Author Archives: Gerardo Tartaglia

Startup hi-tech: finanziamenti per quasi 1,5 miliardi, +32% nel 2024

Lo attesta la ricerca dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem: nonostante gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech in Italia risultino ancora inferiori rispetto al consuntivo record del 2022 (2.160 milioni di euro), nel 2024 i finanziamenti ammontano a 1.493 milioni, il +32% rispetto al valore totale in consuntivo del 2023.

Gli investimenti da parte di attori formali presentano un’ottima dinamica (+42%) rispetto a dodici mesi fa, mentre i finanziamenti da attori informali mostrano una ripresa più contenuta (+10%), strettamente collegata alla situazione contestuale.
L’aumento dei tassi di interesse ha infatti penalizzato il profilo rischio-rendimento delle startup come asset class.

Finanziamenti internazionali in ripresa: +30%

Nonostante la fase di transizione del mercato europeo, con un calo generalizzato dei round late-stage e delle exit, anche i finanziamenti internazionali mostrano una ripresa (+30%) dopo il crollo dello scorso anno.
Il dato italiano sugli investimenti risulta in controtendenza con lo scenario internazionale, che vede, ad esempio, il valore del mercato del Venture Capital europeo diminuire del 9,7% nei primi 9 mesi del 2024.

Tuttavia, l’ecosistema italiano necessita ancora di un vero e proprio balzo per raggiungere una scala paragonabile a quello dei principali Paesi europei. Gli ecosistemi startup di tutto il mondo, compresi quelli più maturi, come USA e UK, negli ultimi due anni sono stati influenzati negativamente dalla forte instabilità geopolitica e macroeconomica.

Si assottiglia la distanza con altri Paesi europei

“Il 2024 si sta rivelando un buon anno per l’Italia: nonostante il rallentamento generalizzato che ha caratterizzato il mercato europeo, in Italia il mercato del Venture Capital è in ripresa, e la distanza con altri Paesi europei si è assottigliata. Questo significa che più investitori stanno puntando sulle startup italiane, in particolare, su quelle che si trovano nella fase di ‘scaleup’, cioè di crescita e consolidamento – afferma Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp
-. Le startup italiane sono più solide grazie agli investimenti degli anni scorsi e sono quindi più preparate ad affrontare il mercato. Si osserva anche la nascita di ‘second time founders’: imprenditori di successo che avviano nuove aziende, portando esperienza e competenze, e un maggior dinamismo delle Corporate, con le grandi aziende che investono e collaborano con imprese innovative”.

Per spingere l’innovazione servono “condizioni di contorno” favorevoli

“In un contesto in cui l’ecosistema italiano delle startup dovrebbe puntare a incentivare l’ingresso di capitali esteri, una linea politica chiara e lungimirante è essenziale per garantire credibilità e appeal di fronte agli investitori tradizionali. Quanto discusso attorno al DDL concorrenza, di recente approvazione, con proposte che sembravano introdurre dazi e vincoli, anziché incentivi, rischiava invece di mostrare un certo grado di ‘schizofrenia istituzionale’ sul tema startup e scaleup – commenta Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio -. Affinché le startup italiane possano crescere è essenziale un impegno coordinato, che non può prescindere dalla creazione di condizioni di contorno favorevoli per spingere l’innovazione”.

Quantum Computing e Communication: in Italia i primi fondi di venture capital

Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Quantum Computing & Communication del Politecnico di Milano: la filiera delle tecnologie quantistiche è ancora emergente, ma in crescita, anche in Italia.

Nel nostro Paese, l’eccellenza nella ricerca, alimentata dai fondi pubblici stanziati dal PNRR, ha favorito la nascita di startup e spin-off universitari promettenti, che nel 2023-2024 hanno raccolto 12 milioni di euro, i primi fondi di venture capital nel Paese.
Ancora pochi, tuttavia, rispetto, a quelli raccolti nello stesso periodo, ad esempio, dalla Francia (255 milioni).

A livello globale, invece, dei 458 player attualmente attivi nel settore del Quantum Computing e Communication il 78% è ‘quantum-native’, ovvero, con un modello di business incentrato su questo ambito. Negli ultimi due anni, queste aziende hanno raccolto 2,4 miliardi di dollari. 

Risorse della Cina stimate a circa 15 miliardi di dollari

Il primo motore della rivoluzione quantistica sono i governi, che stanno investendo miliardi di dollari in ricerca pubblica con orizzonti di lungo termine, consapevoli dell’enorme impatto sulla competitività economica e sulla sicurezza nazionale.

L’Osservatorio ha esaminato i fondi stanziati a livello globale dedicati alle tecnologie quantistiche, evidenziando investimenti pari a 23,8 miliardi di dollari tra il 2012 e il 2024, con ulteriori 17,7 miliardi annunciati tra il 2025 e il 2035. L‘Asia guida gli investimenti governativi (53%), trainata dagli ingenti fondi della Cina, stimati intorno a 15 miliardi di dollari.

Seguono l’Europa (31%) e l’America (14%), che adotta un approccio di investimento annuale, in contrasto con la logica pluriennale seguita dagli altri Paesi.

Nel 2024 il primo computer quantistico criogenico costruito in Italia

In Europa, l’investimento appare frammentato: 1 miliardo di euro (11% del totale identificato nell’Unione Europea su iniziative dedicate) proviene da fondi comunitari, mentre il resto è stanziato dai singoli Paesi. 

“Nel 2024, il panorama del Quantum Computing si è configurato come un autentico territorio di frontiera, dove convergono ricerca accademica, investimenti industriali e strategie geopolitiche – spiega Paolo Cremonesi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. È stato un anno cruciale per la tecnologia italiana, con risultati significativi, come il primo computer quantistico criogenico costruito in Italia, sviluppato dall’Università Federico II di Napoli, che ha raggiunto la capacità di 24 qubit, la prima piattaforma fotonica italiana”.

Il ruolo fondamentale del PNRR nella creazione dell’ecosistema italiano

“Nel corso degli ultimi due anni, i fondi del PNRR hanno svolto un ruolo fondamentale per la creazione di un ecosistema italiano sulle tecnologie quantistiche, promuovendo la sinergia tra università e imprese – aggiunge conclude Marina Natalucci, Direttore dell’Osservatorio -. Nelle istituzioni italiane ed europee si sta diffondendo una sempre maggiore consapevolezza sul ruolo critico di questo settore per la competitività futura dell’Europa in campo tecnologico. Per accompagnare questo comparto emergente dalla fase di ricerca e sviluppo attuale, a quella industriale del futuro, è importante investire oggi creando una rete pubblico-privata coesa che lavori in modo coordinato a livello europeo, e che si relazioni in modo strategico con gli ecosistemi esteri per accelerare l’innovazione”.

Buy Now Pay Later, in che modo ha rivoluzionato le abitudini di consumo?

Negli ultimi anni, i metodi di pagamento Buy Now, Pay Later (BNPL) hanno registrato una decisa crescita, trasformando le abitudini di consumo delle generazioni più digitalizzate. Questo fenomeno, già in forte ascesa prima del 2020, ha subito un’accelerazione con la pandemia. Anche in Italia, sebbene meno rapidamente rispetto ad altri mercati più maturi, il BNPL ha guadagnato terreno, consolidandosi come un’alternativa ai tradizionali prestiti di piccolo importo.

Secondo un’analisi di CRIF, l’integrazione del BNPL nel commercio elettronico e la sua espansione verso nuovi settori hanno favorito una massiccia diffusione. I dati mostrano un aumento del 133% nei contratti BNPL tra il primo trimestre 2022 e il secondo trimestre 2024, mentre i prestiti tradizionali “Small Ticket” hanno registrato una crescita più modesta (+12%).

Perché il BNPL ha successo?

I principali motivi alla base di questo successo sono legati a tre fattori chiave. Innanzitutto, l’integrazione del BNPL nelle piattaforme e-commerce ha reso questo metodo di pagamento più accessibile e comodo per gli utenti, soprattutto per gli acquisti online.

In secondo luogo, la diversificazione dell’offerta in settori come turismo, viaggi e moda ha allargato il bacino di utenti, andando oltre i confini dell’e-commerce tradizionale. Infine, i cambiamenti nelle preferenze dei consumatori riflettono una crescente domanda di soluzioni di pagamento flessibili, in grado di adattarsi a diversi profili di spesa.

Le protagoniste sono le generazioni digitali

L’analisi di CRIF evidenzia che il 76% dei contratti BNPL è stipulato da Millennials e Generazione X, confermando la loro predilezione per soluzioni di pagamento innovative. Tuttavia, anche i Baby Boomers stanno adottando il BNPL con crescente interesse: nel 2024 rappresentano il 21% dei contratti, con un aumento di 5 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Un dato che contrasta con l’idea che il BNPL sia destinato esclusivamente a giovani con risorse limitate, mostrando invece che è utilizzato da consumatori di tutte le età, spesso con una maggiore stabilità finanziaria.

I trend di utilizzo

Un dato interessante riguarda la frequenza d’uso. Sebbene la maggior parte degli utenti sottoscriva ancora un singolo contratto, la quota di chi utilizza il BNPL più volte è in aumento: il 16% degli utenti ha attivato cinque o più contratti nel 2024, rispetto al 13% dell’anno precedente. Questo suggerisce che le aziende stanno sviluppando strategie mirate a fidelizzare i clienti attraverso offerte personalizzate.

In sintesi, il BNPL si sta affermando come uno strumento versatile e inclusivo, capace di rispondere alle esigenze di un pubblico eterogeneo e di favorire l’accesso al credito per molti nuovi utenti.

Social media e acquisti: un veicolo efficace per la vendita. I giovani più coinvolti 

I social media fanno davvero vendere di più? Pare di sì. Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio Non Food 2024 di GS1 Italy, svolto da Metrica Ricerche, negli ultimi due anni oltre un italiano su tre ha comprato un prodotto non food o un servizio perché lo ha ‘visto’ sui social media. Ma quali sono i social a veicolare con più frequenza gli acquisti?

Al primo posto si posiziona Instagram, con una quota di rilevanza pari al 55,9%, seguito a poca distanza da Facebook, con il 53,2%, e con un certo stacco, da TikTok, che raggiunge il 14,5%.
E a essere maggiormente coinvolti da questo comportamento di acquisto sono soprattutto le generazioni più giovani. 

La Gen Z preferisce Instagram, i Baby Boomers Facebook

Infatti, se la media nazionale di chi compra tramite i social i prodotti delle categorie non food è del 37,4%, nella Generazione Z la quota sale al 46,7%, e tra i Millennial si attesta al 42,7%.

Più in particolare, ad acquistare tramite Instagram (72,7%) e TikTok sono soprattutto i giovani della Generazione Z, mentre i Baby Boomer preferiscono Facebook (64,6%).

Abbigliamento, calzature, intimo e accessori le categorie non food più trainate dai social

Abbigliamento, calzature, intimo e accessori, con il 47,9% (ma tra la Generazione Z sale al 55,6%), profumeria e cosmesi (31,9%) ed elettronica di consumo (30,2%, ma tra i Baby Boomer sale al 39,7% e al 34,2% tra i Millennial) sono le categorie di prodotti non alimentari con la maggior percentuale di acquirenti trainata dai social.

Nel 73,3% dei casi l’acquisto viene effettuato direttamente online, attraverso un sito o il social network su cui è stato visualizzato il prodotto, e solo nel 17,1% l’acquisto avviene in negozio.
Ma su questo fronte le generazioni evidenziano comportamenti differenti, anche in funzione delle diverse categorie di prodotto acquistate.

Sono 13 i comparti monitorati dall’Osservatorio

La ricerca è stata realizzata a maggio 2024 da Metrica Ricerche (gruppo TradeLab) per GS1 Italy, con metodologia CAWI (Computer Web Interviewing) su un campione di 1.000 consumatori compresi nella fascia di età tra 18 e 70 anni.

L’Osservatorio Non Food di GS1 Italy raccoglie informazioni su 13 comparti: abbigliamento e calzature, elettronica di consumo, mobili e arredamento, bricolage, articoli per lo sport, prodotti di profumeria, casalinghi, prodotti di automedicazione, edutainment, prodotti di ottica, tessile casa, cancelleria, giocattoli.
L’Osservatorio viene aggiornato annualmente coinvolgendo partner riconosciuti, come TradeLab, per l’elaborazione dei risultati finali che si basano sui dati rilevati dalle più affidabili fonti informative, come Istat, Sita Ricerca, NielsenIQ e Gfk.

Italia, perché sempre più utenti si fidano dell’Open Banking?  

Cresce il numero di utenti italiani che si affida a soluzioni di Open Banking. Tanto che nel primo semestre 2024 si registra un tasso di successo nel processo di accesso ai dati dei conti correnti in aumento di 1,7 punti percentuali, raggiungendo il 49,2%. Un dato significativo che evidenzia una crescente fiducia verso questi servizi, coinvolgendo anche clienti di età maggiore come la Generazione X e i Baby Boomers.

Si osserva inoltre una riduzione nei profili a rischio più elevato, segnale di una clientela con caratteristiche finanziarie sempre più solide e orientata all’uso dell’Open Banking.

Analisi del settore secondo CRIF

Lo studio di CRIF, presentato durante l’evento annuale Tomorrow Speaks, delinea l’evoluzione dell’Open Banking in Italia, esaminando le abitudini e i profili dei consumatori. L’analisi ha coinvolto circa 180.000 clienti e quasi 240.000 conti correnti, monitorando un totale di 74 milioni di transazioni grazie ai servizi di account aggregation di CRIF attivi dal 2019 con autorizzazione AISP.

Secondo Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, l’Open Banking si sta sviluppando anche in Italia, pur con una velocità inferiore rispetto a mercati più avanzati come quello britannico. “Il tasso di accesso ai conti – afferma Capecchi – raggiunge ormai un utente su due, evidenziando una diffusione più ampia anche tra le generazioni meno giovani”.

Caratteristiche degli utenti “tricolori” 

L’uso dell’Open Banking in Italia si estende a utenti sempre più diversificati, con un aumento del 4,8% nella Generazione X e del 6,5% tra i Baby Boomers nel primo semestre dell’anno. Parallelamente, cresce la percentuale di utenti con redditi più elevati, mentre diminuisce la quota di persone con reddito inferiore ai 1000 euro mensili. Un altro trend interessante riguarda l’incremento degli utenti “Active to Credit”, già attivi nel mercato creditizio, che aumentano del 15% rispetto all’anno precedente.

Inoltre, si osserva una riduzione della quota di utenti a rischio alto, con un calo del 9% nel primo semestre 2024, frutto di una valutazione basata sui dati del Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF.

Verso l’Open Finance

Dal 2025, l’entrata in vigore del Regolamento europeo FIDA aprirà la strada all’Open Finance, permettendo l’accesso regolamentato a una gamma più ampia di prodotti finanziari, inclusi mutui, investimenti e assicurazioni. Questo sviluppo ambisce a creare un ecosistema integrato e collaborativo dove tutti i soggetti coinvolti, inclusi i nuovi Fornitori di Servizi di Informazioni Finanziarie (FISP), potranno cooperare per offrire servizi più personalizzati.

Antonio Deledda di CRIF sottolinea che “affrontare le sfide della sicurezza e della standardizzazione sarà fondamentale per il pieno successo dell’Open Finance in Italia”.

Viaggi e Turismo: quanto vale l’e-commerce nel 2024?

Oggi il mercato del Travel cresce a ritmi diversi. Se il transato del settore ricettivo, sia online sia in altri canali, segna +4%, il comparto dei trasporti cresce del +10%, mentre Tour operating (crociere escluse) e agenzie di viaggio registrano entrambe +8%.
Il mercato dell’ospitalità è trainato dalla componente extra-alberghiera, ma soprattutto dal generale incremento dei prezzi. Per i trasporti (incoming, domestica, outgoing), la componente e-commerce cresce del +12% a fronte del +10% totale, e la sua incidenza raggiunge livelli superiori rispetto al pre-pandemia, passando dal 55% del 2019 al 70%.

A quanto rilevano i risultati dell’undicesima edizione della ricerca condotta dall’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, nel 2024 l’e-commerce rappresenta il 56% del valore totale del mercato dell’ospitalità, pari a 21 miliardi di euro su 37,5 complessivi, e il 70% in quello dei trasporti (18,4 miliardi su 26,3 totali).

Nei trasporti l’e-commerce continua a crescere

Nel 2024 il turismo in Italia continua a crescere, ma a tassi più contenuti rispetto a quelli post pandemici. 
“Contrariamente a quanto osservato negli ultimi anni, non è l’e-commerce a spingere il mercato dell’ospitalità: la crescita della componente ‘online’, infatti, si assesta sul 4%, pari a quella del mercato nel suo complesso –  dichiara Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio -. Nei trasporti, invece, si registra ancora una crescita a due cifre, trainata in particolare dal comparto aereo, che ha beneficiato di un aumento dei passeggeri (+12%)”.

L’attività che accomuna i viaggiatori è lo shopping

Una delle evidenze emerse dalla ricerca è che la motivazione principale nella scelta della destinazione varia fortemente in base alla provenienza del turista. Ma sia italiani sia stranieri scelgono la meta soprattutto in base alle attività esperienziali che possono svolgere in loco.

Quasi un italiano su due (49%) e circa due stranieri su tre scelgono in base alle attività culturali, enogastronomiche, outdoor, sportive e non.
Ma, in particolare, è lo shopping la prima attività svolta da tutti i viaggiatori, mentre le attività outdoor attraggono soprattutto i turisti stranieri.
Il vero primato, tuttavia, se lo aggiudicano le attività enogastronomiche. Oltre i due terzi di tedeschi e svizzeri, e quasi tre turisti italiani e statunitensi su quattro, ne scelgono almeno una.

Pagamento rateizzato e BNPL rappresentano una leva decisionale

Gli italiani che prenotano un alloggio con possibilità di modifica/cancellazione fino all’ultimo passano dal 34% del 2022 al 51% nel 2024.
Inoltre, il pagamento rateizzato e il Buy Now Pay Later (BNPL) in molti casi rappresentano una leva decisionale. Il 18% degli italiani e addirittura il 36% degli statunitensi acquistano soluzioni di viaggio solo da operatori che offrono questa modalità di pagamento flessibile.

Elevata anche l’attenzione alla sostenibilità. Il 37% degli americani cerca informazioni sulla sostenibilità ambientale dei servizi prima della prenotazione (14% italiani, 15% tedeschi).
L’holiday working, invece, è una pratica consolidata soprattutto tra statunitensi e svizzeri. In tutti i Paesi considerati è alta la propensione a condividere i dati biometrici per velocizzare il check-in all’aeroporto.

Dai Finfluencer ai fake brand tutte le truffe al tempo dei social

Spesso arrivano sotto forma di offerte di lavoro, dove fanno leva sul desiderio di lavorare da remoto. Purtroppo, dietro queste offerte seducenti si nascondono truffe progettate per ingannare e sottrarre denaro o dati personali. Come la task-scam, fra le truffe recenti più diffuse, che propone false offerte di lavoro con l’obiettivo di sottrarre denaro e informazioni personali.
Tutto inizia con un SMS su WhatsApp o Telegram, che promette guadagni da 50 a 500 euro l’ora per semplici attività, come mettere ‘like’ a un post, seguire profili social, completare sondaggi o guardare video.

Le vittime iniziano a guadagnare piccole somme, ma alla fine il vero obiettivo dei criminali è sottrarre i loro dati personali.
Cadere in questi tranelli è facile, per questo, Cyber Guru, piattaforma di Security Awareness Training, fa il punto sulle truffe più comuni per aiutare gli utenti a riconoscere i segnali d’allarme.

Il finto programma di ambassadorship

Molto simile alla task-scam è la truffa che coinvolge finte collaborazioni social dove fantomatici recruiter offrono ai malcapitati compensi e visibilità per diventare ambassador di gioielli, abbigliamento o prodotti di bellezza. Generalmente, le vittime vengono contattate tramite Direct Message (i DM come si chiamano su Instagram) o inserite addirittura in chat di gruppo. Peccato che non esiste alcun programma di ‘ambassadorship’. Esistono solo truffatori che nel migliore dei casi cercano di affibbiare i loro prodotti a utenti che li paghino di tasca propria, o ne paghino almeno la spedizione, spesso più cara del prodotto stesso.

Nel peggiore dei casi, dopo il primo acquisto e la promessa dell’invio di articoli gratuiti a cadenza mensile, i truffatori spariranno smettendo di rispondere.

Il trading guru fasullo

Tuttavia, è possibile smascherare i criminali leggendo i commenti sulla pagina ‘ufficiale’, e se non bastasse, digitare sui motori di ricerca il nome del brand per capire se esistono precedenti di truffa, o recensioni negative.

Ma ci sono anche i finti trading guru, che spacciandosi per esperti promettono guadagni rapidi ed elevati attraverso investimenti in criptovalute, azioni o altri asset.
Queste truffe possono assumere molte forme, ma il risultato finale è sempre lo stesso: la vittima perde il suo investimento e i truffatori si dileguano nel nulla. 

L’inganno del money mule

Attenzione poi alla truffa del ‘money mule’ (letteralmente, mulo di denaro), in cui titolari di conti bancari vengono ingannati o coinvolti nel trasferimento di denaro, generalmente rubato o derivato da attività di riciclaggio.
Le vittime, in questi casi, vengono adescate con annunci di lavoro che promettono interessanti guadagni. Per ottenerli è sufficiente fornire un proprio conto corrente, dove verranno versati soldi che andranno poi inviati a un altro conto o ritirati per consegnarli a qualcuno.

In tutte queste situazioni, si configura un vero e proprio reato finanziario, quindi è importante evitare di accettare proposte di questo tipo, non condividere i propri dati bancari, e nel caso in cui si sia già stati reclutati, denunciare subito alle forze dell’ordine.

Crypto-asset: ottimo investimento, ma anche truffe per 3,6 milioni di italiani

Sono già 3,6 milioni gli italiani in possesso di crypto-asset, il 41% come forma di investimento, il 18% per acquistare prodotti/servizi online, e solo il 10% per interagire con altri asset/applicazioni digitali.
Se per alcuni sono stati un ottimo investimento, per altri non sono mancati i problemi. Il 50% riferisce esperienze negative: il 20% per problemi nel pagamento con criptovalute, il 18% durante l’acquisto, e il 13% per cyberattacchi (ad esempio, phishing).

Sono alcune evidenze emerse durante il convegno ‘Utilizzo lecito e illecito dei crypto-asset’, organizzato dall’Osservatorio Blockchain and Web3 della School of Management del Politecnico di Milano, in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza.

Una rivoluzione finanziaria

Sempre più utilizzati, sia per scopi legittimi (transazioni finanziarie, investimenti, pagamento di beni/servizi, tokenizzazione di asset e partecipazione a progetti DeFi) sia per attività illegali, come riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo, traffico di droga, compravendita di beni illeciti su dark web e social network, in generale, però, solo un italiano su tre dichiara di conoscere bene i crypo-asset.

“Le transazioni digitali e i crypto-asset hanno avviato negli ultimi anni una vera e propria rivoluzione finanziaria – commenta Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano -. Parliamo di temi che sono al centro di importanti dibattiti a livello nazionale e che chiamano a raccolta una larga fetta di attori economici e sociali: dalle banche alle imprese ai soggetti che agiscono a tutela e nell’interesse della collettività, quali le Forze dell’Ordine e le autorità giudiziarie”.

Monitorare le attività illecite con la Blockchain 

“L’adozione dei crypto-asset rappresenta un’opportunità significativa per la trasformazione del settore finanziario e la nascita di nuovi modelli economici – spiega Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano -. Tuttavia, per garantire una crescita sostenibile, è essenziale che il loro utilizzo avvenga all’interno di un quadro normativo ben definito, che promuova trasparenza e sicurezza e garantisca la legittimità dell’operato”.

Secondo Francesco Bruschi, direttore dell’Osservatorio Blockchain & Web3, “La blockchain è uno strumento potente anche per il monitoraggio delle attività illecite, grazie alla trasparenza e all’immutabilità dei dati che essa garantisce. Il nostro obiettivo è rendere sempre più efficace la collaborazione tra attori del mercato e autorità di controllo per creare un ambiente sicuro e legale per lo sviluppo dei crypto-asset”.

Favorire l’innovazione in un contesto regolato

Nonostante l’entusiasmo per l’innovazione, non mancano infatti le criticità. Durante il convegno, esponenti delle Forze dell’Ordine e dell’Autorità Giudiziaria hanno affrontato il tema del contrasto al cybercrime legato ai crypto-asset. Sono stati discussi i metodi utilizzati dalle organizzazioni criminali per riciclare denaro tramite criptovalute e DeFi, così come l’utilizzo illecito delle criptovalute nel dark web e nei social network.

Un faro è stato acceso anche sulle tecniche e gli strumenti impiegati per il sequestro e la confisca delle criptovalute, con particolare attenzione alle sfide investigative legate agli attacchi ransomware e al monitoraggio delle transazioni sospette.

Lavoro e imprese: cercasi 3,9 milioni di lavoratori per i prossimi 5 anni

Il fabbisogno occupazionale delle imprese e Pubbliche amministrazioni italiane nei prossimi cinque anni (2024-2028) potrebbe variare tra 3,4 e 3,9 milioni di occupati, a seconda dello scenario macroeconomico considerato.
La maggior parte della domanda sarà determinata dalle necessità di sostituzione dei lavoratori in uscita dal mercato del lavoro, che saranno pari al 78% del fabbisogno nello scenario positivo e all’88% in quello negativo. La crescita dello stock occupazionale tra il 2024 e il 2028 sarà invece compresa tra 405 mila e 832 mila unità.

È quanto emerge dall’aggiornamento di luglio del report sulle Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine, elaborato nell’ambito del Sistema informativo Excelsior, e realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’effetto PNRR incide sulle previsioni 

Sulle previsioni incide per lo più l’effetto positivo atteso dall’utilizzo dei fondi del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che nel caso di piena realizzazione degli investimenti si stima possa attivare nel complesso circa 970 mila occupati, considerando sia gli effetti diretti sia quelli indiretti sia l’indotto.

Le filiere che beneficeranno maggiormente del PNRR secondo le stime saranno finanza e consulenza, con il 23% dell’impatto occupazionale complessivo del PNRR, commercio e turismo (21%), formazione e cultura (12%), costruzioni e infrastrutture, e ‘altri servizi pubblici e privati’, entrambe con il 10%.

La Lombardia determina il 18% del fabbisogno nazionale 

A determinare oltre il 18% dell’intero fabbisogno nazionale di lavoratori nello scenario positivo è la regione Lombardia, con un fabbisogno atteso di 709 mila occupati.
Al secondo posto, il Lazio, con 391 mila unità, pari al 10,1% del totale, al terzo il Veneto, con 326 mila unità, l’8,4% del totale, e sotto il podio, l’Emilia-Romagna, con 325 mila unità, anch’essa l’8,4% del fabbisogno totale, e quinta la Campania, con 312 mila unità, l’8,1% del totale.

Per quanto riguarda i livelli di istruzione, si prevede che una percentuale compresa tra il 37%-38% del fabbisogno occupazionale del quinquennio riguarderà professioni per cui è richiesta una formazione terziaria (laurea, diploma ITS Academy o AFAM), mentre al 47%-48% del personale sarà richiesto il possesso di una formazione secondaria di secondo grado tecnico-professionale.

Gli occupati immigrati potrebbero essere 640mila

Inoltre, le Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine stimano che il fabbisogno di lavoratori immigrati da parte dei settori privati per il prossimo quinquennio potrebbe raggiungere le 640 mila unità. Praticamente, 1 lavoratore su 5 potrebbe essere immigrato.

Il fabbisogno di personale straniero, calcolato come quota sul fabbisogno previsto del settore, inciderà maggiormente nell’agricoltura (35%) e nell’industria (28%), mentre a livello di filiera saranno particolarmente rilevanti ile richieste da parte del settore moda (45,7%), mobilità e logistica (33%), agroalimentare (32,1%), legno e arredo (29,9%) e costruzioni e infrastrutture (29,4%).

Nuovo lavoro in estate? Ecco perchè potrebbe essere il momento giusto 

Durante i mesi estivi, molte aziende chiudono per ferie e le città si svuotano, segnando un rallentamento generale delle attività. Tuttavia, un numero crescente di imprese sta iniziando a vedere l’estate come un momento propizio per avviare processi di selezione e trovare nuovi talenti. Ma è davvero la stagione migliore per fare una svolta nella carriera? E quali sono i vantaggi rispetto ad altre stagioni? Coverflex, una startup specializzata in retribuzione flessibile, offre alcuni suggerimenti per sfruttare al meglio questo periodo per attrarre i migliori candidati.

I recruiter hanno meno concorrenza 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’estate può offrire un’opportunità unica per le aziende che scelgono di avviare selezioni. Con meno concorrenti che pubblicano annunci, le imprese possono catturare più facilmente l’attenzione dei candidati ideali.

Coverflex suggerisce di pubblicare offerte di lavoro ben strutturate per massimizzare questa opportunità. Marisa Mercês, Senior People Partner di Coverflex, consiglia di includere una descrizione completa dell’azienda, un focus sulle competenze richieste e una descrizione dettagliata del ruolo. Questo approccio permette ai candidati di capire rapidamente se l’offerta è in linea con le loro aspettative, aumentando così le probabilità di successo.

Il welfare è un incentivo strategico

Un altro punto chiave è la trasparenza sulla retribuzione e sui benefit offerti. Secondo il Report sulla Retribuzione 2023 di Coverflex, il 96% degli intervistati preferirebbe che le aziende includessero informazioni sul salario nelle offerte di lavoro. Marisa Mercês sottolinea l’importanza di specificare il lordo annuale e di menzionare eventuali benefit extra, come la possibilità di lavoro da remoto o budget per la crescita personale.
Offrire dettagli chiari e un pacchetto welfare competitivo può rendere l’offerta di lavoro molto più allettante rispetto alla concorrenza.

Più tempo per i candidati

Durante l’estate, i candidati possono avere più tempo a disposizione per esaminare le offerte e prepararsi adeguatamente ai colloqui. Questo può portare a interviste più rilassate e ben preparate, migliorando la qualità del processo di selezione. Marisa Mercês consiglia di comunicare chiaramente tutti gli step del processo di assunzione, in modo che i candidati sappiano cosa aspettarsi e possano pianificare di conseguenza.

A caccia di nuovi talenti

I neo-laureati e i giovani professionisti, spesso alla ricerca della loro prima esperienza lavorativa, sono particolarmente attivi durante l’estate. Le aziende che decidono di reclutare in questo periodo possono accedere a un pool di candidati freschi e motivati.

Per attrarre questi giovani talenti, è essenziale utilizzare un linguaggio inclusivo e focalizzato sulle competenze, evitando qualsiasi tipo di discriminazione. Secondo Marisa Mercês, creare annunci di lavoro imparziali e inclusivi è cruciale per costruire un ambiente di lavoro accogliente e attrarre una gamma diversificata di candidati qualificati.