonus (-20,4%). Rimane sostanzialmente stabile il contributo del Bonus Casa, che con i soli interventi attivati nel 2023 ha consentito risparmi pari a 71 ktep (-0,9%).

Sul fronte dell’efficienza energetica negli usi finali, notevole contributo è arrivato dalle aziende con l’avvio il 5 dicembre 2023 del terzo ciclo di audit energetici obbligatori per le grandi imprese e quelle energivore.
Rispetto a dicembre 2019, le grandi imprese energivore che hanno adempiuto all’obbligo sono aumentate del 19%, mentre le grandi imprese sono diminuite dell’11%. I circa 9mila interventi di efficientamento energetico effettuati hanno prodotto un risparmio pari a 0,5 Mtep.

Viaggi e Turismo: quanto vale l’e-commerce nel 2024?

Oggi il mercato del Travel cresce a ritmi diversi. Se il transato del settore ricettivo, sia online sia in altri canali, segna +4%, il comparto dei trasporti cresce del +10%, mentre Tour operating (crociere escluse) e agenzie di viaggio registrano entrambe +8%.
Il mercato dell’ospitalità è trainato dalla componente extra-alberghiera, ma soprattutto dal generale incremento dei prezzi. Per i trasporti (incoming, domestica, outgoing), la componente e-commerce cresce del +12% a fronte del +10% totale, e la sua incidenza raggiunge livelli superiori rispetto al pre-pandemia, passando dal 55% del 2019 al 70%.

A quanto rilevano i risultati dell’undicesima edizione della ricerca condotta dall’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, nel 2024 l’e-commerce rappresenta il 56% del valore totale del mercato dell’ospitalità, pari a 21 miliardi di euro su 37,5 complessivi, e il 70% in quello dei trasporti (18,4 miliardi su 26,3 totali).

Nei trasporti l’e-commerce continua a crescere

Nel 2024 il turismo in Italia continua a crescere, ma a tassi più contenuti rispetto a quelli post pandemici. 
“Contrariamente a quanto osservato negli ultimi anni, non è l’e-commerce a spingere il mercato dell’ospitalità: la crescita della componente ‘online’, infatti, si assesta sul 4%, pari a quella del mercato nel suo complesso –  dichiara Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio -. Nei trasporti, invece, si registra ancora una crescita a due cifre, trainata in particolare dal comparto aereo, che ha beneficiato di un aumento dei passeggeri (+12%)”.

L’attività che accomuna i viaggiatori è lo shopping

Una delle evidenze emerse dalla ricerca è che la motivazione principale nella scelta della destinazione varia fortemente in base alla provenienza del turista. Ma sia italiani sia stranieri scelgono la meta soprattutto in base alle attività esperienziali che possono svolgere in loco.

Quasi un italiano su due (49%) e circa due stranieri su tre scelgono in base alle attività culturali, enogastronomiche, outdoor, sportive e non.
Ma, in particolare, è lo shopping la prima attività svolta da tutti i viaggiatori, mentre le attività outdoor attraggono soprattutto i turisti stranieri.
Il vero primato, tuttavia, se lo aggiudicano le attività enogastronomiche. Oltre i due terzi di tedeschi e svizzeri, e quasi tre turisti italiani e statunitensi su quattro, ne scelgono almeno una.

Pagamento rateizzato e BNPL rappresentano una leva decisionale

Gli italiani che prenotano un alloggio con possibilità di modifica/cancellazione fino all’ultimo passano dal 34% del 2022 al 51% nel 2024.
Inoltre, il pagamento rateizzato e il Buy Now Pay Later (BNPL) in molti casi rappresentano una leva decisionale. Il 18% degli italiani e addirittura il 36% degli statunitensi acquistano soluzioni di viaggio solo da operatori che offrono questa modalità di pagamento flessibile.

Elevata anche l’attenzione alla sostenibilità. Il 37% degli americani cerca informazioni sulla sostenibilità ambientale dei servizi prima della prenotazione (14% italiani, 15% tedeschi).
L’holiday working, invece, è una pratica consolidata soprattutto tra statunitensi e svizzeri. In tutti i Paesi considerati è alta la propensione a condividere i dati biometrici per velocizzare il check-in all’aeroporto.

Dai Finfluencer ai fake brand tutte le truffe al tempo dei social

Spesso arrivano sotto forma di offerte di lavoro, dove fanno leva sul desiderio di lavorare da remoto. Purtroppo, dietro queste offerte seducenti si nascondono truffe progettate per ingannare e sottrarre denaro o dati personali. Come la task-scam, fra le truffe recenti più diffuse, che propone false offerte di lavoro con l’obiettivo di sottrarre denaro e informazioni personali.
Tutto inizia con un SMS su WhatsApp o Telegram, che promette guadagni da 50 a 500 euro l’ora per semplici attività, come mettere ‘like’ a un post, seguire profili social, completare sondaggi o guardare video.

Le vittime iniziano a guadagnare piccole somme, ma alla fine il vero obiettivo dei criminali è sottrarre i loro dati personali.
Cadere in questi tranelli è facile, per questo, Cyber Guru, piattaforma di Security Awareness Training, fa il punto sulle truffe più comuni per aiutare gli utenti a riconoscere i segnali d’allarme.

Il finto programma di ambassadorship

Molto simile alla task-scam è la truffa che coinvolge finte collaborazioni social dove fantomatici recruiter offrono ai malcapitati compensi e visibilità per diventare ambassador di gioielli, abbigliamento o prodotti di bellezza. Generalmente, le vittime vengono contattate tramite Direct Message (i DM come si chiamano su Instagram) o inserite addirittura in chat di gruppo. Peccato che non esiste alcun programma di ‘ambassadorship’. Esistono solo truffatori che nel migliore dei casi cercano di affibbiare i loro prodotti a utenti che li paghino di tasca propria, o ne paghino almeno la spedizione, spesso più cara del prodotto stesso.

Nel peggiore dei casi, dopo il primo acquisto e la promessa dell’invio di articoli gratuiti a cadenza mensile, i truffatori spariranno smettendo di rispondere.

Il trading guru fasullo

Tuttavia, è possibile smascherare i criminali leggendo i commenti sulla pagina ‘ufficiale’, e se non bastasse, digitare sui motori di ricerca il nome del brand per capire se esistono precedenti di truffa, o recensioni negative.

Ma ci sono anche i finti trading guru, che spacciandosi per esperti promettono guadagni rapidi ed elevati attraverso investimenti in criptovalute, azioni o altri asset.
Queste truffe possono assumere molte forme, ma il risultato finale è sempre lo stesso: la vittima perde il suo investimento e i truffatori si dileguano nel nulla. 

L’inganno del money mule

Attenzione poi alla truffa del ‘money mule’ (letteralmente, mulo di denaro), in cui titolari di conti bancari vengono ingannati o coinvolti nel trasferimento di denaro, generalmente rubato o derivato da attività di riciclaggio.
Le vittime, in questi casi, vengono adescate con annunci di lavoro che promettono interessanti guadagni. Per ottenerli è sufficiente fornire un proprio conto corrente, dove verranno versati soldi che andranno poi inviati a un altro conto o ritirati per consegnarli a qualcuno.

In tutte queste situazioni, si configura un vero e proprio reato finanziario, quindi è importante evitare di accettare proposte di questo tipo, non condividere i propri dati bancari, e nel caso in cui si sia già stati reclutati, denunciare subito alle forze dell’ordine.

Nuovo lavoro in estate? Ecco perchè potrebbe essere il momento giusto 

Durante i mesi estivi, molte aziende chiudono per ferie e le città si svuotano, segnando un rallentamento generale delle attività. Tuttavia, un numero crescente di imprese sta iniziando a vedere l’estate come un momento propizio per avviare processi di selezione e trovare nuovi talenti. Ma è davvero la stagione migliore per fare una svolta nella carriera? E quali sono i vantaggi rispetto ad altre stagioni? Coverflex, una startup specializzata in retribuzione flessibile, offre alcuni suggerimenti per sfruttare al meglio questo periodo per attrarre i migliori candidati.

I recruiter hanno meno concorrenza 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’estate può offrire un’opportunità unica per le aziende che scelgono di avviare selezioni. Con meno concorrenti che pubblicano annunci, le imprese possono catturare più facilmente l’attenzione dei candidati ideali.

Coverflex suggerisce di pubblicare offerte di lavoro ben strutturate per massimizzare questa opportunità. Marisa Mercês, Senior People Partner di Coverflex, consiglia di includere una descrizione completa dell’azienda, un focus sulle competenze richieste e una descrizione dettagliata del ruolo. Questo approccio permette ai candidati di capire rapidamente se l’offerta è in linea con le loro aspettative, aumentando così le probabilità di successo.

Il welfare è un incentivo strategico

Un altro punto chiave è la trasparenza sulla retribuzione e sui benefit offerti. Secondo il Report sulla Retribuzione 2023 di Coverflex, il 96% degli intervistati preferirebbe che le aziende includessero informazioni sul salario nelle offerte di lavoro. Marisa Mercês sottolinea l’importanza di specificare il lordo annuale e di menzionare eventuali benefit extra, come la possibilità di lavoro da remoto o budget per la crescita personale.
Offrire dettagli chiari e un pacchetto welfare competitivo può rendere l’offerta di lavoro molto più allettante rispetto alla concorrenza.

Più tempo per i candidati

Durante l’estate, i candidati possono avere più tempo a disposizione per esaminare le offerte e prepararsi adeguatamente ai colloqui. Questo può portare a interviste più rilassate e ben preparate, migliorando la qualità del processo di selezione. Marisa Mercês consiglia di comunicare chiaramente tutti gli step del processo di assunzione, in modo che i candidati sappiano cosa aspettarsi e possano pianificare di conseguenza.

A caccia di nuovi talenti

I neo-laureati e i giovani professionisti, spesso alla ricerca della loro prima esperienza lavorativa, sono particolarmente attivi durante l’estate. Le aziende che decidono di reclutare in questo periodo possono accedere a un pool di candidati freschi e motivati.

Per attrarre questi giovani talenti, è essenziale utilizzare un linguaggio inclusivo e focalizzato sulle competenze, evitando qualsiasi tipo di discriminazione. Secondo Marisa Mercês, creare annunci di lavoro imparziali e inclusivi è cruciale per costruire un ambiente di lavoro accogliente e attrarre una gamma diversificata di candidati qualificati.

Estate 2024: Rimini si conferma il mare preferito dagli italiani 

Con un punteggio complessivo di 2.987 voti, Rimini si conferma la regina delle destinazioni balneari per l’estate 2024, secondo la classifica di Panorama Turismo – Mare Italia dell’Osservatorio Italiano di Jfc. Al secondo posto si posiziona la veneta Jesolo con 2.961 voti, seguita dalla new entry siciliana San Vito Lo Capo con 2.906 punti. La romagnola Riccione, con 2.808 punti, mantiene il quarto posto dello scorso anno, mentre la sarda Alghero conferma la quinta posizione con 2.520 punti. La toscana Forte dei Marmi conquista una nuova posizione con 2.367 punti.

Chi sale e chi scende

Cervia-Milano Marittima perde quattro posizioni, arrivando a 2.224 voti. Tropea, una new entry, si piazza all’ottavo posto con 1.983 punti, seguita da Gallipoli che, con 1.836 punti, perde tre posizioni rispetto allo scorso anno. Villasimius, con 1.770 punti, scende di cinque posizioni.

Obiettivo relax e green

Jfc ha stilato anche classifiche tematiche. Tra le destinazioni balneari più “rilassanti e tranquille” prevale la Sardegna: Orosei è al primo posto con 1.111 punti, seguita da Villasimius con 1.021 punti e Budoni, che mantiene la terza posizione con 987 punti.

Per le destinazioni più “green”, San Vito Lo Capo conquista il primo posto con 1.112 punti, seguita da Alghero con 1.102 punti e dalla new entry Pula con 956 punti.

Le destinazioni preferite dai vari target 

Rimini è al primo posto anche tra le destinazioni più adatte alle famiglie con bambini, con 898 punti. Segue Cattolica con 856 punti e Alba Adriatica con 807 punti, che guadagna otto posizioni rispetto allo scorso anno.

Inoltre Rimini guida la classifica delle destinazioni balneari più divertenti per i giovani con 1.178 punti, seguita da Riccione con 854 punti e Gallipoli con 833 punti. Jesolo conferma la quarta posizione con 812 punti. Queste posizioni sono rimaste stabili nell’ultimo biennio.
Gallipoli è infine la meta più di tendenza e alla moda con 1.003 punti, seguita da Porto Cervo con 989 punti e Riccione con 978 punti.

La Sardegna è la località più desiderata

Tra le regioni più desiderate, la Sardegna è in testa con il 17,6% delle preferenze, seguita dalla Puglia con il 14% e dalla Sicilia con l’11,2%. La Calabria si colloca al quarto posto con l’8% delle preferenze, seguita dalla Toscana con il 7,4% e dall’Emilia Romagna con il 6,6%.

Per concludere

Questa classifica riflette le preferenze degli italiani per le destinazioni balneari e mostra come alcune località emergenti stiano guadagnando popolarità, mentre altre consolidano le loro posizioni. La Sardegna si conferma una delle mete più ambite, grazie alla sua combinazione di bellezze naturali e servizi di alta qualità. La tendenza a cercare destinazioni “green” e adatte alle famiglie evidenzia un crescente interesse per vacanze sostenibili e sicure.

Internazionalizzare e digitalizzare: le chiavi per il successo delle Pmi italiane

Secondo uno studio realizzato da TiLinko, il tasso di penetrazione media dell’accesso a Internet nella sola Unione Europea è dell’89,9%. Le Pmi sono quindi costrette a investire nella digitalizzazione per garantirsi una fetta di questo enorme mercato, ma anche per rendere più efficienti tutti i processi produttivi, di sviluppo e accesso ai mercati.
Inoltre, con la giusta strategia digitale, le Pmi possono raggiungere nuovi livelli di successo, adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e cogliere le opportunità offerte dalla globalizzazione.

Insomma, la digitalizzazione è fondamentale per le Pmi che desiderano internazionalizzarsi e crescere in un mercato globale. Sfruttare le tecnologie digitali permette alle aziende di espandere la presenza internazionale, migliorare l’efficienza operativa e aumentare la competitività.

Infrastruttura digitale e presenza online

Una solida infrastruttura digitale è essenziale per supportare crescita ed espansione. Questa include un sito web ben progettato, sistemi di gestione aziendale integrati e piattaforme di e-commerce che permettono di raggiungere clienti in tutto il mondo.
La presenza online consente alle Pmi di accedere a nuovi mercati senza la necessità di una presenza fisica immediata, riducendo così i costi iniziali di espansione.

Inoltre, la digitalizzazione offre strumenti per automatizzare processi aziendali, migliorare la comunicazione interna ed esterna, e analizzare dati per prendere decisioni informate. Ad esempio, l’uso di software gestionali (CRM) aiuta le Pmi a mantenere relazioni solide con i clienti, gestire le vendite e ottimizzare le campagne di marketing.

Social media marketing e analisi dei dati

Per entrare nei mercati esteri occorre adottare strategie mirate: un sito web multilingue è fondamentale per raggiungere un pubblico globale, e ottimizzarlo per i motori di ricerca internazionali (SEO) assicura visibilità a potenziali clienti di tutto il mondo.

I social media sono un altro strumento potente per creare una presenza globale, perché permettono l’interazione diretta con i clienti, la creazione di una community e la promozione del brand a livello internazionale. Le campagne di marketing digitale possono poi essere personalizzate per i diversi mercati.
L’uso di strumenti di analisi dei dati è inoltre cruciale per monitorare le prestazioni delle strategie digitali. Un approccio data-driven permette di ottimizzare le risorse e massimizzare l’efficacia delle campagne di internazionalizzazione.

ERP, CRM, e-commerce, AI

Diversi strumenti e tecnologie supportano le Pmi nella trasformazione digitale e l’internazionalizzazione. I sistemi di gestione aziendale (ERP) integrano tutte le funzioni aziendali in un’unica piattaforma, migliorando la gestione di risorse e processi, e le soluzioni di customer relationship management (CRM) sono essenziali per mantenere relazioni solide con i clienti e gestire le interazioni in modo efficiente.

Le piattaforme di e-commerce consentono poi di vendere i propri prodotti online, raggiungendo clienti in tutto il mondo senza la necessità di una rete di negozi fisici.
Gli strumenti di marketing digitale e le piattaforme di social media marketing permettono di creare campagne pubblicitarie mirate e misurare l’efficacia delle strategie in tempo reale. Inoltre, l’utilizzo di tecnologie come AI e machine learning offrono insight preziosi per personalizzare l’esperienza del cliente, e migliorare l’efficacia delle operazioni aziendali.

Metaverso, cala l’hype ma aumentano i progetti 

Nel 2023 l’offerta legata all’Extended Reality ha registrato importanti passi in avanti, seppure senza i riflettori accesi come nel 2022 dovuti al momento dell’hype per il Metaverso.
Oggi i big player, tra cui finalmente Apple, hanno sviluppato nuovi dispositivi e servizi per la nuova frontiera dell’interazione fisico-digitale.

A livello mondiale l’Osservatorio Extended Reality & Metaverse della School of Management del Politecnico di Milano, conta 130 mondi virtuali pubblici e 119 piattaforme per la realizzazione di ambienti privati (Metaverse-as-a-service-Platform), e i progetti sviluppati al loro interno dal 2018 a oggi sono 736, di cui 71 in Italia. Dove, tra Realtà Aumentata, Mista e Virtuale, dal 2020 a oggi si registrano 482 progetti, anche fuori dai mondi virtuali, di cui 108 nati nel 2023.

Aumentano i settori di applicazione

Nel B2c, i principali settori di applicazione sono Retail e Turismo, ma il maggiore fermento si registra nell’Education. Nel B2b, invece, il Manufatturiero.
Sia per il B2c sia per il B2b, nel 2023 si è ampliato il numero di settori che hanno iniziato a utilizzare queste tecnologie, ad esempio, PA, Sport, Trasporti.

Sono però ancora pochi gli italiani che le utilizzano frequentemente e con abitudine. Sebbene oltre il 50% degli internet user italiani dichiari di conoscere almeno un mondo virtuale (70% tra i più giovani), tale percentuale è legata essenzialmente ai mondi gaming (Fortnite, Minecraft, Roblox).
Inoltre, solo poco più di un utente su quattro è entrato all’interno almeno di un mondo virtuale nell’ultimo anno, e la gran parte ha frequentato un solo mondo.

L’uso dei visori è ancora limitato

Se la maggior parte degli accessi avviene principalmente da PC la diffusione dei visori è ancora limitata. A oggi, meno di 500mila italiani ne possiedono uno.
La barriera principale è il costo elevato, seguita dalla mancanza di servizi/applicazioni percepiti di valore. Più in generale, in Italia, un utente internet su quattro ha sperimentato nell’ultimo anno la Realtà Aumentata/Mista o Virtuale, ma oltre metà vorrebbe provarle.

Escludendo gli ambiti gaming e social, gli utilizzi principali sono stati la visualizzazione di prodotti in ambiente domestico, l’accesso a informazioni aggiuntive, la visita di showroom virtuali o la partecipazione a eventi e tour, con un’esperienza positiva per il 95% degli utenti.

Uno sviluppo facilitato da altre tecnologie

“Il Metaverso, o comunque si chiamerà, è ancora in fase di realizzazione e il suo sviluppo potrà essere facilitato dall’evoluzione di altre tecnologie – spiega Riccardo Mangiaracina, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. Tra queste , la Blockchain, che favorirà l’interoperabilità tra i mondi virtuali, lo Spatial Computing, che faciliterà il riconoscimento nello spazio fisico degli oggetti virtuali e le interazioni degli utenti, l’AI, che renderà più efficienti i processi di creazione e personalizzazione di ambienti, personaggi e oggetti digitali, permettendo di utilizzare assistenti virtuali nei mondi attraverso avatar bot e ottimizzare i processi industriali, integrando strumenti di computer vision alla visualizzazione attraverso dispositivi di XR”.

Acquisti online in Italia: quali sono le principali tendenze?

Nel 2023, secondo i dati Istat, i prezzi al consumo in Italia hanno segnato un aumento medio del +5,7% rispetto all’anno precedente. L’incremento maggiore si è registrato nel comparto alimentare, che ha visto un balzo del  +9,8%. Tutto ciò avviene inoltre in un contesto di crisi energetica, dove anche il rincaro degli energetici continua a influenzare le abitudini di spesa dei consumatori.

Acquisti on line, un’abitudine per gran parte degli utenti web

L’analisi condotta da idealo, portale leader nella comparazione prezzi, rivela che l’85% degli utenti digitali effettua almeno un acquisto online al mese, con il 24% che acquista settimanalmente. Si tratta senza dubbio di un’ulteriore conferma verso gli acquisti online, tendenza che si consolida nel tempo.

Consapevolezza e informazione

Il 47% dei consumatori utilizza lo shopping online per accedere a informazioni dettagliate sui prodotti, favorito dalla comparazione prezzi. Leggere recensioni (39%) e confrontare prodotti (38%) sono oggi prassi comuni. Il fenomeno evidenzia anche la crescente attenzione verso la consapevolezza negli acquisti.

Quanto conta il prezzo sulla scelta?

La ricerca della migliore offerta spinge il 46% dei consumatori a cercare offerte speciali e sconti tramite la comparazione prezzi. Il prezzo influisce sulla scelta dello shop per oltre il 67% degli utenti. Ciò significa che, pur di risparmiare, ci si affida a negozi poco conosciuti rispetto ai brand più noti.  

Il boom del second hand

Il mercato dell’usato registra un aumento del +4% nel 2023, con una forte domanda per prodotti elettronici come cellulari e smartphone (+63%) e notebook usati (+110%). Sempre l”elettronica è la categoria più popolare tra gli utenti dai 45 ai 55 anni, mentre moda e accessori sono i preferiti dai Millennials e dalla Gen Z. Gli acquirenti trenta-quarantenni mostrano invece un forte interesse verso giocattoli e gaming.

Competitività degli e-shop italiani

Gli e-shop italiani offrono opportunità di risparmio paragonabili ai “big players”, con oltre il 58% delle offerte più convenienti nel settore sport e outdoor provenienti da negozi online nazionali. Grazie all’analisi delle intenzioni d’acquisto, i negozianti possono pianificare sconti strategici e ottimizzare le vendite. In un panorama economico e tecnologico in continua evoluzione, la comparazione prezzi si conferma come uno strumento essenziale per i consumatori e i venditori, facilitando scelte consapevoli e opportunità di risparmio.

Retail, salgono gli investimenti nel digitale: nel 2023 a +3,1%

L’innovazione tecnologica occupa una posizione di rilievo nei piani di sviluppo delle aziende del commercio.
Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, gli investimenti in digitale da parte dei principali retailer italiani passa dal 2,5% del fatturato nel 2022 al 3,1% nel 2023.

Sempre nel 2023, in Italia, il valore delle vendite al dettaglio di prodotto totali (online e offline) ha registrato una crescita del +4% rispetto al 2022.
E se il canale online attraversa una fase di assestamento, crescendo a ritmi più moderati rispetto al periodo pandemico, il valore degli acquisti online, nella sola componente di prodotto, ha raggiunto 35 miliardi di euro (+8%).
In ogni caso, l’incidenza dell’online sul totale Retail rimane stabile rispetto al 2022, ed è pari all’11%.

Continua a scendere il numero degli esercizi commerciali

In continuità con il passato, la dinamica del numero di punti vendita è negativa, e il tasso di decrescita del numero di negozi è il più alto mai registrato negli ultimi cinque anni.
A fine 2022 in Italia si contavano 568.933 esercizi commerciali di prodotto, con un calo pari al -2,2% rispetto al 2021 (il tasso medio di crescita annuo 2017-2021 era pari al -1,4%).

A destare maggiore preoccupazione è l’andamento del numero di ristoranti, che per la prima volta negli ultimi anni subisce una contrazione.
A fine 2022 in Italia sono presenti 380.328 ristoranti. Si tratta di un decremento del -0,8% rispetto all’anno precedente (tasso medio 2017-2021 pari al +1,1%).

Ma la strategia di innovazione parte dal negozio fisico

Il negozio però è protagonista delle strategie di innovazione nel Retail. I retailer lavorano per semplificare e rendere autonoma l’esperienza del cliente. I sistemi di digital signage (implementati dal 44% dei top retailer) intercettano l’attenzione del cliente dal suo ingresso in negozio e i chioschi digitali (35%) favoriscono l’esplorazione dell’assortimento e l’approfondimento della conoscenza dei prodotti

Le soluzioni di self scanning (24%) rendono autonomo il cliente nella selezione dei prodotti, e grazie alla connessione con sistemi di self check-out (21%) e innovative payment (18%), aiutano a snellire la fase di pagamento.
I retailer proseguono, inoltre, nel percorso di integrazione online-offline, lavorando sull’adozione di soluzioni (in store e nel back-end) in grado di attivare e/o potenziare i modelli di vendita omnicanale.

Il futuro tra sperimentazione e sostenibilità

Nel 2023 i retailer hanno cercato di comprendere i principali ambiti applicativi dell’AI generativa, ad esempio, attraverso assistenti personali in grado di supportare in tempo reale i clienti e alleggerire il carico dei contact center.

Un altro ambito di sperimentazione deriva dai nuovi modelli di business ‘platform-based, che permettono di generare valore grazie all’interconnessione fra due o più attori del mercato. Come, ad esempio, i marketplace, l’erogazione di nuovi servizi e il Retail Media.
I retailer poi lavorano all’implementazione di progetti in grado di ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività, come la trasformazione e il riciclo di scarti aziendali, l’utilizzo di packaging riciclato e l’adozione di veicoli elettrici per le spedizioni.