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Lavoro e transizione sostenibile: 30 milioni di posti lavoro green entro il 2030 

È quanto emerge dal report di ManpowerGroup dal titolo ‘Building Competitive Advantage with A People-First Green Business Transformation’, presentato al World Economic Forum di Davos. Il 70% delle aziende globali sta pianificando di assumere lavoratori esperti nei cosiddetti ‘green jobs’, soprattutto nei settori energia e servizi pubblici (81%), IT (77%) e servizi finanziari (75%).

Secondo il report la trasformazione verde delle aziende porterà a un aumento delle opportunità di impiego nell’ambito della sostenibilità, creando fino a 30 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo entro il 2030. Soltanto in Europa, nell’ambito della transizione energetica, saranno oltre 1,7 milioni entro il 2040. Questo, grazie allo sviluppo di molecole verdi, come l’idrogeno e i biocarburanti, 

Il 60% dei professionisti dovrà acquisire nuove competenze 

Tuttavia, la transizione richiederà la riqualificazione e l’aggiornamento del 60% dei professionisti per dotarli delle competenze necessarie a soddisfare la domanda verde. A livello globale, solo 1 lavoratore su 8 possiede più di una competenza ‘green’.

Se l’Italia è tra i Paesi che presentano maggiori carenze di competenze, il 94% dei datori di lavoro a livello globale riconosce di non avere in azienda i professionisti necessari per raggiungere gli obiettivi ESG, e il 75% ha difficoltà a trovare i talenti con le competenze ricercate.
Reperimento di candidati qualificati (44%), creazione di programmi di riqualificazione efficaci (39%) e identificazione di competenze trasferibili (36%) sono i principali ostacoli alla transizione verde.

La maggior parte dei lavoratori è ottimista

A livello settoriale si riscontrano differenze nell’entusiasmo verso la transizione verde. I lavoratori dei comparti IT (75%) e servizi finanziari/immobiliare (74%) sono i più pronti ad accogliere le prossime trasformazioni in ambito sostenibilità. Al contrario, i lavoratori dei settori energia e utility (64%) e trasporti, logistica e automotive (62%) sono meno ottimisti.

In generale, la maggior parte dei lavoratori è ottimista sulla transizione verde. Anche nel valutare un’opportunità di lavoro, le persone analizzano i progressi che le aziende hanno fatto in campo ambientale, più che le promesse.
Si tratta di un fatto positivo per i datori di lavoro che investono nella costruzione di modelli di business più sostenibili.

Le discrepanze tra i lavoratori si notano anche a livello generazionale

Se un terzo (32%) dei GenZ crede che i lavori verdi saranno contraddistinti da una retribuzione più elevata, solo il 14% dei Boomers condivide questo pensiero. Inoltre, il 75% degli appartenenti alla GenZ svolge ricerche sull’impegno delle aziende in ambito sostenibilità, e il 46% afferma che ciò influisce sulla probabilità di scegliere un determinato datore di lavoro.
Inoltre, riporta Italpress, per il 71% dei GenZ e il 60% dei Millennial le iniziative verso un mondo più sostenibile miglioreranno il loro lavoro, rispetto ad appena il 44% dei Boomers.

Le generazioni più giovani intravedono anche maggiori opportunità di sviluppo della propria carriera, con il 35% della Gen Z e il 34% dei Millennial che lo considerano uno dei principali vantaggi della transizione.

Bonus acqua potabile: c’è tempo fino al 31 dicembre per richiederlo

Chi acquista e installa sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento e addizione di anidride carbonica alimentare, fino al 31 dicembre può beneficiare del bonus acqua potabile.
C’è quindi ancora tempo fino a fine anno per richiederlo, mentre per il 2024 bisognerà attendere eventuali interventi di proroga. Possono richiedere l’agevolazione le persone fisiche, gli esercenti di attività d’impresa, arti e professioni e gli enti non commerciali. La domanda deve essere presentata all’inizio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese.
La misura è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2021 con lo scopo di razionalizzare l’uso dell’acqua e ridurre il consumo di contenitori di plastica. Successivamente, sono state stanziate nuove risorse per prorogare l’agevolazione anche al 2023, ma più ristrette rispetto agli anni precedenti, e pari a 1,5 milioni di euro.

Anche per le spese del 2023 spetta il credito d’imposta

Il credito d’imposta a cui si ha diritto può arrivare a un massimo del 50% dei costi sostenuti entro i limiti di 1.000 euro per ciascun immobile, o 5.000 euro per ogni immobile adibito all’attività commerciale o istituzionale. Il valore del bonus acqua potabile, quindi, può arrivare a un massimo di 500 o 2.500 euro, da utilizzare in compensazione o tramite dichiarazione dei redditi.
Stando alle indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate per gli anni scorsi, la domanda può essere inviata dal 1° al 28 febbraio 2023 comunicando l’ammontare dei costi sostenuti tramite il servizio online disponibile sul portale istituzionale.

Come richiederlo?

Per poter procedere con la richiesta è necessario, prima di tutto, effettuare l’accesso all’area riservata tramite le credenziali SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica), o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
Una volta all’interno, nella sezione dedicata alle agevolazioni bisogna selezionare la voce Credito di imposta per il miglioramento dell’acqua potabile. Per poter accedere all’agevolazione è necessario essere in possesso di una fattura elettronica o di un documento commerciale con l’indicazione del codice fiscale del soggetto che richiede il credito. Le persone fisiche, e in generale gli aspiranti beneficiari diversi da quelli che esercitano attività d’impresa in regime di contabilità ordinaria, non possono effettuare il pagamento in contanti.

Il valore effettivo del beneficio viene stabilito in base alle richieste

Nonostante la norma indichi il credito d’imposta spettante come pari al 50% dei costi sostenuti, è più corretto parlare di una misura massima pari alla metà delle spese di acquisto dei sistemi di miglioramento dell’acqua potabile. Il valore del beneficio, infatti, viene stabilito in base alle risorse disponibili e alle richieste ricevute dall’Agenzia delle Entrate. Considerando questa modalità di calcolo, negli anni scorsi il bonus acqua potabile non è mai stato riconosciuto in misura piena.
In ogni caso, una volta ottenuto sarà possibile fruire del credito d’imposta riconosciuto in compensazione tramite il modello F24. Le persone fisiche, non esercenti attività d’impresa o lavoro autonomo, possono utilizzarlo anche nella dichiarazione dei redditi riferita all’anno della spesa e in quelle degli anni successivi fino al completo impiego dell’importo.

Megatrend globali: le aziende li affrontano con la scienza

A livello globale stiamo affrontando sfide dettate dal cambiamento climatico, scarsità di risorse, cambiamento demografico e sociale, e sinergia tra mondo fisico e digitale. Secondo il rapporto State of Science Index 2023 di 3M, l’84% degli italiani riconosce il legame tra la scienza e il ruolo che svolge nel migliorare la qualità della vita.
“La scienza e l’economia, così come la società e la tecnologia si stanno evolvendo ad una velocità senza precedenti – afferma Maurizio Asti, Managing Director 3M in Italia e Sud Est Europa -. Come azienda globale affrontiamo con impegno le sfide poste dai megatrend. Mettiamo in campo le nostre capacità di collaborare e il nostro spirito innovativo per assicurarci che noi e i nostri clienti possiamo sviluppare soluzioni che abbiano un impatto reale, e che nel lungo periodo siano in grado di conciliare in modo efficace le esigenze del business, della società e dell’ambiente”.

Affrontare le sfide globali attraverso l’innovazione

In un periodo storico in cui l’impatto delle tendenze globali continua a plasmare il nostro quotidiano, 3M si impegna ad applicare le più evolute potenzialità della scienza per fornire soluzioni significative per il progresso della società. Il 93% degli italiani ritiene che la scienza possa aiutare a minimizzare gli effetti del cambiamento climatico. Ne è un esempio il catalizzatore nanostrutturato all’iridio di 3M, che riduce la quantità di iridio, un metallo prezioso raro, necessaria per soddisfare i severi requisiti di efficienza e durata degli elettrolizzatori ad acqua. In questo modo, è possibile rendere la produzione di idrogeno verde più conveniente, efficiente e accessibile.

Meglio il trasporto pubblico elettrico

Il 95% degli italiani ritiene inoltre che il trasporto pubblico elettrico sia affidabile. Tra le soluzioni 3M a portfolio per rispondere a quest’esigenza spicca il TB5000 Thermal Barrier material, che migliora la sicurezza delle batterie dei veicoli elettrici proteggendo le celle adiacenti dall’energia prodotta da una cella guasta. In questo modo, forma una barriera ignifuga e isolante dal punto di vista elettrico e termico che impedisce di conseguenza la diffusione dell’evento termico.

L’impatto economico della carenza di manodopera qualificata

Il 91% degli italiani, poi, teme conseguenze negative se il Paese non riuscirà a risolvere il problema della carenza di manodopera qualificata, a partire dall’impatto economico negativo fino all’abbandono delle infrastrutture pubbliche e al declino della qualità complessiva. Nell’intento di affrontare questa problematica, aumentando al contempo la produttività e la qualità della produzione, 3M propone la tecnologia del sistema robotico per la riparazione della Vernice Finesse-it, che si avvale di sistemi di visione di terze parti per identificare e riparare automaticamente i più comuni difetti di verniciatura sulle linee di produzione automobilistica.

Mercato IoT in Italia, due connessioni attive per ogni abitante

Nel 2022, il mercato italiano dell’Internet of Things ha registrato una crescita del 13% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore di 8,3 miliardi di euro. Nonostante le difficoltà legate alla carenza di semiconduttori e materie prime, nonché all’instabilità economica e politica causata dalla guerra in Ucraina, il mercato IoT italiano ha continuato la sua corsa.

Smart Car la fetta più grande

La fetta più grande del mercato è rappresentata dalle Smart Car, con un fatturato di 1,4 miliardi di euro, pari al 17% del totale. Al secondo posto si trovano le applicazioni IoT nel mondo utility (Smart Metering e Smart Asset Management) con 1,37 miliardi di euro, in crescita ma ormai prossime alla saturazione. Gli ambiti che stanno crescendo di più all’interno del mercato IoT sono Smart Agriculture (+32%), Smart Factory (+22%) e Smart Building (+19%). 

Oltre 124 milioni di oggetti connessi

Gli oggetti connessi attivi in Italia sono 124 milioni. Un numero impressionante che, tradotto nella realtà, significa poco più di 2,1 dispositivi per abitante. A fine 2022, si contano 39 milioni di connessioni IoT cellulari (+5% rispetto al 2021) e 85 milioni di connessioni abilitate da altre tecnologie di comunicazione (+15%). Una spinta significativa arriva dalle reti LPWA (Low Power Wide Area) che vedono una crescita del 20% in un anno, passando da 2 a 2,4 milioni di connessioni. Le applicazioni che utilizzano tecnologie di comunicazione non cellulari hanno dato la spinta maggiore al mercato, con un valore di 4,5 4,5 miliardi di euro, +15%. Crescita più lieve, pari al +11%, per le applicazioni che sfruttano la connettività cellulare, il cui valore di mercato arriva toccare quota 3,8 miliardi di euro. Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Internnet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.

Le soluzioni IoT per le imprese

L’Osservatorio comprende un’indagine su 153 grandi imprese e 301 PMI italiane nell’ambito dell’Industrial IoT, rilevando che l’87% delle PMI è a conoscenza delle soluzioni I-IoT, registrando un aumento del +41% rispetto al 2021, mentre le grandi imprese toccano il 98%. Il 77% delle grandi aziende e il 58% delle PMI hanno deciso di avviare almeno un progetto  in questo senso. Tuttavia, la mancanza di competenze rimane il fattore principale che limita l’avvio dei progetti per entrambe le tipologie di imprese (44% grandi aziende e 38% PMI). In generale, si assiste a una riduzione del gap tra grandi imprese e PMI in termini di conoscenza (-39%) e diffusione dei progetti (-23%) di Industrial IoT rispetto a quanto rilevato nel 2021.

Cybersecurity: perchè gli errori di comunicazione possono causare incidenti in azienda?

Poco più di due terzi dei top manager italiani, il 76%, ammette che un errore di comunicazione con il reparto o il team di sicurezza IT ha causato almeno un incidente di cybersecurity nell’azienda.
Per determinare quanto la comprensione reciproca tra dirigenti e team di sicurezza IT influisca sulla resilienza informatica delle aziende, Kaspersky ha condotto un’indagine globale su oltre 1.300 leader aziendali. La maggior parte dei dirigenti non IT ha citato una diminuzione del senso di cooperazione tra i diversi team (25%), e ha dichiarato che la situazione li porta a mettere in dubbio le competenze e le capacità dei colleghi quando la comunicazione con i dipendenti sulla sicurezza informatica non è chiara (37%).

Effetti negativi sulle relazioni tra i team

Sulla base dei risultati dello studio, il 99% degli intervistati non IT ha riscontrato errori di comunicazione in materia di sicurezza informatica. Per quanto riguarda le conseguenze, il più delle volte l’interruzione delle comunicazioni porta a gravi ritardi nei progetti (64%) e a incidenti di cybersecurity (62%). Quasi un terzo degli intervistati (rispettivamente 28% e 29%) ha dichiarato di aver riscontrato questi problemi più di una volta. Inoltre, tra gli altri effetti negativi sono stati evidenziati anche lo spreco di budget (60%), la perdita di un dipendente di valore (62%) e il deterioramento delle relazioni tra i team.

Quando i dirigenti mettono in dubbio le competenze dei dipendenti

Oltre a peggiorare gli indicatori di business, una comunicazione poco chiara nei confronti dei dipendenti della sicurezza informatica influisce anche sullo stato emotivo del team, e fa sì che i dirigenti mettano in dubbio le competenze e le capacità dei dipendenti. Inoltre, il 26% dei dirigenti ammette che le incomprensioni fanno perdere la fiducia nella sicurezza dell’azienda e il 31% ritiene che questa situazione li renda nervosi, incidendo sulle loro prestazioni lavorative.

“La protezione delle informazioni è parte integrante del business”

“Una comunicazione chiara tra i dirigenti di un’azienda e la gestione della sicurezza informatica è un prerequisito per la sicurezza aziendale – ha commentato Alexey Vovk, Head of Information Security di Kaspersky -. La sfida consiste nell’immedesimarsi negli altri, per anticipare e prevenire gravi malintesi. Ciò significa che da un lato il CISO dovrebbe conoscere il linguaggio aziendale di base per spiegare meglio i rischi esistenti e la necessità di misure di sicurezza. Dall’altro, le aziende dovrebbero capire che la protezione delle informazioni nel XXI secolo è parte integrante del business, e quindi destinare budget per quest’area è un investimento per proteggere il patrimonio aziendale”.

Elettronica di consumo e It, il Black Friday fa bene alle vendite

Il 2022 sarà ricordato come un anno fra luci e ombre per il settore dell’Elettronica di consumo e It. Vuoi per l’effetto saturazione dovuto all’exploit di acquisti effettuati durante la pandemia, vuoi per i timori da parte dei consumatori di spendere troppo, negli ultimi mesi il mercato ha visto un appiattimento se non un calo in alcuni comparti. A dirlo è una recente analisi di GfK, che però mette in luce anche le ottime opportunità offerte dal Black Friday. Gli sconti, specialmente per i prodotti di fascia entry level, sono infatti golosi per gli acquirenti e aiuteranno a far crescere le vendite globali.

Si prevede una decrescita della domanda

GfK prevede per l’intero anno 2022 una decrescita del mercato Tech globale pari al 6-7% rispetto allo scorso anno. Nonostante il calo complessivo della domanda, il mercato è stato in parte  stabilizzato dai consumatori con budget più elevati, che nel corso del 2022 hanno continuato ad acquistare nonostante l’aumento dei prezzi. Ne hanno beneficiato soprattutto prodotti di fascia alta: ad esempio, i robot aspirapolvere con docking station hanno registrato una crescita di oltre il +100% da gennaio a settembre, mentre gli aspirapolvere portatili ricaricabili sono diminuiti del -4% a causa della debolezza della domanda. “Durante il Black Friday e le altre promozioni di fine anno è molto probabile che i prodotti che hanno visto una domanda particolarmente debole negli ultimi mesi vengano scontati più pesantemente” commenta Norbert Herzog, esperto GfK per il mercato della Tecnologia di consumo. “Invece, probabilmente ci saranno sconti più contenuti nei segmenti di prodotto premium, che hanno visto una domanda piuttosto stabile nel corso dell’anno, nonostante l’inflazione. Tra le categorie di prodotto più importanti, ci aspettiamo che TV e Notebook siano quelle che registreranno l’incremento di vendite più significativo nella settimana del Black Friday, rispetto alla settimana media”.

L’appiattimento dei prezzi

Dopo l’incremento del prezzo medio registrato negli ultimi anni nel settore Tech&Durables, quest’anno il trend si è appiattito. Sebbene il Fondo Monetario Internazionale preveda una crescita dell’inflazione del +8,8% a livello globale per il 2022, i prezzi sono stabili o in alcuni casi addirittura in calo rispetto allo stesso periodo del 2021. Ciò è dovuto principalmente al calo della domanda nei primi tre trimestri del 2022. Questo trend è particolarmente visibile per i Televisori, che sono storicamente tra i prodotti di Elettronica di consumo più popolari durante il Black Frimai. Con un calo delle vendite a unità del -5% nel periodo compreso tra gennaio e settembre 2022, i televisori stanno perdendo importanza dopo la pandemia e i retailer hanno bisogno di smaltire il magazzino. Per questo motivo, e considerando anche l’inizio dei Mondiali di calcio, si prevedono forti promozioni in occasione del Black Friday 2022 su questi prodotti. Per l’intero anno 2022, GfK prevede che il mercato globale dell’Elettronica di consumo subirà una contrazione del -7% a valore rispetto all’anno precedente. Un discorso simile si può fare anche per i prodotti IT, che hanno registrato una crescita record durante la pandemia. Rispetto ai livelli altissimi del 2021 – e anche a causa dell’effetto saturazione – nei primi nove mesi di quest’anno la domanda è calata significativamente, con una diminuzione delle unità vendute del -5% a livello globale. Questo ha già portato a un raddoppio delle promozioni sui prodotti IT da gennaio a settembre 2022, limitate quasi esclusivamente alla fascia entry-level. La domanda di prodotti premium invece è rimasta stabile, quindi questa fascia è stata solitamente esclusa dalle campagne promozionali.

Come affrontare i prossimi mesi con il caro energia?

I prezzi unitari del gas rimangono alle stelle, e per contenere le bollette dei prossimi mesi il risparmio energetico e l’efficienza rimangono atteggiamenti decisivi. Considerando i consumi di una famiglia di 3 o 4 persone (2.700 kWh per energia elettrica e 1.400 mc per gas, con riscaldamento autonomo) Altroconsumo ha notato che per i prossimi 12 mesi la stima di spesa annua per energia elettrica è pari a 1.726 euro, mentre la stima della spesa per il gas è pari a 2.794 euro, per una somma di circa 3.766 euro. Al fine di rilevare come i cittadini abbiano tentato di arginare i costi nelle proprie abitazioni, Altroconsumo ha condotto un’indagine che ha coinvolto 918 intervistati. E solo metà considera la propria casa attrezzata ad affrontare il caro energia.

Gli interventi più diffusi

Negli ultimi due anni, quasi il 50% degli intervistati ha condotto interventi nelle proprie abitazioni per migliorarne l’efficienza energetica. Tra i sistemi per il risparmio più diffusi nelle case degli italiani, al primo posto rientrano le lampadine a basso consumo (73%), seguite da finestre ad alto isolamento (67%), elettrodomestici ad alta efficienza energetica (66%), e prese multiple con interruttore (61%). Circa la metà ha una caldaia a gas a condensazione o pompa di calore. E solo un quarto afferma di avere isolato il tetto termicamente, o ha fatto isolare le pareti con il cappotto termico.  Le soluzioni meno diffuse sono l’isolamento termico del pavimento, piano cottura a induzione, pannelli solari, caldaie o stufe a biomassa

Investire per migliorare l’efficienza conviene?

Gli interventi strutturali vengono realizzati più frequentemente nelle case indipendenti rispetto agli appartamenti in condominio, inoltre, le case del Nord Italia hanno maggiori dotazioni per il risparmio energetico rispetto a quelle delle regioni centrali, e soprattutto, a quelle del meridione e delle isole. Dai risultati emerge poi che solo il 53% del campione ritiene di avere una casa con caratteristiche che possano fare la differenza sul risparmio energetico. Viceversa, circa la metà non è soddisfatto, e il 18% dà una valutazione negativa. Ipotizzando un potenziale risparmio in bolletta il 61% degli intervistati ritiene molto conveniente investire per migliorare almeno un aspetto legato al risparmio energetico. Solo il 6% pensa che non valga la pena intervenire, e il 31% si dichiara poco o per nulla informato sulle attrezzature disponibili per risparmiare sul caro bollette.

Abbassare il riscaldamento e ridurre l’uso degli elettrodomestici

Chi non ha la possibilità economica per attuare interventi, riporta Adnkronos, può comunque adottare accorgimenti significativi a livello domestico. Ad esempio, durante l’inverno, la strategia più efficace è intervenire sul riscaldamento: abbassarlo anche solo di un grado riduce la spesa di circa l’8%. L’utilizzo poco efficiente degli elettrodomestici, poi, considerando il prezzo medio attuale dell’energia (0,64 euro a kWh), ha un impatto non indifferente sui costi della bolletta. Per questo motivo bisognerebbe utilizzare solo gli elettrodomestici indispensabili e per il tempo strettamente necessario, prediligendo la scelta dei modelli meno energivori.

Prezzi alle stelle, e gli italiani “tagliano” la spesa

Il 51% degli italiani, poco più di uno su due, oggi è costretto a tagliare la spesa nel carrello, mentre un altro 18% sai orienta verso prodotti low cost per arrivare a fine mese, riducendo la qualità degli acquisti. L’aumento record dei prezzi a causa dei rincari energetici e gli effetti della guerra in Ucraina stanno riducendo il potere d’acquisto dei cittadini, anche se c’è un 31% che per ora non ha modificato le abitudini di spesa. È quanto emerge dai risultati dell’indagine condotta sul sito coldiretti.it.

Nel 2022 acquisti di frutta e verdura crollati dell’11%
La situazione varia da prodotto a prodotto. Ad esempio, gli italiani hanno tagliato gli acquisti di frutta e verdura, crollati nel 2022 dell’11%, scendendo a 2,6 milioni di tonnellate (dati Cso Italy/Gfk Italia I semestre). Un taglio destinato nel tempo ad avere un impatto anche sulla salute, se si considera che la soglia minima di frutta e verdure fresche da mangiare al giorno, raccomandata dall’Oms per una dieta sana è di 400 grammi. Dall’analisi Coldiretti sui dati Istat relativi al commercio al dettaglio nel primo semestre 2022, risulta però che gli italiani hanno speso per i prodotti alimentari il 3,1% in più, per acquistare una quantità ridotta del 3%. Ulteriore evidenza è un vero boom dei discount alimentari, che mettono a segno un aumento delle vendite del +9%.

Un impatto devastante dal campo alla tavola
Ma a rischio alimentare ci sono soprattutto gli oltre 2,6 milioni di persone che in Italia sono costrette a chiedere aiuto per mangiare con i pacchi dono o nelle mense di carità. È la punta dell’iceberg delle difficoltà in cui rischia di trovarsi un numero sempre più crescente di famiglie. L’esplosione di costi ha poi un impatto devastante dal campo alla tavola, in un momento in cui prima la siccità e poi il maltempo ha devastato i raccolti, con perdite stimate a 6 miliardi di euro (il 10% della produzione nelle campagne), dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività, e secondo il Crea oltre 1/3 del totale nazionale (34%) si trova costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari.

Aumenti dei costi per tutta la filiera agroalimentare
In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio. Ma gli aumenti riguardano l’intera filiera alimentare: il vetro costa oltre il 30% in più rispetto allo scorso anno, il tetrapack +15%, le etichette +35% eccetera. Una situazione, quindi, destinata a esplodere in autunno, colpendo una filiera agroalimentare da 575 miliardi di euro, quasi un quarto del Pil nazionale, che vede impegnati 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio.

Pharma delivery: +118% ordini rispetto al primo semestre 2021

Oggi la consegna a domicilio dei farmaci è un’abitudine consolidata tra gli italiani, e sono pochi i consumatori disposti a rinunciare. La pandemia ha avuto un effetto booster sull’home delivery, e il servizio di pharma delivery è divenuto fondamentale per 9 utenti su 10. Sono alcuni dati emersi da un’indagine effettuata a dicembre 2021 da Pharmap, player italiano del settore, per indagare il comportamento dei consumatori iscritti alla piattaforma. Per il 93% degli iscritti oggi risulta importante che le farmacie siano dotate di un sistema di consegna a domicilio, e per il 98% il recapito in giornata dei prodotti è un requisito essenziale per la fidelizzazione con il punto vendita.

Incrementare il rapporto di fiducia con i clienti

La rilevazione conferma quindi un trend in continua evoluzione, ed evidenzia alcune novità. La prima riguarda la capacità di Pharmap di incrementare il rapporto di fiducia tra farmacia e utenza: oltre il 60% degli intervistati dichiara di ordinare sempre dalla stessa farmacia, e di questi più della metà (51,9%) è diventato un cliente abituale.  L’azienda, inoltre, gioca un ruolo chiave nel fidelizzare i consumer: il 44% degli utenti intervistati si dichiara, infatti, fedele alla farmacia di riferimento da quando offre il servizio di delivery.

Una comodità divenuta irrinunciabile dopo la pandemia

L’altro dato che emerge è la crescita dell’utilizzo dell’home delivery farmaceutico da parte delle persone. Il 77,7% dichiara di ricorrervi più spesso in epoca post-pandemica perché si è ormai abituato alla comodità del servizio (47%) o per la possibilità di ricevere a domicilio anche i farmaci con ricetta (32%). Il servizio è anche apprezzato in tutti quei casi in cui, recandosi di persona in farmacia, il prodotto non risulti immediatamente disponibile (situazione che si verifica nel 40% dei casi). Un cliente su 4 si dichiara infatti poco propenso a ritornare sul punto vendita per ritirare il prodotto prenotato e preferirebbe, piuttosto, riceverlo a casa.

Un servizio sempre più strategico per le farmacie

 “Che il servizio di consegna a domicilio del farmaco sia diventato sempre più strategico per le farmacie non lo confermano solo i nostri dati – dichiara Giuseppe Mineo, ceo di Pharmap, ad Askanews. -. Una recente ricerca di Channel&Retail Lab, l’Osservatorio della Sda Bocconi, ha rilevato che un cliente su due è pronto a cambiare esercizio se la sua farmacia di fiducia non dispone del servizio di home delivery. Le farmacie, che con la pandemia hanno accelerato la loro evoluzione in ‘farmacie dei servizi’, non possono quindi più fare a meno di adeguarsi a questo trend per rispondere alle nuove esigenze di salute dei cittadini”.

Pandemia: come ha trasformato il mondo del lavoro?

Prima o poi il Covid-19 resterà un terribile ricordo, ma il mondo del lavoro non tornerà quello di prima.
“Il Covid-19 ha imposto svariati cambi di passo alle aziende, e di certo la gestione delle risorse umane non fa eccezioni – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati -. Anzi, è forse proprio nella gestione e nella selezione dei talenti che il mondo del lavoro è cambiato maggiormente con l’emergenza sanitaria”.
Quando si pensa alle rivoluzioni portate o accelerate dal Covid-19 però si pensa immediatamente allo smart working.
“Il lavoro agile è qualcosa che era già pronto a diffondersi, ma con la pandemia ha conosciuto un’enorme accelerazione”, continua Adami. E oggi si allarga il fronte dei lavoratori desiderosi di mantenere il lavoro da remoto.

Smart working e benessere dei lavoratori

“La maggior parte dei candidati punta a uno o due giorni di lavoro in agilità alla settimana, per meglio equilibrare sfera professionale e personale”, sottolinea Adami. Non si parla però solo di smart working: la pandemia ha cambiato in modo diretto e indiretto anche altri aspetti del mondo del lavoro.
Da una parte il Covid-19 ha portato le aziende a cercare qualcosa di diverso nei nuovi assunti, soprattutto agilità e flessibilità mentale, dall’altra ha portato i dipendenti a focalizzarsi maggiormente sull’importanza del proprio benessere fisico e psicologico. “In generale, le persone sono meno disposte a fare compromessi su questi aspetti, e il significativo aumento di dimissioni volontarie che hanno avuto luogo anche in Italia lo dimostra”, aggiunge Adami.

Great Resignation, non solo un fenomeno americano

A dimostrare che la Great Resignation non è un fenomeno unicamente americano, un’indagine Aidp, Associazione italiana per la direzione del personale, effettuata su 850 rispondenti tra direttori del personale e aziende, attesta che il 75% delle aziende italiane ha già avuto a che fare con un aumento delle dimissioni volontarie. In particolare, per quanto riguarda le aree informatica, marketing e produzione. “L’aumento delle dimissioni è in linea con la volontà via via più forte dei dipendenti di avere un lavoro quanto più possibile ideale – commenta l’head hunter -: si mira a posti in cui sia possibile fare davvero la differenza, in cui ci si possa sentire un elemento integrante e indispensabile”.

I giovani e i valori aziendali

Nel caso dei lavoratori più giovani sono ulteriori gli aspetti da prendere in considerazione: “per i Millennial è particolarmente importante il tema della formazione continua in azienda, con la possibilità di crescere, di imparare e di fare carriera, che finisce per superare per importanza il fattore stipendio”, dichiara Adami. Non va poi sottovalutato il fatto che i giovani sono sempre meno disposti a lavorare per realtà che non rispecchiano i loro valori: “anche questo punto deve essere tenuto in grande considerazione – puntualizza Adami – per non vedere calare inesorabilmente le candidature in risposta ai propri annunci di lavoro”.