Author Archives: Gerardo Tartaglia

Quanti sono gli italiani all’estero e perchè?

Sono oltre sei milioni e trecentomila gli italiani che vivono stabilmente all’estero alla fine del 2024. Un dato impressionante, ma secondo le stime preliminari dell’Istat assolutamente affidabile. Ma c’è di più: si registra anche un aumento importante rispetto all’inizio dell’anno, pari a circa 243mila persone in più.

A trainare questa crescita è soprattutto la combinazione tra nuove acquisizioni di cittadinanza italiana e un saldo migratorio positivo, sostenuto da un aumento degli espatri e da un calo dei rientri.

Più della metà degli italiani all’estero vive in Europa

Ma dove vivono gli italiani fuori dai confini nazionali? Più della metà degli italiani all’estero vive in Europa, mentre oltre il 40% risiede nelle Americhe. Solo una quota residuale è distribuita tra Asia, Africa e Oceania.

Il fenomeno dell’espatrio è reso ancora più evidente dai dati aggiornati: nel corso del 2024 sono state oltre 121mila le acquisizioni di cittadinanza italiana, principalmente per discendenza, con una concentrazione significativa in Sud America, in particolare in Brasile e Argentina. I consolati di San Paolo e Buenos Aires da soli raccolgono quasi un terzo delle nuove cittadinanze registrate nel mondo.

Aumentano anche i bambini italiani nati “fuori”

Anche il bilancio demografico riflette una presenza stabile e in crescita. Le nascite di bambini da genitori italiani residenti fuori dai confini sono state più di 27mila, con un saldo naturale – la differenza tra nati e deceduti – positivo di circa 19mila unità. Quasi sette neonati su dieci sono nati in Paesi europei, soprattutto in Germania, Svizzera e Regno Unito. Londra è il consolato con il maggior numero di registrazioni di nuove nascite.

I decessi registrati all’estero ammontano a poco più di ottomila, con un’incidenza maggiore nei Paesi europei e un divario evidente tra uomini e donne. La componente maschile, infatti, risulta nettamente più colpita, per effetto di una diversa struttura per età e per motivi legati alla mancata comunicazione di eventi luttuosi, soprattutto nei Paesi dove la presenza italiana ha origini antiche.

Più espatri che rimpatri

Il 2024 ha registrato anche un forte aumento degli espatri, che hanno toccato quota 156mila, in parte influenzati dall’obbligo di iscrizione all’AIRE sancito da una nuova norma introdotta a fine 2023. I rimpatri, invece, sono scesi a 53mila.

La maggioranza degli italiani parte ancora verso l’Europa, in particolare verso Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera e Francia. La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di partenze e di rientri, seguita da Sicilia, Piemonte e Lazio.

Comparatori online: li usano 27 milioni di italiani

I comparatori online, arrivati sul mercato nei primi anni duemila, hanno iniziato a cambiare gradualmente il modo in cui gli italiani si approcciano alle spese: nell’ultimo anno il 65% si è servito di un comparatore, in media, tre volte l’anno. Solo considerando l’assicurazione auto, nel 2024, questi strumenti hanno permesso di risparmiare 109 milioni di euro.

E se il risparmio (66%) è la prima motivazione che spinge gli italiani a farne uso, 27 milioni se ne sono serviti per confrontare assicurazioni auto, utenze domestiche, hotel, tariffe degli aerei e molto altro.
I dati sono il risultato di un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different.

L’attitudine a confrontare è più diffusa al Nord 

La fascia di età che ha usato maggiormente i comparatori è quella compresa tra 35–44 anni (78%). Dal punto di vista territoriale, l’attitudine a confrontare le spese di casa con strumenti online è più diffusa nel Nord Italia (69%), ma comunque molto forte anche al Centro (65%) e al Sud (60%).

La seconda ragione che spinge a usare i comparatori è la “certezza di trovare le offerte migliori” (57%), mentre circa 13 milioni di consumatori (48%) apprezzano la semplicità di confronto delle tariffe.
Sono invece 3.315.000 (12%, 18% fascia 55–64 anni) i consumatori che dichiarano di servirsene perché apprezzano la possibilità di ottenere una consulenza specializzata indipendente.

I principali settori in cui si utilizzano

Importante anche il ruolo dei compratori in termini informativi e tutela dalle truffe. Più di 3 milioni di consumatori usano un comparatore per acquisire conoscenze su prodotti o servizi non familiari o ricevere una consulenza indipendente, mentre quasi 4 milioni si affidano a questi strumenti per evitare di cadere vittima di truffe.

Le assicurazioni auto e moto sono la spesa per la quale gli italiani hanno usato maggiormente i comparatori (41%, circa 11,3 milioni). Pochi meno (11 milioni) quelli che si sono rivolti ai comparatori per confrontare offerte luce e gas.
Gli italiani scelgono il confronto anche quando si tratta di decidere l’hotel in cui soggiornare (31%) o prenotare un volo aereo (27%). Un consumatore su quattro per la telefonia, il 12% per confrontare prodotti di finanza personale, o prestiti e mutui (7%).

Si confronta in base all’età

L’uso dei comparatori varia in base all’età: gli under34 li utilizzano principalmente per risparmiare sui viaggi (hotel e aerei), mentre dai 35 anni in su, RC auto e utenze domestiche. La comparazione di mutui e prestiti è particolarmente utilizzata dalla fascia 25-34 anni, mentre il noleggio a lungo termine da quella 35-44 anni. Sono i più giovani (18-24 anni) a utilizzarli maggiormente per cercare prodotti assicurativi diversi dall’RC auto o moto.

Per ogni settore cambiano anche le motivazioni per cui si usano i comparatori. Quando si parla di bollette, ad esempio, viene molto apprezzata la semplicità del confronto, per i prestiti la possibilità di verificare i costi prima di chiedere il finanziamento, per i mutui il risparmio di tempo.

Italia, turismo estero: spesa record e nuovi mercati in crescita

I viaggiatori amano visitare l’Italia e… spendere. I numeri parlano chiaro: nei primi mesi del 2024, la spesa con carta dei turisti esteri ha superato i 20,9 miliardi di euro, registrando una crescita del 37,9% rispetto al 2022.
I dati emergono dalla presentazione della prima edizione del rapporto “Tourism and Incoming Watch”, frutto della collaborazione tra Nexi e l’Osservatorio Nazionale del Turismo, con il supporto scientifico del Ministero del Turismo.

Il report offre una fotografia dettagliata del turismo internazionale in Italia, basata sui pagamenti digitali effettuati da visitatori stranieri. 

Nuovi arrivi soprattutto da Brasile e Australia

Uno dei dati più interessanti riguarda l’ampliamento della provenienza geografica dei viaggiatori. A trainare la crescita sono stati in particolare i turisti provenienti dal Brasile (+155%) e dall’Australia (+100%), segnali evidenti di un’Italia sempre più attrattiva per mercati non tradizionali.

I visitatori dagli Stati Uniti restano però i più affezionati, con oltre 3,8 miliardi di euro spesi, pari al 18,3% del totale incoming. I turisti arabi, invece, guidano la classifica dei più “spendaccioni”: quelli provenienti da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti registrano una spesa media per carta doppia rispetto alla media generale (913 e 822 euro contro i 411 euro degli altri Paesi).

La spesa si concentra nelle città d’arte

Il 75% della spesa dei turisti stranieri si concentra in sole 20 province italiane, con Roma, Milano, Firenze, Venezia e Napoli in testa. Queste città si confermano motori economici del comparto, capaci di attrarre flussi tutto l’anno, riducendo sempre più la stagionalità dei consumi.

Cresce anche l’interesse per specifici itinerari: Roma-Firenze-Venezia è il percorso che ha fatto segnare l’aumento maggiore (+69,2%), mentre Roma-Napoli-Costiera Amalfitana continua a generare il giro d’affari più alto.

Cibo, moda e lusso: le scelte dei viaggiatori

Quasi il 50% della spesa a destinazione è destinata a ristoranti e strutture ricettive, ma non mancano le sorprese. I turisti arabi e del Sud-Est Asiatico spendono moltissimo in moda, gioielli e grandi magazzini, arrivando a dedicare a queste voci anche il 30% del loro budget.

Collaborazione pubblico-privato

Marcello Sala, presidente di Nexi, ha evidenziato l’importanza della collaborazione pubblico-privato per fornire strumenti decisionali basati su dati concreti. E secondo Magda Antonioli, presidente dell’Osservatorio Nazionale del Turismo, è proprio “la conoscenza tempestiva e strutturata dei comportamenti dei viaggiatori” a rappresentare la chiave per politiche efficaci e sostenibili.

Neo manager: la motivazione c’è, ma quanta pressione….

Sono motivati, ben preparati e concentrati sugli obiettivi, ma allo stesso tempo messi alla prova dal carico di impegni.
I manager di nuova nomina vivono una situazione complessa, come conferma l’ultimo International Barometer 2025 del Gruppo Cegos.

Come se la cavano i nuovi manager?

L’analisi Cegos – che ha raccolto le opinioni di oltre 4.200 neo manager e 440 responsabili delle Risorse Umane in 10 Paesi (tra cui Francia, Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Brasile, Messico, Cile e Singapore) – disegna un quadro in chiaroscuro.

L’89% degli intervistati si dichiara soddisfatto delle proprie performance, e non stupisce quindi che il 77% consiglierebbe ad altri di intraprendere lo stesso percorso.
Allo stesso tempo, per il 67% il carico di lavoro è aumentato (con un picco del 69% in Italia) e quasi la metà (47%) afferma di non avere il tempo per concentrarsi sulle persone del team.

Supporto, sfide e motivazione

Ben 3 neo manager su 4 (74%) ricevono formazione, affiancamento e supporto, sia dopo aver assunto l’incarico sia in anticipo. C’è però un 25% che si trova ad affrontare il ruolo senza nessun aiuto.

Quasi uno su due (47%) lamenta di non avere abbastanza tempo per dedicarsi allo sviluppo delle persone che gestisce.

Come vivono il loro ruolo?

I manager si considerano costruttori di performance (39%) per le loro organizzazioni.
Infatti, le Risorse Umane si aspettano da loro grandi traguardi, come ad esempio: raggiungimento degli obiettivi di redditività (41%); creazione di team ad alte performance (37%);  ottimizzazione dei processi (32%)

Le competenze necessarie per affrontare il futuro

Le capacità relazionali (50%) contano quanto quelle tecniche (50%) per costruire una leadership efficace. In Italia, le competenze umane sono considerate ancora più importanti, e raggiungono la percentuale del 63%.
Rapidità decisionale, capacità di comunicazione e leadership figurano in cima alle soft skill da potenziare.

Trasformazione e responsabilità sociale

I manager di nuova nomina non restano a guardare: il 78% partecipa attivamente all’adozione di nuove intelligenze artificiali (62% in Italia), mentre il 77% si impegna in attività di responsabilità sociale d’impresa (CSR).

Composizione negoziata: in 6 mesi presentate 905 istanze 

È quanto mostra l’Osservatorio semestrale di Unioncamere: negli ultimi sei mesi, da novembre 2024 a maggio 2025, le istanze di composizione negoziata presentate dalle imprese italiane sono 905, per una crescita incrementale più che doppia rispetto al semestre precedente (410 istanze).
L’Osservatorio sottolinea l’aumento considerevole anche dei casi di successo, che a maggio 2025 risultano 295, 90 in più rispetto a novembre 2024.

In aumento, di conseguenza, anche il tasso di successo, che nel corso del primo trimestre 2025 risulta pari al 22,5%.
Dall’avvio di questo istituto stragiudiziale, introdotto a novembre 2021 per consentire il risanamento delle aziende in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario, le istanze presentate sono quasi 3.000.

Aumentano i casi di successo tra  le imprese più grandi

“La composizione negoziata sta cominciando a mostrare tutte le sue potenzialità – sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -, le istanze e i casi di successo sono in costante aumento e interessano sempre più imprese di maggiori dimensioni con fatturati e numero di lavoratori importanti. Bisogna operare però affinché anche le imprese più piccole possano cogliere maggiormente le opportunità fornite da questo strumento. E per questo occorre anche far crescere la cultura finanziaria delle Pmi”.

A livello territoriale, il maggior numero di istanze proviene dalla Lombardia, ovvero, il 24% del totale, seguita dal Lazio (10,5% del totale), dall’Emilia-Romagna (10,1 % del totale) e dal Veneto (9,1% del totale).

Servizi e Manifattura registrano un utilizzo maggiore 

La maggior parte delle chiusure positive si registra nelle regioni del Settentrione (23,9%) rispetto a quelle del Centro (17,4%) e del Meridione (17,9%).
In crescita, comunque, anche il tasso di successo nelle regioni del Sud, passato dal 12,5% di maggio 2024 al 17,9% di maggio 2025.
A livello settoriale, il maggior utilizzo della composizione negoziata si riscontra da parte delle imprese appartenenti ai servizi e alla manifattura.

La composizione, comunque, sembra funzionare meglio per le imprese più strutturate e maggiormente dimensionate. Infatti, le aziende per le quali la composizione negoziata si è conclusa positivamente risultano più grandi di quelle che hanno registrato un esito negativo, sia in termini di lavoratori (in media 53,4 contro 27,5) sia di attivo di bilancio (in media 33 milioni contro 9 milioni di euro).

Perché le piccole aziende risultano penalizzate?

Molteplici potrebbero essere i fattori che penalizzano le piccole aziende: una minore cultura finanziaria e della prevenzione delle crisi, advisor meno specializzati, assenza degli ‘adeguati assetti’, non adeguata attenzione degli intermediari finanziari nei riguardi dei piccoli debitori.

Oltre a essere più grandi, le realtà che portano a termine con successo la composizione negoziata hanno affrontato la crisi delle imprese in maniera più tempestiva. Il 30,5% delle imprese in sofferenza dal mese precedente alla presentazione dell’istanza ha ottenuto esito favorevole, a fronte dell’11,5% di quelle in difficoltà economica da 5 anni.

eCommerce italiano: nel 2025 la vendita di prodotti svetta oltre i 40 miliardi di euro

Nel 2025, il commercio elettronico italiano continua a espandersi, ma con un ritmo più riflessivo. Secondo i dati più recenti diffusi dall’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – Politecnico di Milano, gli acquisti online di prodotti toccano i 40,1 miliardi di euro, segnando un incremento del 6% rispetto all’anno precedente.

Il segmento dei servizi, invece, totalizza 22 miliardi di euro, con una crescita dell’8%.

Alimentari e benessere: il vero exploit

Tra i comparti che trainano l’eCommerce ci sono il Food & Grocery e il Beauty & Pharma, entrambi con una crescita del 7%. Il Food Delivery domina il settore alimentare, rappresentando il 46% del comparto grazie alla continua espansione delle piattaforme digitali. Anche la spesa online e l’enogastronomia di qualità si confermano segmenti in ascesa, contribuendo a stimolare anche l’export.

Il mercato della bellezza e salute, che unisce farmaci e cosmetici, si avvicina ai 3,1 miliardi di euro, favorito da tecnologie digitali che offrono consigli personalizzati, tutorial interattivi e customer care in tempo reale.

Casa e moda: mix di comfort e sostenibilità

Il settore dell’arredamento e living tocca i 4,7 miliardi di euro, crescendo del 6%. A trainarlo sono le soluzioni digitali per la progettazione degli ambienti e i servizi di consegna su misura. La moda online, invece, raggiunge i 6,2 miliardi, con un +5% rispetto al 2024.

Crescono anche i modelli di vendita second-hand, il fashion sostenibile e l’integrazione con i social.

Tecnologia e libri: al top delle vendite digitali

L’informatica e l’elettronica di consumo, con 8,9 miliardi di euro, rimane il comparto più rilevante, con una penetrazione del 43% sugli acquisti totali. La seguono l’editoria (39%), l’arredamento (20%) e l’abbigliamento (18%).

Clienti più esigenti, esperienze sempre più su misura

Come evidenzia Valentina Pontiggia, direttrice dell’Osservatorio, l’eCommerce evolve da semplice canale di vendita a piattaforma relazionale. Intelligenza artificiale, Retail Media e social commerce offrono esperienze d’acquisto più coinvolgenti, omnicanale e attente all’etica ambientale.

Imprese digitali italiane, i prossimi step

Secondo Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il futuro passa attraverso investimenti in logistica avanzata, customer journey personalizzati e tecnologie digitali.

Con oltre 35 milioni di utenti connessi e 91.000 imprese attive, l’eCommerce è una realtà consolidata. Resta la sfida di essere competitivi e autentici anche sui mercati globali.

Lavoro: quasi 1,7 milioni di ingressi previsti entro luglio

Buone notizie sul fronte dell’occupazione nel nostro Paese. Le imprese italiane prevedono di assumere 528mila lavoratori nel solo mese di maggio e quasi 1,7 milioni nel trimestre maggio-luglio, con un incremento rispettivamente del +7% su base annua per il mese e +4,4% per il trimestre.

A restituire il quadro aggiornato è il Bollettino mensile del Sistema Informativo Excelsior, promosso da Unioncamere e Ministero del Lavoro, nell’ambito del Programma nazionale Giovani, donne e lavoro, cofinanziato dall’Unione Europea.

Servizi in crescita, industria in leggera flessione

L’andamento è trainato soprattutto dal settore dei servizi, che registra una crescita del +10,4%, spinta in particolare dalle imprese del turismo. In controtendenza, invece, il comparto industriale, dove si rileva una lieve flessione del -2% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Turismo, commercio e assistenza tra i settori più attivi

Nel dettaglio, a maggio, i servizi offrono 394mila opportunità di lavoro, che salgono a oltre 1,2 milioni entro luglio. I comparti più dinamici sono: turismo con 147mila posti a maggio e 446mila nel trimestre; commercio con 71mila e 229mila; servizi alla persona con 58mila e 200mila.

Nel settore industriale, si stimano 134mila assunzioni a maggio e 412mila nel trimestre. La meccatronica, la metallurgia e il settore agroalimentare offrono le maggiori opportunità.

La rimonta del Sud: ma i candidati non si trovano 

L’area più attiva risulta quella del Sud e delle Isole, con 161mila contratti previsti a maggio. C’è però una forte criticità nel reperire i profili richiesti: il 47% delle figure è classificato come “difficile da trovare”. Il fenomeno è più acuto nel Nord Est (49,4%), seguito da Nord Ovest e Centro (47,7%) e Sud e Isole (44%).

Tra i ruoli più difficili da coprire spiccano i tecnici ingegneristici (69,9%), gli operai meccanici e montatori (oltre 70%), gli estetisti e operatori socio-sanitari (fino al 56%)

Contratti e manodopera straniera

Il tempo determinato resta la forma prevalente di inserimento (61,8% delle assunzioni), seguito dal tempo indeterminato (16,8%).
Sale al 18,4% la quota di ingressi che le imprese intendono coprire con manodopera immigrata, soprattutto nei servizi operativi, logistica, costruzioni e industria alimentare.

Prestiti: in tre mesi erogati oltre 100 milioni di euro per le vacanze 

Nei primi tre mesi del 2025, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il peso percentuale delle richieste di prestiti personali destinati a coprire spese legate alle vacanze è aumentato del 18%.

Quest’anno, infatti, ci sono molti ponti, e sono sempre di più gli italiani che decidono di pagare a rate le vacanze. Tanto che nel corso del solo primo trimestre 2025 l’importo erogato per questo tipo di prestiti è arrivato a oltre 100 milioni di euro.
È quanto emerge dalle stime compiute dai due comparatori online Facile.it e Prestiti.it.

L’identikit dei richiedenti

Un altro dato interessante dell’analisi riguarda l’identikit dei richiedenti. I prestiti personali destinati a coprire le spese legate ai viaggi sono particolarmente diffusi tra i più giovani, con quasi una richiesta su tre che fa capo a un under 30.
Anche l’età media di chi, nei primi tre mesi dell’anno, ha presentato domanda per questa tipologia di prestito supera di poco 37 anni.

È un valore estremamente basso se confrontato con l’età media di chi in Italia si rivolge a una società di credito, ovvero, 43 anni.
Quanto all’importo, la media delle richieste, da gennaio a marzo 2025, è stata pari a 5.719 euro.

Differenze di genere

Ancora molto importanti le differenze tra uomini e donne. A presentare domanda di finanziamento per questa finalità nella maggior parte dei casi è un uomo (72%), che in media punta a ottenere prestiti personali di importo pari a 5.909 euro, vale a dire il 13% in più rispetto a quanto chiesto dalle donne.

Sul fronte dei tassi, l’analisi di Facile.it ha rilevato come il Taeg medio disponibile online per un prestito personale sia sceso del 3% in un anno, passando dal 10,5% del primo trimestre 2024 al 10,17% del 2025.
Anche questo, probabilmente, ha favorito l’aumento delle richieste.

“Ricorrere al credito al consumo è un modo per pianificare le ‘uscite’ senza trovarsi in difficoltà”

“Nonostante il clima di grande incertezza che ha caratterizzato questi primi mesi del 2025, i tassi offerti oggi sono mediamente più vantaggiosi rispetto a un anno fa – spiegano gli esperti di Facile.it -. Questo permette di ricorrere a un prestito personale anche per spese che possono sembrare voluttuarie, come una vacanza, ma che non necessariamente devono essere eliminate dai programmi familiari, bensì gestite in maniera corretta. Ricorrere al credito al consumo – aggiungono gli esperti -, infatti, è spesso un ottimo modo per pianificare le nostre uscite senza trovarci in difficoltà in caso di imprevisti”.

Commercio estero: febbraio positivo per le esportazioni italiane

Le vendite all’estero da parte dell’Italia sono in decisa accelerazione. A dirlo sono i dati dell’Istat. Nel mese di febbraio 2025, il nostro Paese fa segnare un andamento favorevole sul fronte del commercio estero. Si registra infatti una crescita congiunturale delle esportazioni pari al +3,5%, superiore rispetto all’incremento delle importazioni, +1,7%. Questo andamento positivo riguarda sia i partner europei (+3,7%) sia quelli extraeuropei (+3,2%), a conferma della buona performance generale.

Guardando al trimestre dicembre 2024 – febbraio 2025, le esportazioni risultano in aumento del +4% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre l’import cresce del +3%.

Crescita in valore, ma volumi in calo

Su base annua, le esportazioni italiane crescono dello +0,8% in valore, ma diminuiscono del -4,3% in volume. Il dato evidenzia un possibile effetto legato ai prezzi o a un cambiamento nella composizione dei beni esportati. Le vendite verso l’Unione Europea sono in crescita del +3%, mentre quelle dirette verso i mercati extra-UE calano del -1,6%.

Le importazioni, al contrario, segnano un incremento tendenziale del +4,1% in valore, più marcato nei mercati extra-UE (+8,7%) rispetto all’area UE (+1%). In volume, però, si registra una flessione del -2,7%, a testimonianza di un aumento generalizzato dei prezzi d’acquisto.

Farmaceutica e trasporti guidano l’export

I settori che contribuiscono in modo più significativo alla crescita dell’export includono i prodotti farmaceutici e chimici (+31,2%) e i mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli (+9,6%). In calo invece comparti strategici come i prodotti petroliferi raffinati (-25,8%), macchinari e apparecchiature (-4,1%) e autoveicoli (-11,5%).

Dal punto di vista geografico, i contributi più positivi arrivano da Germania, Spagna, Svizzera, Regno Unito, Paesi Bassi e Paesi OPEC. Si registrano invece cali nei rapporti commerciali con Stati Uniti (-9,6%), Belgio, Turchia e Austria.

Saldo commerciale in attivo, ma pesano le importazioni energetiche

Il saldo commerciale di febbraio torna positivo, raggiungendo +4.466 milioni di euro, dopo il leggero disavanzo di gennaio. La crescita congiunturale dell’export si deve principalmente alle maggiori vendite di beni strumentali, tra cui prodotti della cantieristica navale. L’export cresce anche su base annua, trainato soprattutto dall’aumento delle vendite di prodotti farmaceutici e mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi.

Il deficit energetico, invece, si amplia (-5.000 milioni), complice il rincaro dei prezzi dell’energia. I prezzi all’import segnano un aumento dello +0,6% mensile e +2,2% annuo, sostenuti soprattutto dalla componente energetica.

e-commerce 2025: segnali di fiducia tra gli operatori, previsti nuovi investimenti

Dopo un anno difficile per l’e-commerce, le aspettative per il 2025 si orientano su un moderato ottimismo. I segnali raccolti a fine anno dal ‘Morale Barometer 2025’ condotto da Fevad in collaborazione con Netcomm indicano una ripartenza.
Tuttavia, solo il 24% degli intervistati in Italia descrive il proprio segmento come ‘in crescita’ (41% media europea), e la quota di ottimisti cala di 11 punti rispetto al 2024.

Il 48% delle aziende italiane si aspetta però di chiudere il 2025 in crescita, solo il 5% prevede un calo, e la fiducia è leggermente più bassa rispetto all’anno scorso (–7 punti). Segno che molti operatori mantengono un atteggiamento prudente.

Un motore occupazionale

Quanto alla redditività, il 52% degli e-tailer prevede un miglioramento dei margini. Questo, suggerisce una ritrovata attenzione all’efficienza interna e al controllo dei costi dopo un anno di pressioni economiche.

Dal punto di vista dell’occupazione, l’e-commerce italiano continua a giocare un ruolo positivo: nel 2024 il 44% delle aziende ha aumentato il personale, mentre il 17% lo ha ridotto. Per il 2025 le previsioni restano incoraggianti, con il saldo tra chi prevede nuove assunzioni e chi tagli di +17 punti.
Questo trend conferma la capacità del settore di generare lavoro anche in una fase di rallentamento, e rafforza il ruolo dell’e-commerce come comparto in grado di adattarsi rapidamente alle condizioni di mercato.

Nuove strategie e investimenti

Con il ritorno di un clima più favorevole, le aziende e-commerce italiane pianificano nuovi investimenti per il 2025, in particolare, su tre fronti strategici: espansione internazionale, sicurezza informatica e sostenibilità, innovazione tecnologica e marketing.
L’internazionalizzazione è uno dei driver più solidi della crescita, tanto che il 50% delle aziende italiane attive nel cross-border è presente in oltre 10 mercati esteri.

I mercati di riferimento restano Francia, Germania e Spagna. Ma per gli operatori stranieri l’Italia non compare ancora tra le prime tre mete di espansione.
Espandersi fuori dall’Europa richiederà nuove competenze, tecnologie e strategie ad hoc, ma potrebbe rappresentare il passo decisivo per colmare il gap competitivo con altri player continentali.
In ogni caso, nel prossimo biennio, il 75% delle aziende italiane si aspetta un’ulteriore crescita del fatturato cross-border. Solo l’8% prevede un calo.

GenAI: da trend emergente a strumento operativo

L’innovazione più dirompente dell’ultimo anno è senza dubbio l’AI generativa. Oggi quasi l’80% delle aziende e-commerce europee ha già integrato soluzioni basate su GenAI. In Italia l’adozione è cresciuta di +16 punti in un anno, pur restando inferiore a Francia e Germania.

La GenAI sta inoltre iniziando a influenzare l’intera catena del valore, dalla progettazione di prodotto al post-vendita. Le aziende valutano con attenzione costi, benefici e sostenibilità delle nuove tecnologie, evitando investimenti impulsivi. Anche il ridimensionamento dell’interesse per il metaverso o gli NFT è indicativo di maggiore concretezza. L’innovazione non è più fine a sé stessa, ma orientata al ritorno sull’investimento, e al miglioramento delle performance operative.